Mitsotakis. Tempi duri attendono i greci

Il padre, la sua famiglia, una delle dinastie dell’establishment politico e finanziario, il programma dettato dal Fondo monetario e dai poteri forti nazionali e internazionali. Chi è il nuovo primo ministro greco.
scritto da DIMITRI DELIOLANES

[ATENE]

Il nuovo premier greco ha 51 anni ed è rampollo di una dinastia politica non particolarmente amata. Il padre, Konstantinos Mitsotakis, è passato alla storia patria con il poco onorevole nomignolo dell’“apostata”. Nel 1965, da ministro nel governo centrista di Georgios Papandreou, aveva congiurato con il re Costantino per rovesciare il suo stesso governo e imporre un esecutivo nominato dal monarca. Per tre anni Mitsotakis e il monarca corrompevano deputati in serie al fine di creare una maggioranza di centrodestra, perché ritenevano i centristi troppo di sinistra. Era il primo passo verso il colpo di stato dei colonnelli del 1967.

Dopo la caduta del regime militare, Mitsotakis padre abbandonò il partito di Centro e si schierò apertamente con Nuova Democrazia, la destra ellenica. Riuscì a diventare premier nel 1990, con una maggioranza parlamentare di un solo seggio. E anche quello era stato ottenuto corrompendo l’unico deputato di un piccolo partito. Durò solo tre anni, finché Mitsotakis cadde in mezzo agli intrighi e alle pugnalate alle spalle.

Il problema che costò a Konstantinos Mitsotakis il governo era la dissoluzione della Jugoslavia e la nascita ai confini settentrionali del paese di un nuovo stato che si era denominato Macedonia, proprio come l’omonima regione greca. Il premier avrebbe voluto trovare un accomodamento con i vicini ex jugoslavi ma il suo ministro degli esteri Antonis Samaras aveva subito capito che questa era la sua grande occasione: scatenò un’ossessiva campagna diplomatica, rivendicando per la Grecia l’esclusività del nome storico di Macedonia e accusando i suoi colleghi di partito di “tradimento”.

Alla fine il governo perse la maggioranza, Samaras uscì da Nuova Democrazia e fondò il suo partito Primavera Politica, che durò poco meno di un decennio. Samaras rimase fuori dall’agone politico poiché il suo rimpatrio nelle fila di Nuova Democrazia era bloccato dalla sorella di Kyriakos, Dora Bakoyannis, ministra degli esteri nel decennio precedente, nel governo conservatore guidato da Kostas Karamanlis. Proprio quel governo che ha fatto arrivare il deficit a oltre il quindici per cento, aprendo la spaventosa crisi. Dora non usa il cognome paterno ma quello del primo marito Pavlos Bakoyannis ucciso dal gruppo terrorista 17 novembre nel 1989. 

Alla fine però Samaras non solo riuscì a tornare a Nuova Democrazia ma dopo la sconfitta della destra alle elezioni del 2009, sfidò proprio Dora per la leadership del partito. Il fatto che poi vinse le primarie la dice lunga sulla popolarità della dinastia Mitsotakis anche tra gli elettori conservatori.

Kyriakos Mitsotakis è quindi un principe ereditario. Unico maschio tra tre sorelle (le altre due non si occupano di politica), con studi a Harvard e brevissimi ma benissimo retribuiti lavori presso istituti finanziari internazionali. In parlamento dal 2004, attirerà l’attenzione dell’opinione pubblica quando si verranno a sapere le generose bustarelle che il gigante tedesco Siemens distribuiva ai governanti greci per parecchi decenni. Si scoprirà che la multinazionale aveva equipaggiato gratis l’ufficio elettorale del giovane e promettente deputato, ma anche che la villa di Mitsotakis all’isola di Tinos è proprio attaccata a quella del rappresentante della Siemens in Grecia Michail Christoforakos, accusato di corruzione ma miracolosamente scampato in Germania. 

Kyriakos Mitsotakis ha manifestato la sua profonda fede neoliberista negli anni che vanno dal 2012 al 2014, da ministro della Funzione pubblica del governo Samaras, quando si prodigherà nel licenziamento di 12.500 impiegati pubblici. Insieme con lui al governo un gruppo di deputati di estrema destra trasfughi dalla piccola formazione LAOS (“Coalizione Popolare Ortodossa”) rimasta fuori dal parlamento.

Dopo la sconfitta di Samaras da parte di Tsipras, nel gennaio del 2015, il più probabile successore a capo di Nuova Democrazia era il moderato ex ministro Evangelos Meimarakis, che aveva deciso di sostenere la svolta brutalmente imposta dagli europei al premier di sinistra. Mitsotakis non era d’accordo. Decise così di sfidarlo; e per farsi eleggere si mise d’accordo con il gruppo di ex ministri di estrema destra. Per ricambiarli, dopo aver ottentuto la presidenza, ha nominato Adonis Georgiadis, il più scalmanato del gruppo, vicepresidente del partito. Ora, dopo la vittoria elettorale, Georgiadis ha assunto il ministero dello sviluppo.

La sua leadeship nel partito della destra non è gradita alla sorella, che non ha mai smesso di mettergli i bastoni tra le ruote. Dora Bakoyannis è una politica moderata e non condivide le aperture del fratello verso l’estrema destra. Ma c’è anche un altro motivo di attrito. Il figlio di Dora, Kostas Bakoyannis, è stato appena eletto sindaco di Atene, primo passo per una brillante carriera politica. La madre ritiene giustamente che non tutta la dinastia può essere presente sulla scena politica e sarebbe opportuno che qualcuno si facesse da parte.

Lo scontro sotterraneo tra i due fratelli ha raggiunto l’apice l’anno scorso, con la firma dell’accordo tra Atene e Skopje sul nuovo nome della repubblica ex jugoslava, che è Macedonia del Nord. Già nella sua tesi di laurea, pubblicata solo nel 2006, il leader di Nuova Democrazia aveva teorizzato che la politica estera doveva essere sempre al servizio della politica interna. Seguendo quindi questa sua convinzione, scatenò contro il governo di Tsipras un’ondata incontrollabile di nazionalismo viscerale, trovandosi a fianco di gruppi non solo neofascisti e ultranazionalisti, ma anche monaci scismatici, fanatici vetero-calendaristi, e altre formazioni forse anche folkoloristiche ma spesso anche pericolose. I colpi erano rivolti a Tsipras ma anche Dora entrò nel mirino: proprio lei, da ministro degli Esteri, aveva elaborato la strategia che poi Tsipras portò a compimento. 

Mitsotakis è sposato con Mareva Grabowski, un’imprenditrice nel campo della moda: anche se la sua società, denominata Zeus+Dione, è costantemente in rosso, i suoi modellini ornano ormai tutte le presentatrici televisive del paese. La Grabowski ha messo nei guai il marito nel 2006 per non aver presentato certificazione del reddito, obbligatoria per tutti i membri del parlamento e i loro famigliari. La coppia si giustificò dicendo che in quel periodo il matrimonio attraversava un periodo di crisi e il tribunale archiviò il caso. Poco dopo la sentenza, il giornale domenicale Documento rivelò che la signora Mitsotakis aveva acquistato a Parigi l’immobile che fu abitazione del filosofo Voltaire ma anche altre proprietà immobiliari in Francia, senza citarle nella certificazione obbigatoria, quando la presunta “crisi matrimoniale” della coppia formalmente era finita. E le rivelazioni non finiscono qui.

Il nome di Mareva Grabowski in Mitsotakis è emerso nell’elenco di offshore rivelato dai Panama Papers. Lei ha risposto alle rivelazioni querelando il giornale e il suo direttore Kostas Vaxevanis, ma nel dicembre scorso i giudici hanno deciso di assolvere il giornalista poiché quanto pubblicato corrisponde al vero. Vaxevanis ha continuato a indagare e ha scoperto che una offshore panamese ha contribuito sia all’aumento di capitale della società della signora Mitsotakis sia a quello del giornale domenicale Proto Thema, un foglio popolare di estrema destra specializzato in fake news e teorie cospiratorie. Formalmente l’offshore appartiene a una nota famiglia imprenditoriale greca che però apparentemente non fa affari né con la first lady né con l’editore. Chi è dunque il misterioso finanziatore della consorte dell’allora aspirante premier greco? Mistero.

Nello scorso febbraio, l’eccessivo zelo invece del segretario dell’organizzazione di Nuova Democrazia nel Pireo ha rivelato un altro finanziatore, fonte di grave imbarazzo per il partito. Lo zelante dirigente locale ha avuto la geniale idea di ringraziare pubblicamente l’armatore Vangelis Marinakis per aver provveduto all’arredamento, all’affitto e alle spese degli uffici del partito nel Pireo.

Marinakis non è solo un potente armatore: è anche presidente della squadra di calcio dell’Olympiakos, consigliere comunale (molti dicono il vero sindaco) del Pireo e il maggior editore del paese, con un quotidiano, un giornale domenicale e una TV privata che trasmette in streaming in attesa delle frequenze. Marinakis è la personificazione di quello che in Italia si chiama “potere forte”.

Marinakis, per nulla imbarazzato, ha confermato la spesa ma ha aggiunto che era una tantum “in memoria del padre”. Lui però ha chiarito che vota altri partiti, mentre la sua passione rimane il calcio. Anche se non ha mai nascosto la sua aperta ostilità per il governo di Tsipras e dei suoi compagni, definiti “bugiardi patologici” che “hannno distrutto la patria”. Anche il giorno prima delle elezioni del 7 luglio Marinakis ha rivolto via Facebook un proclama ai suoi seguaci dai toni fortemente nazionalistici.

Dopo la gaffe del suo segretario di sezione, Mitsotakis si è affrettato a dichiarare di non conoscere l’armatore. Ci ha pensato la sorella Dora a smentirlo nell’aula del parlamento:

Dite che siamo amici con Marinakis? No, siamo molto di più: siamo compari d’anello, lui mi ha fatto da testimone di nozze e io ho battezzato suo figlio. 

C’è un motivo però per cui Marinakis crea imbarazzo. L’armatore è attualmente sotto processo con l’accusa di essere il proprietario di una nave, la Noor 1, che nel 2014 è stata sorpresa al porto di Eleusi con 2,1 tonnellate di eroina nella stiva. Il caso è di quelli che scottano, se non altro per il fatto che ben otto testimoni chiave sono morti in circostanze misteriose. Un giudice ha ricevuto un pacco bomba e altri tre hanno chiesto di essere esonerati. Un processo difficile, che i governi precedenti hanno faticato non poco a portare avanti. Ci vorrebbe un libro per descrivere tutti i particolari e mostrare quanto sia preoccupante la penetrazione del narcotraffico nell’economia, e forse anche negli ambineti politici della Grecia. 

Questo è il ritratto del nuovo primo ministro greco. Un principe ereditario preparato fin dall’infanzia a prendere in mano il capitale politico del padre, sgomitando con la sorella. Un politico dall’inglese fluente e dal portamento impeccabile, ma dall’evidente mediocrità, che non ha mai lavorato, non dispone di grandi capacità né di idee originali, costantemente al servizio dei potenti, sostenuto con finanziamenti opachi e circondato da amici pericolosi. Si comporta come fosse il legittimo proprietario del potere politico e riceve compiaciuto il plauso corale del sistema informativo del paese, il cui asse è costituito dalle emittenti televisive private, tutte in mano all’oligarchia conservatrice. Il suo programma politico sembra dettato dal FMI: abbassare stipendi e contributi, imporre la settimana lavorativa di sette giorni, ridiscutere le otto ore, evitare i controlli del ministero del lavoro e privatizzare tutto quello che si è salvato. Tempi difficili attendono i greci, anche se loro non lo sanno.

Mitsotakis. Tempi duri attendono i greci ultima modifica: 2019-07-11T09:59:53+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

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