Carlo Nordio. La scalata del Colle

L’ex-magistrato scrive in bella copia le sparate tweet di Salvini. Un’intesa perfetta che sembra fatta apposta per tradursi in candidatura per la successione a Mattarella. E sull’altro versante - in uno scenario di cambio di maggioranza e d’accordo M5S e Pd - prende quota l’ipotesi Cacciari.
scritto da GUIDO MOLTEDO

Il presidente della giuria dei letterati del Premio Campiello è, ovviamente, persona di raffinata cultura. Ma ha la debolezza umana di farlo pesare al lettore dei suoi testi. Immancabilmente punteggiati, sovente nell’incipit o nella chiusa, da citazioni dotte, con preferenza per quelle venate d’ironia, alcune, per la verità, non proprio all’insegna della signorilità che ci s’aspetterebbe da lui. Personaggi di rilievo della storia come Churchill e Clemenceau sono scomodati per essere accostati alle vicende non esaltanti della nostra politica.

Su Gazzettino, Messaggero e Mattino di Napoli – i quotidiani di Caltagirone – il presidente del prestigioso premio letterario ed ex-procuratore aggiunto di Venezia scrive con una certa frequenza. Spesso è interpellato dal Giornale, da Libero, dalla Verità e dal Tg 2.

Con i suoi articoli e interventi, Carlo Nordio mette in bella copia quel che Matteo Salvini spara con i suoi tweet. L’ex-giudice e il ministro vanno a braccetto, di conserva, nella stessa direzione. La sintonia è autentica e totale, tra il settantaduenne trevigiano e il quarantaseienne milanese. Che si tratti della Diciotti. O della Sea Watch. Della vicenda di Armando Siri. Di Carola Rackete o del cardinale Konrad Krajewski o di Mimmo Lucano.

Le dimissioni di Siri? Una mostruosità. Il fascismo alle porte? Una balla colossale. I porti chiusi? Un merito che non è di Salvini: lui sta solo seguendo la linea di Napolitano del 1998. Se Salvini attacca l’elemosiniere del papa che aiuta fattivamente i poveri cristi a cui stata staccata la luce (“Chi paga le bollette è un fesso?”) Nordio argomenta che dare a Cesare quel che di Cesare è l’unica garanzia di legalità e che il buonismo stile Mimmo Lucano viola “gli argini della legalità”. C’è da contrastare Laura Bodrini in tv? Chi meglio di Nordio?

Laura Boldrini e Carlo Nordio

Nordio difende il ministro sul caso Diciotti, anche suggerendogli la linea di condotta – politicizzare il caso ed estendere la responsabilità all’intero governo – per scongiurare il rischio di finire nella trappola degli inquirenti. Esalta il capo leghista nello scontro con Carola – “mentre sembrava impantanato in una situazione senza uscita, Salvini ha trionfato su tutta la linea” – e arriva a elogiarne anche la linea in materia di garantismo. Con una spettacolare acrobazia dialettica sostiene che

[…] benché la Lega abbia lontane origini forcaiole si deve ammettere che si è evoluta in senso liberale. Mantiene ancora, è vero, una sorta di feticistica tendenza alla creazione di nuovi reati, all’inasprimento delle pene e all’enfatizzazione della galera. Nondimeno l’evoluzione di Salvini verso un processo più garantista si è manifestata in alcune sue pronunce recenti.

Se necessario, sfodera e ostenta tutta la sua sapienza giuridica e culturale per smontare la sinistra che accosta Carola ad Antigone, scrivendo un saggio breve sulla figura femminile creata da Sofocle e diventata emblema della giustizia giusta.

Salvini ricambia appena può le esternazioni empatiche dell’ex-magistrato, anche con affermazioni comicamente paradossali:

Sogno una magistratura che si liberi dalle dichiarazioni politiche e torni a essere un potere davvero libero. Se tutti i magistrati fossero come Carlo Nordio ci sarebbero meno problemi.

Nordio non fa dunque “dichiarazioni politiche”, sarebbe pertanto ingiusto attribuirgli, come ci accingiamo a fare, intenzioni politiche, secondo quanto si può apprendere negli stessi ambienti leghisti. Infatti non sono banali intenzioni. Sono grandi ambizioni.

Carlo Nordio e Matteo Salvini

La Lega di Salvini non ha intellettuali di riferimento che diano un minimo di dignità culturale, per non dire etica, alle esternazioni del capo. Ha pochi e cattivi rapporti con i magistrati, essendo per di più in coalizione con una forza politica, i Cinque Stelle, notoriamente “manettara”, che ha invece relazioni ottime con i settori della magistratura più inclini a intervenire nelle vicende della politica. Un’asimmetria evidente che è una delle ragioni della tenuta del contratto gialloverde.

Nordio è un intellettuale ed è uno stimato magistrato. Un magistrato garantista. Il rapporto con Salvini è improntato a un idem sentire. Basato prevalentemente sull’avversione condivisa nei confronti della sinistra e della cultura di sinistra. L’unica personalità di un certo livello che abiti nel nuovo edificio leghista, affollato di personaggi, politici e giornalisti, che menano vanto della loro allergia alla cultura.

Non ci sono “scambi” politici. Nordio avrebbe potuto diventare ministro di giustizia, ma quel posto era stato prenotato dal Movimento Cinque Stelle.

Si è parlato, qualche tempo fa, della sua possibile candidatura a sindaco di Venezia, il prossimo anno, un nome fatto circolare dai leghisti locali sempre più insofferenti verso il sindaco Luigi Brugnaro, che li ignora bellamente dopo aver fatto incetta dei loro voti.

Troppo rischioso. Chi sfiderebbe un sindaco in carica che si ricandida, per giunta del tuo stesso campo politico?

Soprattutto è veramente troppo poco, una simile offerta. Nordio, e con lui Salvini, punta a molto più in alto. Al colle più alto di Roma.

Quando tra un paio d’anni scadrà il mandato di Sergio Mattarella e si voterà per il successore, la Lega sarà pronta con un suo candidato d’indiscutibile alto profilo. Di destra certo, ma anche autore con Giuliano Pisapia di un libro a quattro mani In attesa di giustizia. Dialogo sulle riforme possibili. Di destra certo, ma uomo di mondo, culturalmente e socialmente trasversale. Di destra certo, ma un giudice che indagò sulle Coop rosse, nell’epoca di Mani pulite, senza però arrivare fino ai vertici del Pci-Pds.

Una candidatura forte, sia che la Lega arrivi all’appuntamento avendo rotto l’attuale coalizione di governo ed essendo andata di fronte agli elettori sia che ci arrivi avendo tenuto in vita il governo attuale. Una candidatura forte non solo perché fortemente voluta da Salvini ma anche perché altre altrettanto forti e capaci di passare, non se ne vedono all’orizzonte.

Sconfinando nella fantapolitica, ma non troppo “fanta”, si prospetta un’altra candidatura veneziana, sul lato opposto. Quella di Massimo Cacciari. Sostenitore tra i più strenui di un’intesa tra Pd e Cinque Stelle, immagina Venezia come possibile laboratorio di un simile accordo. In uno scenario nel quale si profilasse davvero una nuova maggioranza Pd-Cinque stelle, seguita alla rottura di quella attuale, l’ipotesi del filosofo veneziano diventerebbe un’ipotesi pienamente politica e politicamente congrua.

Dunque, un match tutto veneziano per il Quirinale?

Carlo Nordio. La scalata del Colle ultima modifica: 2019-07-22T20:02:14+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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1 commento

Carlo Nordio. La scalata del Colle – hookii 23 Luglio 2019 a 12:21

[…] L’articolo continua su Ytali. […]

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