Ross Perot. Il sogno di comprare la Casa Bianca. Che s’avvera con Trump

La morte del magnate che sfidò Clinton e Bush padre nelle presidenziali del 1992 riporta alla ribalta la figura del riccone con ambizioni di potere politico che avrebbe avuto fortuna nei decenni seguenti, fino a essere pienamente realizzata dall'attuale presidente statunitense.
scritto da GUIDO MOLTEDO

Si può comprare la Casa Bianca? Domanda stravagante. Non per l’eccentrico texano Ross Perot, che in fondo non aveva tutti i torti a pensarlo. Considerando che il suo progetto, venticinque d’anni dopo, si sarebbe realizzato. Con l’elezione di un tycoon, un uomo d’affari straricco della sua stessa risma. Lui, una fortuna nel campo dell’elettronica, con Electronic Data System. Donald Trump con la speculazione immobiliare. La differenza? Perot s’era fatto da sé, Trump ha ereditato una fortuna sulla quale ne ha costruito una più grande. Il primo un filantropo, a modo suo un visionario. Il secondo, il presidente che conosciamo.

I superricchi americani hanno sempre investito massicciamente in politica e nelle presidenziali (come nelle elezioni locali e federali), senza mai davvero pensare a loro stessi per il ruolo di presidente. Le donazioni dovevano evidentemente condizionare la politica del candidato eletto una volta entrato alla Casa Bianca. E così è andato avanti fino alla fine degli anni Ottanta e inizi anni Novanta. Non solo in America. E allora che prende forma il progetto della “discesa in campo” di Silvio Berlusconi. In Francia, qualche anno dopo, Bernard Tapie entra in politica. E via via in altri paesi la moda del riccone con ambizioni di governo si fa strada. Thaksin Shinawatra avrebbe conquistato il governo a Bangkok. E Michael Bloomberg sarebbe diventato sindaco di New York. Tutti accomunati dall’idea ossessiva di governare la cosa pubblica con lo stile e lo spirito con cui si guida e gestisce un’azienda privata. Tutti uniti dal comune disprezzo per i politici di professione da cui dichiarare la massima distanza antropologica. Il fenomeno va di pari passo con il declino delle forme tradizionali della politica, un lungo processo che arriva ai giorni nostri dando la sensazione di travolgere quel che resta della politica così come l’abbiamo conosciuta.

Ross Perot, morto ieri all’età di 89 anni, è stato l’antesignano di questo processo, dimostrando, anche se non divenne presidente, che la sfida era possible. Non fu eletto nelle presidenziali del 1992, vinte da Bill Clinton e perse dal presidente uscente George H. Bush. Ma il suo risultato fu considerevole: in coppia con l’ammiraglio James Stockdale, ottenne 19,7 milioni di voti, il 18,9 per cento del voto popolare. Il dato più significativo per un terzo candidato nella storia della presidenziali americane. Se Bill Clinton vinse fu per merito di Ross Perot. Di questo fu convinto Bush, ma non analisti dei flussi elettorali che contestarono questo assunto. E forse è vero che la sua candidatura fu trasversale. Dall’esperienza di Ross Perot emerse anche questo dato – la trasversalità – che suggerì l’idea di riprovarci da parte di Donald Trump, in un contesto ovviamente molto diverso da quello degli anni ’90. Ma la lezione principale appresa da Trump è stata quella di non sfidare i due partiti, per quanto malconci, con una terza forza, come fece Ross Perot, e ripeté, in modo più strutturato anni dopo.

Trump, che pure era stato un donor soprattutto dei democratici e degli stessi Clinton, decise di candidarsi nel Partito repubblicano, che da anni versa in una crisi di idee, di leadership e di personalità. Una candidatura da indipendente, ma dentro un partito. Un outsider che “scala” dal di dentro l’establishment politico. Un antipolitico che sfida politici di professione dentro il loro perimetro. Un dentro fuori che è il tratto anche della sua presidenza. E che sta caratterizzando anche la sua campagna elettorale per la rielezione – in realtà mai smessa. E così, nonostante la sua permanenza alla Casa Bianca scommetterà sulla rielezione giocando di nuovo la carta dell’outsider. Se vincerà, sarà soprattutto per questo.

il manifesto

In apertura il fontomontaggio di un ideale endorsement di Trump da parte di Ross Perot per le presidenziali 2020, auspicato dal sito ultraconservatore libertynewsnow lo scorso febbraio

Ross Perot. Il sogno di comprare la Casa Bianca. Che s’avvera con Trump ultima modifica: 2019-07-10T15:19:16+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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