Se la movida dei turisti toglie la VIDA ai veneziani

San Giacomo era popolato da bambini e animato da giochi. Nel tempo, come piovre marine, gli esercenti hanno occupato ogni spazio. E quando la Regione Veneto ha deciso di vendere un immobile storico del campo, La VIDA, l’edificio è diventato baluardo e simbolo di lotta per chi crede in una Venezia “normale”.
scritto da MAURIZIO CROVATO ROCCO FIANO
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L’aggressione dei centri storici a discapito della vita “normale” dei residenti, è un dramma comune a tantissime città europee, da Praga a Barcellona, da Montpellier a Danzica. Dovunque il turismo di massa ed escursionistico ha stravolto  le città storiche, trasformato migliaia di appartamenti antichi in b&b. Computer e prenotazioni web hanno reso semplicissimi alloggiamenti prima complessi. Con uno smart-phone entri direttamente nelle stanze di casa e controlli il bagno e le camere.

Non serve scomodare il filosofo Emanuele Severino, che a Venezia ha abitato tanti anni, per affermare che

Le nuove tecnologie sono come Lucifero. Un dominio che se l’uomo non sarà in grado di compiere le scelte giuste potrebbe rivelarsi catastrofico.

Una catastrofe per Venezia lo è già. Quasi la metà dei quarantamila appartamenti del centro storico, ridotta a 52mila residenti, è utilizzata come affittanze turistiche e b&b. Una differenza tra affitti e appartamenti con colazione solo per il diritto. Nella sostanza il risultato è lo stesso. Le case di residenza primaria non sono più per i veneziani ma per i “foresti”. Un privato può affittare tranquillamente il suo appartamento per un anno, un mese, una settimana, un giorno.

Conseguenza: lo snaturamento della vita cittadina, la vita di chi vive il quartiere, i suoi mercati, le piazze, i negozi. Venezia dunque è scomparsa, senza affondare. Il capitale umano è l’essenza della Civitas. Un residente in rapporto a cinquecento non-residenti che calpestano lo stesso suolo è una violenza continua. Oltre venti milioni di turisti che almeno trenta giorni all’anno fanno scoppiare gli accessi all’urbe. I veneziani lo sanno: a Carnevale o nelle feste comandate non si esce da casa oppure si va in vacanza. L’aspetto più buffo si può riscontrare al mercato del pesce di Rialto ogni giorno. Davanti ad un residente che tenta di comprare le seppie per un risotto, decine di fotografi intralciano i banchi. Tanto che un pescivendolo si è visto costretto ad affiggere un cartello: una foto, un euro!

L’aspetto meno buffo: il proliferare di bar, ristoranti e plateatici a discapito della vita quotidiana. Solo in Campo Santa Margherita, un tempo popolare e vissuto dai veneziani, esistono venticinque esercizi. Di fatto uno dei luoghi della movida studentesca. In campo il residente è diventato più raro di una mosca bianca. Ecco perché un altro sito popolare veneziano, San Giacomo dell’Orio, è diventato un simbolo della Venezia degenere.

San Giacomo era il campo da gioco per i bambini veneziani, attorno ci sono diverse scuole. Un po’ alla volta una decina di bar e ristoranti con diritto di plateatico, ha fatto diventare difficile se non complicato il diritto al gioco del bambino superstite lagunare. Come piovre marine gli esercenti hanno occupato ogni spazio. Il Comune è intervenuto con i cosiddetti “pianini” dichiarando la zona “rossa”, ovvero satura, e destinando spazi ludici per i ragazzi.

Due anni fa la Regione Veneto decide, però, di vendere un immobile storico, “La VIDA”, e proprio in campo San Giacomo, un tempo ristorante popolare famoso per il baccalà, a un privato. La Regione nel 1994 aveva rinunciato alla licenza per creare lo spazio sociale dei propri dipendenti.

Nel tempo la “VIDA” era diventata anche un luogo storico per la cultura veneziana: la prima sede dell’Arcigay. Il Piano regolatore per la città antica ha classificato questo immobile come SU (Unità edilizia speciale pre-ottocentesca a struttura unitaria), prevedendo come destinazione urbanistica quella museale e culturale.

Due anni fa l’immobile viene quindi ceduto per quasi un milione di euro (non male per una spazio di oltre 200 mq.) assicurando l’acquirente di un certo possibile uso gastronomico. “Ristorante era prima, ristorante lo sarà poi”. Questo lo spirito. Il Comune nicchia. I suoi dirigenti assicurano: non è previsto, salvo deroga dei piani in Consiglio comunale. Operazione molto complicata, se non impossibile.

La VIDA o morte, è diventato un baluardo per chi crede in una Venezia “normale”. Il neo proprietario ostenta sicurezza e chiede agli uffici comunali una ristrutturazione igienico sanitaria. Singolare per un piano terra con destinazione culturale/museale. Creazione di fossa settica, servizi per 74 posti dentro e 96 fuori, ovvero ristorante. Come fa ad essere così sicuro l’acquirente? Il Comitato de “La VIDA” formato da centinaia di residenti, aveva già occupato l’immobile e la lotta dura ormai da diversi anni. Era diventato uno spazio sperimentale-creativo per i bambini. Una scommessa nella città di Fata Morgana, a dirla con il poeta Diego Valeri. Ma le ragioni del diritto e della proprietà avevano vinto e portato alla chiusura e a conseguenze giudiziarie. Ora la VIDA diventa un luogo simbolo per la città. Chi vincerà? Il Lucifero paventato da Emanuele Severino, oppure l’angelo che controlla dall’alto del campanile di San Marco?

MAURIZIO CROVATO, consigliere comunale della Lista Fucsia, è stato caporedattore di Rai International, conduttore e inviato di guerra del Tg2. Con il gemello Giorgio ha scritto diversi libri di storia veneziana.
ROCCO FIANO, consigliere comunale di minoranza per la Lista Casson, è stato dirigente scolastico nel più prestigioso e antico liceo classico di Venezia, Marco Foscarini. Ha anche fondato il primo liceo europeo e avviato la prima convenzione didattica tra scuole cinesi e italiane con il progetto internazionale “Il Milione”.

Foto di Mario Santi

Se la movida dei turisti toglie la VIDA ai veneziani ultima modifica: 2019-07-15T19:11:59+02:00 da MAURIZIO CROVATO ROCCO FIANO

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