Evo sotto fuoco amico

Alla sinistra di Morales cresce il dissenso per la gestione del governo boliviano e alle prossime elezioni i suoi critici candidano un altro ex presidente
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

A settantasette anni Loyola Guzmán Lara fa ancora parlare di sé. L’ha fatto ieri con un breve video di ventotto secondi su youtube in cui dichiara con voce ferma di aver “lottato perché si costruisse una Bolivia con libertà, con giustizia, con rispetto dei diritti umani e dell’ambiente; per questo credo che, siccome non abbiamo raggiunto tutto questo fino ad ora, dobbiamo appoggiare e (io) appoggio la candidatura di Carlos Mesa”, il candidato di Comunidad Ciudadana (CC) alle prossime elezioni di ottobre che compariva al suo fianco. 

Loyola Guzmán è nota nel suo paese per aver appoggiato l’avventura di Ernesto Che Guevara che ha conosciuto nella zona di Ñancahuazú nel gennaio del 1967 dopo aver abbandonato gli studi di letteratura all’Universidad Mayor de San Andrés, venendo a sapere della sua morte mentre era ospite del carcere femminile di Obrajes. 

L’esperienza della guerriglia le ha segnato la vita, e dopo il tramonto definitivo del sogno del foco guerrillero boliviano, è diventata un’attivista politica contro le varie dittature che hanno governato il paese andino, tra cui quella del generale Hugo Banzer che le ha ucciso il marito Félix Melgar Antelo, come lei militante della sinistra.

Guzmán è stata l’unica boliviana ad aver fatto parte dell’Ejército de Liberación Nacional (Eln), il gruppo di militanti che hanno appoggiato lo sfortunato tentativo di Guevara. Successivamente ha fondato e diretto l’Asociación de Familiares de Detenidos y Desaparecidos (Asofamd) de Bolivia.

Icona delle lotte delle masse diseredate boliviane, ha fatto parte dell’assemblea costituente invitata dal Movimiento al Socialismo (MAS) tra il 2006 e il 2007, ma durante i lavori ha espresso posizioni critiche che l’hanno portata a votare “no” nel gennaio 2009 alla nuova costituzione politica dello stato, che sarebbe stata la base del successo e della longevità politica di Evo Morales.

Le perplessità e le critiche nei confronti di Evo non sono cosa nuova. Risalgono almeno al settembre del 2013 quando l’ex guerrigliera in un’intervista a La Razón confidò di aver seguito la sua carriera sindacale e di aver solidarizzato con lui quando ebbe a soffrire persecuzioni. Ma di aver poi capito che

[…] è cambiato, non sta portando quello che la gente e io stessa speravamo: agisce in modo autoritario. Ha avuto un momento molto favorevole per l’economia, però non è coerente con quello che dice. Il Paese continua a essere estrattivista e c’è un’attitudine di dipendenza dalla rendita. Ha assunto una rappresentazione indigenista nel mondo e in pratica non è così.

Da qui l’appoggio ora al sessantaseienne Carlos Mesa Gisbert, già presidente della Bolivia fino al giugno del 2005, quando ha deciso di lasciare prima del tempo, dopo solo due anni, nonostante la popolarità e il gradimento di cui godeva, mancando di un sostegno nel parlamento boliviano e soprattutto non potendo contare su una formazione politica propria su cui poggiare la sua azione che ha visto, tra le altre cose, l’indizione di un referendum grazie al quale lo stato boliviano ha potuto successivamente recuperare la proprietà sugli idrocarburi.

Carlos Mesa Gisbert e Evo Morales

Durante il suo mandato, Mesa ha anche avanzato la richiesta al Cile di accesso libero al Pacifico, perso in seguito alla guerra del 1879, e avviato alcune riforme costituzionali che hanno permesso la nascita dell’assemblea costituente che avrebbe in seguito partorito lo Stato Plurinazionale della Bolivia.

Dato in coda a Evo Morales nell’ultimo sondaggio disponibile, Mesa si presenta con il Frente Revolucionario de Izquierda (Fri), formazione nata nel 1978 dalla fusione di formazioni comuniste e trotzkiste. Potrebbe avere qualche chance nel caso Morales dovesse passare per un ballottaggio. L’appoggio che gli giunge ora da Loyola Guzmán, non nuova per altro a sostenere candidati poco in linea con il mainstream della sinistra boliviana, testimonia una certa delusione da parte dell’elettorato nei confronti di Evo, stanco della corruzione e preoccupato per la mancanza di ricambio nel maggior partito del paese.

Predominante al momento nei sondaggi, l’attuale presidente continua a sottrarsi a ogni confronto diretto con i suoi avversari, che muovono accuse al suo governo, durante il quale sono emersi scandali che hanno coinvolto dirigenti del Mas e che hanno relazione col narcotraffico. 

Lo stesso Carlos Mesa, in una recente conferenza stampa svoltasi a Sucre, citando il caso di Pedro Montenegro, il narcos più ricercato dalla polizia boliviana ora in carcere, la ghiottoneria con la quale i giornali locali hanno riempito per giorni le loro pagine, non ha esitato a collegarlo al governo del Mas. Una sensazione che in qualche misura pare corroborata dalla pubblicazione sui media di numerose foto in cui dirigenti del Mas appaiono assieme a narcos condannati o indagati, perfino in eventi legati alla campagna elettorale in corso. 

Evo Morales

Un’accusa che non risparmia lo stesso Evo Morales, fotografato assieme a Mayerling Castedo, militante del Mas accusata di narcotraffico, durante una manifestazione elettorale. Spingono per la tesi di una Bolivia narco-estado, come ha titolato più di qualche giornale nel paese, anche le vicende del colonnello René Sanabria, condannato a quattordici anni di galera a Miami come capo di un cartello internazionale di narcotrafficanti. Il miglior alunno della DEA, prima di essere beccato, che godeva di enorme prestigio nel suo paese.

E quello del generale Oscar Nina, ex comandante della polizia boliviana che, grazie ai suoi legami col narcotraffico, ha accumulato in poco tempo tre milioni di dollari. Entrambi processati e condannati per relazioni con il traffico di droga, il governo si sforza di incasellarli in un passato circoscritto e isolato. Mentre i titoli dei giornali dedicano sempre più attenzione agli sviluppi della coltivazione della coca, che è legale nel paese.

Spesso portando a conoscenza dell’opinione pubblica vicende che con la legalità hanno poco o nulla a che fare.

Evo sotto fuoco amico ultima modifica: 2019-07-11T23:04:02+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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