Machiavelli e l’Italia secondo Asor Rosa

Un’opera che dà conto di una fase decisiva della storia italiana, quel breve volgere di anni in cui si sarebbero determinati i destini della nazione fino al nostro presente. Al centro la figura dell'autore del “Principe”, pensatore e lucido interprete degli avvenimenti del suo tempo.
scritto da FRANCO AVICOLLI

Alberto Asor Rosa, Machiavelli e l’Italia. Resoconto di una disfatta, Einaudi, Torino, 2019, pp. XII – 296, Euro 28,00.

Coerenza e suggestione sono i nuclei visionari del corposo e illuminante saggio Machiavelli e l’Italia. Resoconto di una disfatta di Alberto Asor Rosa. Sullo sfondo la convinzione “che la conoscenza storica non è solo pensare, è anche sperare” e che il genio vive nella quotidianità delle situazioni personali spesso problematiche. Pensiero e utopia sono, d’altra parte, le cifre della civiltà umanistica e rinascimentale e dell’Italia in un’epoca di grande splendore intellettuale e creativo, ossia di energia capace di incidere sul corso delle cose. 

Asor Rosa sviluppa la riflessione ricorrendo ad una documentazione copiosa e puntuale con cui tesse il filo della coerenza che si dipana in un disegno e riporta ad un quid, ad un  humus culturale e a una forma mentis, da cui prendono corpo visioni e atteggiamenti, fattori umani che conducono al contesto di cui l’atto è rivelazione, non dato conclusivo. 

Il tema è l’Italia dalla scomparsa di Lorenzo il Magnifico (1492) alla caduta di Firenze nell’agosto 1530, tre anni dopo la morte di Machiavelli. Secondo lo storico e pensatore romano, in questo periodo si consuma la “grande catastrofe italiana” e la fine della cosiddetta “libertà italiana”. E si afferma o si rivela un carattere e una modalità dell’essere italiani che accompagna la storia del Paese. Quella catastrofe si ritrova nella capacità di adeguamento alle situazioni, ma anche nel modo di sentire e di mettere a fuoco la realtà, ricorre nella pratica politica, ma anche nella creatività artistica. 

 Il “Giudizio Universale”, realizzato dopo il sacco di Roma e “nel cuore stesso della Cristianità”, è eco di quella disfatta. Michelangelo, partecipe di tali vicende, affonda nel “profondo delle sue straordinarie inquietudini e angosce” per dire al mondo “che non c’è piú speranza” e “che tutto sarà inesorabilmente sottoposto a un giudizio senza remissione né appello”. E dopo qualche secolo è Alessandro Manzoni con I promessi sposi a prospettare una redenzione collocando emblematicamente le vicende del suo romanzo in un’Italia assoggettata ai voleri dello straniero.

È irrilevante, ai fini del nostro discorso sulla decadenza italiana, che Alessandro Manzoni, autore cattolico-liberale del primo Ottocento, dovendo segnalare il punto di partenza di una difficile e dolorosa rinascita, lo collochi esattamente negli anni di cui stiamo ora parlando?

Con Machiavelli e Guicciardini diventa chiara l’idea di una Italia e di una italianità intese come valore ed espressione di una civiltà che ha raggiunto un livello mai toccato da altri popoli europei. Ciò, nella scia di un pensiero attivo da Dante in cui essi si riconoscono e in contrasto con la “barbarie” e la “ferinità” di entità politiche esterne che questo mondo intendono conquistare con ferocia e approfittando dei conflitti interni in corso. 

Asor Rosa è convinto che l’ago della bilancia oscilli in questo periodo della “grande catastrofe”, tra una superiore visione che pone l’uomo al centro del mondo e il pericolo che la barbarie possa prevalere su una civiltà che cerca il punto su cui fare leva. Di tale situazione il genio di Machiavelli è pienamente cosciente e su questa consapevolezza formula l’idea del “principe nuovo”, dove la novità è il rifiuto delle armi mercenarie, la ricerca del favore popolare e della coesione sociale interna. 

Parimenti, ritiene che il risultato non possa essere il semplice punto di arrivo di un progetto perché la questione non è il confronto tra due forze: l’Italia è il paese più civile ed è necessaria una modifica di atteggiamento per non cadere nelle mani dei barbari. È questa la questione che pone Il Principe. La civiltà per essere, deve opporsi a quella barbarie con le armi che le sono proprie: è la condizione stessa della sopravvivenza degli italiani e del loro benessere, civile e politico. Secondo Asor Rosa la storia italiana “si sviluppa lungo queste coordinate.” 

Su tali convincimenti, egli ricostruisce un “quadro storico-immaginativo” affidandosi al genio politico di Niccolò Machiavelli che di quell’epoca è espressione più che testimone, anima e braccio essendo il pensatore di percorsi possibili all’interno di un contesto di cui è costrittivamente osservatore, ma, nella realtà, elemento integrante di un destino del quale si sente parte come uomo di quella storia e, insieme, della civiltà che essa esprime. 

Michelangelo, Giudizio Universale, 1536-1541, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina

 Il fiorentino entra nelle problematiche con la sua “logica dilemmatica” appartenente ad una concezione materialistica del mondo che non si concede alle mediazioni e scrive Il principe da esiliato e nel disagio della campagna, condizioni che lo spingono verso grandi questioni. Sono proprio queste situazioni, secondo Asor Rosa a caratterizzare gli atteggiamenti e le civiltà perché  concepire Umanesimo e Rinascimento “come il frutto di una mera operazione culturale, significherebbe…ridurre tutto a una pura dimensione mentale. La cultura, la teoria politica, l’arte sono diverse, perché è diverso l’Uomo che le produce.” Cerca quindi l’uomo nella corrispondenza con l’amico Vettori, e nelle modalità del rapporto con Francesco Guicciardini, al quale il teorico è accomunato dall’idea di un’Italia assoggettata agli eserciti stranieri e vittima dell’inadeguatezza dei suoi governanti.

 Dall’epistolario si conosce un Machiavelli preoccupato addirittura della salute di Gucciardini e delle pillole per digerire e andare di corpo, che, sono mostra di una “deferente sottomissione”. C’è una lettera in cui il pensatore fiorentino si dedica quasi completamente allo stato civile delle figlie, dove si firma: “Niccolò Machiavelli, istorico, comico e tragico“ che fa esclamare ad Asor Rosa:

solo un genio poteva condensare in una sintesi epigrafica così concentrata e veritiera, il senso di un’intera esistenza.

Le lettere fanno riferimento alla pace, alla quiete, beni che appartengono all’equilibrio politico di Lorenzo, a ciò che attenta all’esaltazione umana dell’epoca e rimanda al pericolo del “furore francese”. La consapevolezza dei due fiorentini dell’incapacità degli italiani di dotarsi di armi proprie è come “la presa d’atto di una superiorità barbarica, che è strutturale, non episodica o parziale.” Alla ricerca di un’umanità che aspira all’equilibrio e a ciò che lo esprime, lo storico e pensatore romano, porta il lettore negli anfratti della vita rinascimentale di Firenze, nelle dichiarazioni pubbliche e private dove, come scrive Vettori a Machiavelli, un lettore esterno della corrispondenza

si maraviglierebbe assai, perché gli parrebbe ora che noi fussimo uomini gravi, tutti vòlti a cose grandi, e che ne’ petti nostri non potesse cascare alcuno pensiere che non avesse in sé onestà e grandezza. Però, dipoi, voltando carta, gli parrebbe quelli noi medesimi essere leggieri, inconstanti, lascivi, vòlti a cose vane. 

Machiavelli e l’Italia. Resoconto di una disfatta, è un’opera che mostra la libertà responsabile delle visioni coraggiose e ampie. Essa entra nel mondo complesso di un sistema relazionale dove appare un’immagine storicamente coerente dell’Italia resa comprensibile e potenzialmente virtuosa perché messa allo specchio. Asor Rosa segue questo criterio di indagine dai tempi di Scrittori e popolo, perché, come detto, crede che la storia non debba essere solo pensiero, ma anche speranza.

La sua produzione ha consegnato risultati illuminanti che ne fanno non solo uno storico, ma anche un pensatore tra i più lucidi e conseguenti. E non è poca cosa in un panorama che spesso si qualifica con il machiavellismo di maniera sposando troppo facilmente l’abilità politica e la capacità di fare proprie le regole di sistema con un metodo che nega e afferma secondo necessità, accrescendo una liquidità ambientale che rende incerti i riferimenti necessari che sono soprattutto storia e segni di riconoscimento.

Machiavelli e l’Italia secondo Asor Rosa ultima modifica: 2019-08-15T21:22:42+01:00 da FRANCO AVICOLLI

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