Morire per un libro. La storia di Ciro Principessa

Il libro di Giulio Marcon racconta la commovente vicenda del giovane comunista ucciso da un neofascista nella Tor Pignattara degli anni Settanta.
scritto da NUCCIO IOVENE

Mentre in tutta Italia riemerge un’inquietante presenza di organizzazioni neofasciste e di estrema destra, si moltiplicano atti di violenza e addirittura la polizia scopre un vero e proprio arsenale di guerra, con tanto di missile aria-aria, nelle disponibilità di alcune di queste, e puntuale torna il dibattito sulla loro reale pericolosità (dei fascisti, non delle armi), un libro ci riporta a quarant’anni fa, a quando tanti giovani della sinistra furono uccisi da esponenti della destra estrema ed il paese fu risucchiato in un clima di violenza e terrore.

A scriverlo è stato Giulio Marcon, a pubblicarlo Stampa Alternativa, il titolo Morire per un libro. Ciro Principessa, una storia proletaria.

A Roma, nella sezione del Pci di Tor Pignattara, il 19 aprile 1979, un giovane neofascista entra con il pretesto di chiedere un libro in prestito dalla biblioteca popolare allestita presso la sezione e alla richiesta di un documento d’identità lo sottrae con la forza e fugge. Inseguito da un giovane compagno della sezione che prova a riprendere il libro, il fascista estrae il coltello, si gira e lo colpisce a morte. Quel giovane era Ciro Principessa, abitava alla Certosa, quartiere lì nei pressi, e aveva solo 23 anni.

Il suo assassino si chiamava Claudio Minetti, frequentava i fascisti di piazza Tuscolo e Acca Larentia e proveniva da una famiglia ultrafascista, il suo patrigno era Stefano delle Chiaie, uno dei protagonisti degli anni della “strategia della tensione”, dalla strage di piazza Fontana a Milano a quella della stazione di Bologna, e aveva solo qualche anno in più rispetto alla sua vittima.

Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci, deputato nella XVII legislatura nelle fila di Sel, e animatore di tante iniziative di movimento, nel ricostruire questa storia ci prende per mano e ci riporta indietro nel tempo, in giro per la Roma dell’epoca, e lo fa dando voce agli amici e compagni di Ciro, che con lui condivisero quegli anni straordinari e terribili, e a tanti testimoni, diretti e indiretti, di allora.

Anni terribili, quelli che dalla strategia della tensione sfociarono negli anni di piombo, lasciando dietro di loro una lunga scia di sangue. Marcon ne riporta i dati, le cifre impressionanti: “Dal 1969 fino ai primi anni Ottanta” scrive “ci furono più di 7.800 attentati, 4.900 episodi di violenza e complessivamente le vittime furono 378”. Ma furono anche anni straordinari.

Ciro non proveniva da una famiglia comunista, da ragazzo aveva avuto problemi con “la legge” che come sempre, nei confronti di quelli come lui, si era mostrata inclemente e sproporzionata, e però viene conquistato dalla passione politica, che forte spirava a quei tempi. Diventa comunista, partecipa alle attività della sua sezione e alle tante manifestazioni che costellavano l’Italia, con la speranza di cambiare la società.

Ciro Principessa

Va avanti e indietro nel tempo Giulio Marcon, confronta la Tor Pignattara di allora con quella di oggi, i locali che si frequentavano all’epoca e quelli che li hanno via via sostituiti, e anche quelli sopravvissuti al passare degli anni. Ci si ritrova così nella Roma di Argan e Petroselli, delle borgate e di Pasolini, dei fascisti e della sinistra vecchia e nuova, e sullo sfondo l’Italia, quella dell’omicidio di un altro giovane comunista, Benedetto Petrone, a Bari nel 1977 da parte dei fascisti, e di Guido Rossa, operaio e sindacalista, a Genova dalle Brigate Rosse.

La vicenda di Ciro, che merita in sé di essere raccontata e conosciuta, ci aiuta a capire meglio l’Italia di quegli anni, le forze che volevano cambiarla e quelle che a tutti i costi a questo cambiamento si opponevano. I partiti di allora erano vere e proprie comunità. Ci si incontrava quasi tutte le sere, si discuteva, si era punto di riferimento del proprio territorio, e ci si sentiva partecipi di un movimento ancora più grande.

Ai funerali di Ciro, il 24 aprile del 1979, parteciparono per il Pci e la Fgci Enrico Berlinguer e Paolo Bufalini, Massimo D’Alema e Carlo Leoni insieme a decine di migliaia di persone da tutta Roma. Gianni Rodari su Paese Sera, qualche giorno prima, aveva scritto in un editoriale “sono i fascisti di sempre che mostrano la barbara faccia della violenza”.

Enrico Berlinguer ai funerali di Ciro Principessa

Non a caso già allora, di fronte al proliferare di organizzazioni fiancheggiatrici ed estremistiche del vecchio Msi come Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, si procedette allo scioglimento per “ricostituzione del disciolto partito fascista”, argomento tornato purtroppo d’attualità in questi ultimi mesi, a dimostrazione di come avesse ancora una volta ragione Gianni Rodari.

Ciro, con i suoi sogni e i suoi errori, con la sua gioventù allegra e al tempo stesso impegnata, ci commuove e ci fa riflettere sugli anni che abbiamo vissuto, sulle vicende che abbiamo attraversato, sui compagni che abbiamo perduto, sulle occasioni che abbiamo mancato.

Morire per un libro. La storia di Ciro Principessa ultima modifica: 2019-07-18T10:16:15+01:00 da NUCCIO IOVENE

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