“Matteo? Si crede ancora a Radio Padania”

Salvini, uomo solo al comando, ha spiazzato anche i suoi per il modo in cui ha gestito la crisi di governo. Con Giovanni Cerruti ytali fa il punto su ciò che sta accadendo in casa Lega.
scritto da MATTEO ANGELI

Tra vezzi antichi e dirigenti nuovi, quella che una volta si chiamava Lega Nord è ormai sempre più il partito personale di Matteo Salvini. Un “animale” politico che ha costruito il suo successo facendo leva sulle doti che aveva affinato ai tempi in cui lavorava come speaker per Radio Padania, a inizio anni Duemila.

Senza dubbio il lavoro che gli è riuscito meglio,

sostiene Giovanni Cerruti, già inviato della Repubblica e poi della Stampa, giornalista considerato tra i massimi esperti del Carroccio.
Spinta dalla violenta frenesia che il Capo ha impresso al suo discorso politico, la Lega assomiglia però ora a un treno lanciato in corsa dal quale i suoi dirigenti, come ostaggi, non possono scendere, pena il rischio di farsi male.

Giovanni Cerruti, a Salvini sono mancati i buoni consiglieri?
Il problema del leader leghista è che lui non ascolta i consigli. Come ha anche detto pubblicamente Giorgetti: “Sulla crisi ha deciso Salvini da solo”. Quelli della vecchia Lega gli avevano suggerito di rompere subito a inizio agosto, facendo uscire i suoi ministri dal governo, ma lui si è comportato diversamente.

Allora quali input sta ricevendo Salvini per comportarsi così?
Nella Lega non lo ha capito nessuno. Nel “partito di Salvini” non lo so, ma questo è profondamente diverso dalla “vecchia” Lega: c’è persino il gestore dello stabilimento balneare “Papeete”, che è stato recentemente eletto in Parlamento europeo.
Il problema vero di Salvini è se stesso. Lui continua a comportarsi come se fosse ancora in diretta su Radio Padania: propaganda, battute, tempi velocissimi, risposte immediate e capacità di adeguarsi a qualunque interlocutore in qualsiasi contesto.

Esiste qualcuno all’interno del partito che potrebbe tenergli testa?
Nessuno sa esattamente cosa è oggi la Lega che abbiamo conosciuto. Sono noti i malumori dei governatori di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Attilio Fontana, per quel che riguarda l’autonomia. Tuttavia in questo momento nessuno apre bocca. Sarebbe come gettarsi da un treno in corsa. Si farebbero male e per questo restano tutti allineati e coperti.
Borghezio diceva che “essere leghisti è il mestiere più facile del mondo: basta ripetere quello che dice il capo”. Valeva ai tempi di Bossi, vale ancora oggi. Basti guardare le poche interviste o le comparsate degli esponenti della Lega: c’è gente che ripete a macchinetta l’ultimo tweet di Salvini.

Nessuno teme che se uscirà dalla stanza dei bottoni il partito si sgonfierà nei sondaggi?
Qualcuno lì dentro questo ragionamento lo ha fatto ma si sta tutti zitti perché non ci si butta da un treno in corsa. È una situazione dove non si capisce il senso logico, ci sono tanti interrogativi che non hanno risposta. Ad esempio, stiamo ancora aspettando che la Lega indichi il Commissario europeo.

Un altro errore di Salvini è stato proporre a Berlusconi di “fondere” Forza Italia nella Lega?
Sono cose tipiche da dire a Radio Padania. Ora dico così, tra cinque giorni posso dire anche il contrario. È un muoversi frenetico che non permette di capire dove sarà lo sbocco. Ma non lo capisce neanche Salvini.

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini

Quando invoca le piazze a suo sostegno, anche lì il leader leghista la spara grossa?
Certo. Per anni ho visto esponenti leghisti salire sul palco annunciando l’inizio della “battaglia finale” e siamo ancora lì ad aspettarla. Il problema è capire cosa ha nella testa Salvini, ma non lo capiscono neanche i leghisti.

Nessuno si è chiesto cosa hanno nella testa gli italiani, cosa ne pensano di questa crisi di governo estiva…
Nella testa degli italiani non mi ci metto, altrimenti dovrei prima chiedermi perché votano Lega. Credo che nessuno abbia capito niente di questa crisi da spiaggia, o meglio, da ultima spiaggia. Ognuno segue la vicenda come se si seguisse una squadra di calcio. Il problema, per dirla con le parole di Ciriaco De Mita, è che “Se una cosa difficile ti sembra semplice, vuol dire che non hai capito niente”.

Ma la Lega rischia o no di perdere consensi?
Non si può dire. Da quando ho cominciato a seguire la Lega con le elezioni regionali in Lombardia nel 1990, tutte le volte che si è votato il risultato finale è sempre stato differente da quello dei pronostici. C’era sempre una cosa che non veniva intercettata, un divario tra il reale e la sua rappresentazione. 

Com’è possibile?
Il problema riguarda chi osserva la Lega. Essa non è mai considerata per quello che è ma per quello che si vorrebbe che fosse. Costola della sinistra, fascisti, post fascisti: secondo le convenienze viene data una lettura della Lega che non ha a che fare con la realtà.

In questo preciso momento storico, cosa è la Lega?
Il partito personale di Matteo Salvini, che, a seconda delle sue convenienze si muove un giorno in un modo e un giorno in un altro. Gli eletti da Roma in giù, che vengono dalla destra-destra, nessuno li conosce in Lega. Lo stesso vale per il giro di Casapound o i gruppi neonazi o post nazi che non fanno mistero delle loro simpatie per Salvini. Lui deve fare i conti anche con questa fetta del suo mercato elettorale. Alcuni termini, come “zecche rosse” li ha mutuati dal linguaggio di estrema destra, sono rivolti a quel tipo di elettorato che certamente lo condiziona.

Un elettorato che però è minoritario nel paese…
Sì, ma Salvini cerca di accogliere tutti. A Radio Padania faceva così: dava ragione a tutti quelli che lo chiamavano, dopodiché il giorno dopo non gliene fregava più niente. Ma tenere insieme questi pezzi, dal Veneto dell’autonomia alla Calabria dell’assistenzialismo, è sempre più difficile. Fare propaganda è una cosa, governare è un’altra.

Salvini è imbattibile quando si tratta di fare propaganda…
Salvini riesce a dire delle cose false che però nessuno è in grado di contrastare. Ad esempio, può dire tranquillamente che lui è sempre stato eletto andando a prendersi i voti, anche se non è vero, perché lui diventò consigliere comunale grazie al posto sul listino del sindaco Formentini. Gli altri non riescono a ribatterle perché lui è una macchina talmente veloce che impedisce all’altro di fare obiezioni.

Prima o poi però bisogna fare i conti con la realtà…
Se questo governo fosse andato avanti o se ne facessero un altro con dentro la Lega, il momento della verità verrebbe con la finanziaria di ottobre. Come avrebbe spiegato Salvini, che ha promesso di non mettere mai le mani in tasca agli italiani, una manovra inevitabilmente “lacrime e sangue”?

Quindi gli è andata bene?
C’è chi dice che Salvini abbia scatenato la crisi per evitare di fare la finanziaria. A lui andrebbe benissimo lo schema del governo Monti. Monti rimise insieme i cocci per evitare che il paese saltasse in aria, ma poi se ne sono tutti presto dimenticati, a partire da Salvini stesso che ha costruito parte delle sue fortune politiche dando addosso a Monti e alla Fornero. Se si replicasse uno schema Monti, Salvini potrebbe gridare al complotto, una situazione in cui si troverebbe benissimo.
Ma il problema per lui è che oggi non puoi avere un nuovo Monti senza i voti di Cinque stelle o Lega. Salvini rischia quindi di pagare in pieno il suo azzardo. Si è mosso dalla spiaggia come se non conoscesse la Costituzione o le regole parlamentari, ora rischia l’espulsione.

“Matteo? Si crede ancora a Radio Padania” ultima modifica: 2019-08-20T19:57:40+02:00 da MATTEO ANGELI

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1 commento

vittorio spadanuda 21 Agosto 2019 a 15:07

“Nella testa degli italiani non mi ci metto, altrimenti dovrei prima chiedermi perché votano Lega”, beh dire che non si capisce perché gli italiani votano Salvini indica una scarsa vocazione psicologica nell’autore dell’articolo, e certo poca attenzione agli avvenimenti verificatisi sotto Renzi.

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