Demografia 2100. Il nuovo pianeta che verrà

Dopo due secoli di crescita al galoppo, la popolazione mondiale inizia a frenare. Solo sei Paesi del pianeta, da soli, costituiranno più della metà della crescita attesa della popolazione al 2100. E l’Italia dovrebbe vedere ridursi gli abitanti di più del dieci per cento entro metà secolo.
scritto da VITTORIO FILIPPI

pubblicato il 26 giugno 2019

Dopo due secoli di crescita al galoppo, i numeri della popolazione iniziano a tirare il freno a mano. I due secoli sono ovviamente il Novecento e quello attuale: perché per molti secoli precedenti – almeno fino ai primi timidi segnali di risveglio demografico del Quattrocento – la popolazione del pianeta era scarsa e stabile, falcidiata com’era da pandemie incontrollabili e da altissima mortalità infantile. Volendo essere precisi, il picco della crescita si ebbe nella seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso, quando la popolazione mondiale crebbe del 2,05 per cento: un ritmo che avrebbe comportato il suo raddoppio in soli 35 anni. Un incubo che tuttavia va svanendo, dato che – come dicono gli ultimi dati delle Nazioni Unite per il periodo 2020-2100 (World Population Prospects. The 2019 Revision) – la popolazione del mondo raggiungerà i 9,7 miliardi nel 2050 e i 10,9 nel 2100, pari a una crescita annua inferiore allo 0,1 per cento (dal 1950 a oggi la percentuale ha oscillato tra l’uno e il due all’anno).

Secondo il Pew Research Center (World’s population is projected to nearly stop growing by the end of the century) a queste previsioni sono correlati alcuni punti di grande interesse sociodemografico. Il primo è dato ovviamente dalla contrazione delle nascite, dato che il tasso di fecondità passerà dai 2,5 figli per donna attuale all’1,9 nel 2100, un tasso inferiore a quello di equilibrio (pari a 2,1 figli, com’è noto). Il secondo punto è dato dall’invecchiamento; coloro che hanno 80 e più anni passeranno dai 146 milioni attuali agli 881 milioni del 2100, mentre nel 2073 avverrà il sorpasso generazionale: gli anziani supereranno i giovani fino a 15 anni di età. In terzo luogo solo in Africa la corsa demografica continuerà in questo secolo, soprattutto nell’area sub-sahariana: dagli attuali 1,3 miliardi il “continente nero” arriverà ad avere 4,3 miliardi di abitanti a fine secolo. D’altronde metà dei bambini nascerà proprio in Africa (ed un terzo in Asia), specie nella prolificissima Nigeria. Viceversa Europa ed America latina conosceranno una evidente contrazione della popolazione, mentre l’Asia crescerà ancora fino ai 5,3 miliardi del 2055 per poi declinare (un declino già avviato in Giappone e Corea del sud).

Muro o non muro, negli Stati Uniti (e anche in Canada) le immigrazioni saranno un potente motore demografico: nei prossimi ottant’anni infatti l’immigrazione netta crescerà negli Stati Uniti di 85 milioni di unità. Solo sei Paesi del pianeta, da soli, costituiranno più della metà della crescita attesa della popolazione al 2100: cinque sono in Africa (Nigeria, Congo, Tanzania, Etiopia e Angola), uno in Asia (il Pakistan). L’India sorpasserà la Cina, la Nigeria gli Stati Uniti, per cui a fine secolo il trittico dei paesi più popolosi sarà composto, nell’ordine, da India, Cina e Nigeria.

Novanta Paesi saranno invece in negativo, perdendo popolazione: in particolare ciò avverrà nella “vecchia Europa” (vecchia ormai anche demograficamente), in cui due terzi dei suoi stati saranno in depopolamento (su questo aspetto dovrebbe essere letto 2024, il romanzo distopico di Jean Dutourd). In questi novanta Paesi c’è naturalmente anche l’Italia, che dovrebbe vedere ridursi la popolazione di più del dieci per cento entro metà secolo. Infine qualche sorpresa: l’età mediana più alta sarà non solo nel longevo Giappone, ma anche in Brasile, Messico e Argentina. Ma sarà l’Albania, a fine secolo, ad avere il primato dell’età mediana più elevata del pianeta: d’altronde l’Europa meridionale si presenta come l’area più vecchia del mondo. In cui l’Italia sempre più si configura come un interessante (suo malgrado) laboratorio sociale di un inevitabile “inverno demografico”. Ma questo è già un altro discorso.

Demografia 2100. Il nuovo pianeta che verrà ultima modifica: 2019-08-22T09:00:20+02:00 da VITTORIO FILIPPI

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