Ronda di notte, un restauro dal forte valore simbolico

L’intervento sul dipinto di Rembrandt, videotrasmesso via web in tutte le sue fasi, suggerisce che l’Europa e il mondo dispongono di aree che, per la loro importanza coesiva, vanno liberate dalle regole del profitto per essere spazi di attività utili alla comunità proprio per la loro capacità di costruire uno spirito collettivo sempre più necessario.
scritto da FRANCO AVICOLLI

Il panorama politico che offrono l’Italia e l’Europa è decisamente sconfortante per l’assenza di decisioni sui grandi temi globali e per l’atteggiamento irrispettoso della politica verso le istituzioni. Difatti, nessuno prende decisioni sul problema ambientale e climatico e la questione migratoria, che nasce dalla fame e dalle guerre, rimane sullo sfondo come fosse un problema contingente e non strutturale. A fronte di tali gravissime questioni, il comportamento di chi gestisce la cosa pubblica è sempre più chiaramente in grave contrasto con i principi fissati dalla Costituzione sui quali ministri e parlamentari vengono chiamati a giurare, e la cosa ridicolizza il rapporto di fiducia tra governanti e cittadini. Pare che l’unica regola valida sia vincere sul nemico vero, inventato o esagerato.

Non si legge, né si sente di partiti che facciano qualcosa in cui credono, ma in genere di sbeffeggiamenti su quello che fanno gli altri, dando la sensazione che nessuno sia in grado di proporsi in positivo, ma solo contro. Potrebbe essere il segno di una società che si va strutturando sul conflitto permanente, dove ogni giorno è un’altra storia, dove basta negare una qualsiasi verità, d’altra parte divenuta strumentale. Qualche sussulto di civiltà è fin troppo timido per riuscire a farsi spazio in questa atmosfera da “si salvi chi può” o “spari chi ha le munizioni”, perché alla fin fine ciò che trova consenso è la risolutezza contro il nemico che, ovviamente, viene dall’esterno o è diverso. È d’obbligo il pessimismo, ma la speranza non vuole morire e registra apprezzamento per Di Maio quando afferma che la politica non deve cercare consensi, ma il bene collettivo del paese. Ed è una novità che è auspicabile trovi seguaci nell’avvilente prassi della costruzione di gruppi e clientele da basso impero.

E tuttavia bisogna avere coscienza che l’interesse di parte mal si concilia con quello generale e che qualsiasi buona riforma e anche il minimo cambiamento non possono trovare cittadinanza nella prospettiva cagnesca del ministro dell’interno Salvini. Le riforme si realizzano davvero se l’obiettivo è la pace sociale, che si consegue con uno Stato che coinvolge i cittadini nelle vere e grandi problematiche del nostro tempo e non in un praticismo di giornata che punta a facili consensi. Salvini semplifica il fenomeno storico delle migrazioni che non è solo mediterraneo ed europeo, ma anche asiatico e americano, cioè globale, riducendolo a un problema di norme e di muscoli, ovviando sulla questione dei cinque miliardi di persone che vivono nell’indigenza e senza speranza.

Secondo l’ONU, nel 2018 ha sofferto la fame quasi un miliardo di persone. La Caritas italiana ricorda che nel 2017 erano in corso nel mondo 378 conflitti 20 dei quali coinvolgevano quindici paesi ed erano guerre a elevata intensità. Com’è possibile controllare un fenomeno di tale portata senza capirne il perché e prendere le decisioni adeguate? In nome di un problema vero, che però trasforma in pericolo, il ministro dell’interno lancia i suoi proclami con lo stesso cipiglio con cui nega l’evidenza di interessi di parte illegittimamente soddisfatti e restati impuniti, di presenze e trattative imbarazzanti, e ostenta un comportamento che mal s’addice a un uomo di stato che ha giurato lealtà e fedeltà alla Costituzione. E ciò rappresenta un grave pericolo per l’Italia, si tratti di fascismo o no. Ed è altrettanto grave lasciare che il paese si vada incolonnando dietro il piffero magico di un imbonitore che dà ai problemi sociali un nome che suona di menzogna. L’assenza di una posizione chiara rispetto a questo problema, dà la sensazione che si stia giocando allo sfascio in attesa di presentarsi alla fine come i salvatori della patria, con i pop corn o senza.

Credo perciò che la situazione sia molto grave e che il problema non sia rifondare una sinistra con generici proclami di unione, ma su questioni fondamentali di portata globale, che richiedono scelte locali capaci di innalzare il livello, oggi scadente, della politica.

Su questo piano la “mutazione antropologica” paventata da Cacciari non aiuta a fare chiarezza perché non distingue.

Siamo in presenza di una degenerazione della politica in una società dominata dalla tecnica a sua volta determinata dalla finanza. Non è possibile affrontarla con il “menopeggismo” che suggerisce di votare turandosi il naso per un partito che, fra l’altro, continua a non fare quello che gli si suggerisce.

La deriva è prodotta dalla politica e dalla disinvoltura con la quale essa tratta le questioni. Il popolo ha bisogno di una chiarezza, che può venire dal mondo culturale e del lavoro, sulle questioni di fondo che riguardano l’ambiente e il clima, la miseria e le guerre, la costruzione dell’Europa e la pace: tutti temi in opposizione alla cultura della rendita che è la base su cui si è formata la sinistra. E fare chiarezza significa perciò che il TAV non si deve fare perché è in contrasto con i problemi ambientali e climatici e che per la stessa ragione le grandi navi non devono entrare a Venezia. Punto. Significa disporre di strumenti per condannare – dico condannare – chi fa opere pubbliche fasulle, cioè i tecnici, significa richiamare la scuola e le università a formare dei cittadini e non dei semplici professionisti, significa curare i principi fondamentali che sono alla base della politica che è l’arte del governo e si occupa della costruzione della comunità, della cura della pietas, il bosone di Higgs in chiave sociale e comunitaria. 

Nel panorama sconfortante che non annuncia le grandi praterie aperte al tempo, ma scenari alla Borodino, dove il grande Tolstoj non ha mancato però di inserire la pietas con l’incontro tra Kutuzov e il giovane Bolkonskij alla vigilia della battaglia, mi piace ricordare che il Rijksmuseum di Amsterdam s’accinge a restaurare la straordinaria opera di Rembrandt Ronda di notte. [operationnightwatch su istagram.]

L’intervento è videotrasmesso e chiunque lo può seguire sul web. Come è noto il dipinto è stato più volte danneggiato ed è sempre riuscito a superare i danni ai quali anche questa operazione vuole rimediare. L’opera esprime tutta la grandezza del suo autore in un gioco in cui il movimento, accentuato dai chiari e scuri anche marcati dall’immagine della bambina e dell’aiutante di Cocq, esprime un disordine che si ricompone poi nel gesto aggraziato e deciso della mano del capitano che invita la truppa a riprendere posizione per svolgere un’azione di grande valore per la comunità.

Mi piace sottolineare il valore simbolico dell’opera e pensare che possa essere buon suggerimento. E, insieme, credere che il restauro e tutto l’apparato costruito per renderlo fruibile a un pubblico non professionale abbiano un senso e possano indicare che l’Europa e il mondo dispongono di aree che, per la loro importanza coesiva, vanno liberate dalle regole del profitto per essere spazi di attività utili alla comunità proprio per la loro capacità di costruire uno spirito collettivo sempre più necessario. E posso anche pensare, allora, alle grandi praterie che potrebbero aprire al tempo le città storiche se facessero ognuna qualcosa di simile su ciò che le caratterizza, coinvolgendo la popolazione e le competenze culturali, artistiche e artigianali a diventare parte di quel processo con regole utili a evidenziare le appartenenze e i valori comuni di riconoscimento.

Ronda di notte, un restauro dal forte valore simbolico ultima modifica: 2019-07-17T11:20:26+02:00 da FRANCO AVICOLLI

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