McDonald’s. La polpetta di algoritmi

Il gigante del fast food investe massicciamente nell’utilizzo dei big data per prevedere i comportamenti dei clienti, migliorare l’offerta e aumentare l’efficienza dell’azienda: una novità assoluta per il settore. E altre grandi catene del cibo sono sulla stessa scia.
scritto da MARCO MICHIELI

pubblicato il 28 aprile 2019

McDonald’s ha acquistato per trecento milioni di dollari Dynamic Yield Ltd, una startup israeliana che usa l’intelligenza artificiale per fornire ai clienti delle esperienze personalizzate. Per il colosso del fast food si tratta della più grande acquisizione degli ultimi vent’anni. Un investimento che pone McDonald’s in testa alle aziende del settore dove l’integrazione di tecnologia decisionale e dell’esperienza del cliente presso punti vendita fisici diventa sempre più una necessità per battere i concorrenti.

L’idea dell’azienda americana è abbastanza semplice. McDonald’s serve circa sessantotto milioni di clienti ogni giorno nel mondo. Molti tra questi usufruiscono del fast food senza scendere dalla macchina, grazie ai punti vendita drive-thru che consentono ai clienti di acquistare un burger o altro, senza dover mettere piede a terra. E qui entrano in gioco gli algoritmi di Dynamic Yield che utilizzano modelli di acquisto e la storia commerciale “personale” del cliente per suggerire quali articoli acquistare successivamente.

L’obiettivo del gigante dei fast food è adattare gli articoli visualizzati nelle schede menu dei punti vendita in base alle condizioni meteorologiche, al numero dei clienti presenti e all’ora del giorno. In base a questi dati e all’ordine stesso dei clienti, McDonald’s per esempio potrà raccomandare articoli extra per vendere altri prodotti della catena; oppure, se la fila di attesa è troppo lunga, i menù digitali promuoveranno prodotti più semplici e rapidi da preparare, mentre in caso di pochi clienti prevarranno i prodotti più complessi.

I vantaggi per McDonald’s però non si fermano qui perché il resto lo faranno gli acquirenti. Più i clienti interagiscono, più il sistema diventa intelligente. E se molti clienti decideranno anche di identificarsi, il lavoro sarà ancora più semplice.

Nella stessa logica, il recente accordo con UberEats, che consente di ordinare a domicilio un burger o un’insalata pagando con la carta di credito o PayPal e scaricando l’app sul proprio telefono.

Perché un cliente dovrebbe identificarsi e dare il consenso all’uso dei propri dati? Secondo Stephen Easterbrook, l’amministratore delegato di McDonald’s, non sarà molto complicato. Già ora l’azienda, grazie ai milioni di download della sua app per smartphone, utilizza la tecnologia geofencing per sapere quando un cliente si avvicina ai punti vendita. E per far scaricare l’app, vi sono molti mezzi di persuasione: l’anno scorso McDonald’s offrì patatine fritte gratis per coloro che facevano acquisti di almeno un dollaro attraverso l’app.

Tecniche di persuasione utilizzate anche dai concorrenti, tuttavia. Chipotle Mexican Grill, un’altra catena di successo, ha offerto denaro gratuito tramite Venmo ai clienti che s’iscrivevano al suo programma premi. Burger King invece ha lanciato una promozione valida solo per la propria app che consentiva ai clienti di acquistare un hamburger Whopper da un centesimo quando si trovavano a meno di duecento metri da un McDonald’s. 

Il burrito di Chipotle

Come in altri settori del Foodtech, infatti, la competizione tra i vari attori del mercato avviene sempre più sull’utilizzo delle tecnologie dell’intelligenza artificiale. Anche il trasferimento della sede di McDonald’s dalla periferia di Chicago al più vivace quartiere di West Town, per attrarre nuovi e giovani talenti del settore digitale, fa parte di questa lotta.

E non riguarda solo gli hamburger. Starbucks è da tempo una delle aziende più innovative nel settore alimentare e delle bevande, soprattutto nell’ambito delle modalità per effettuare pagamenti più veloci. L’azienda ha anche collaborato con Square, una nota azienda statunitense di servizi finanziari e di pagamento attraverso dispositivi mobili, per sviluppare un’app che facilita il pagamento mobile in negozio. Starbucks ha anche lanciato il servizio Tweet-A-Coffees che sfrutta i social per consentire ai clienti d’inviare un buono regalo ai propri amici.

McDonald’s. La polpetta di algoritmi ultima modifica: 2019-08-09T15:00:12+02:00 da MARCO MICHIELI

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