Sánchez gioca al rialzo ed esce sconfitto

Il leader socialista sembra aver fatto di tutto per non diventare presidente. Dopo mesi di non trattativa, diktat, aperture agli avversari e chiusura all’unico possibile alleato, la Spagna è ora davanti alla concreta possibilità di un ritorno al voto a novembre
scritto da ETTORE SINISCALCHI
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In un teatro dell’assurdo Pedro Sánchez sembra aver fatto di tutto per non diventare presidente. Dopo mesi di non trattativa, diktat, aperture agli avversari e chiusura all’unico possibile alleato, la Spagna è ora davanti alla concreta possibilità di un ritorno al voto a novembre. Sarebbe la quarta volta in due anni. Un grave colpo al rapporto tra cittadinanza e politica che, gravemente compromesso come in molte democrazie rappresentative europee, sembrava aver avuto un’iniezione di fiducia proprio con la sua battaglia nel Psoe e nel Paese, testimoniato dall’alta affluenza alle ultime elezioni.

Sánchez non ha voluto un governo di coalizione, non ha voluto neanche il governo di minoranza, per fare cosa?

Forse un segnale sta nell’apertura del discorso di lunedì, all’inizio della sessione di investitura, con quella proposta di riforma dell’articolo 99 della Costituzione che regola l’investitura del capo del governo rivolta al Partido popular.

Invece del governo del cambio, Pedro Sánchez vuole un accordo coi popolari per rinnovare un bipartitismo che gli spagnoli hanno, in questa fase, bocciato? 

In teoria, c’è tempo fino al 23 settembre per riprendere il filo della costruzione di un governo delle sinistre. In pratica, costruire sulle macerie pare impossibile. Perché questa settimana ha dimostrato che la questione non era la divisione dei ministeri, il livello di partecipazione di Unidas Podemos all’esecutivo, ma la volontà.

Il Psoe di Sánchez è in testa alle intenzioni di voto in tutti i sondaggi. Un patrimonio ricostruito dal segretario grazie alla sua lotta per la sopravvivenza nel partito e alla sconfitta dei baroni, nell’evocazione di un governo del cambiamento che unisse le sinistre per governare e iniziare le riforme necessarie a affrontare la crisi della Spagna delle Autonomie.

La condotta di questi giorni rischia di dilapidare questo patrimonio di fiducia che Sánchez era riuscito a ricostruire. E a riproporre agli elettori di sinistra, la maggioranza nel Paese, una domanda che già si erano posti: da che parte sta il Psoe; e a cosa serve?

Sánchez gioca al rialzo ed esce sconfitto ultima modifica: 2019-07-25T19:20:32+02:00 da ETTORE SINISCALCHI

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