La bibbia del cinema stronca di nuovo Venezia

The Hollywood Reporter se la prende con i costi eccessivi che studios e produttori indipendenti sostengono nella città lagunare durante il periodo della Mostra del Cinema. E, ai tempi del #MeToo, per l’invito a Roman Polanski e Nate Parker.
scritto da JOHN JAY DEER

Mercoledì 28 agosto si apre la Mostra del Cinema di Venezia ed è già polemica. E questa volta arriva dagli Stati Uniti. La nota rivista Hollywood Reporter critica infatti il festival della città lagunare. Per i costi innanzitutto. Se è vero che negli ultimi anni Venezia ha acquisito il ruolo di piattaforma di lancio per gli Oscar, secondo la rivista i grandi studios cinematografici e i produttori indipendenti devono sostenere notevoli spese senza sapere se avranno un ritorno (in termini di incassi) all’altezza dell’investimento.

Hollywood Reporter cita ad esempio l’esagerato costo dei taxi locali (150 euro), ma non solo:

Uno studio può facilmente accumulare somme a cinque o sei cifre trasportando le star avanti e indietro tra le isole principali di Venezia e il festival al Lido. La prenotazione anticipata di un taxi acqueo può costare fino a 250 dollari l’ora. E gli hotel di lusso veneziani sono tra i più cari al mondo. La maggior parte delle celebrità chiede poi di risiedere in alloggi molto eleganti. La suite all’Hotel Cipriani costa 8.000 dollari a notte. La suite reale dell’Hotel Bauer 8.500 dollari per notte (10.000 dollari con la colazione). La suite Redentore al Gritti Palace […] può esser vostra per 10.600 dollari per notte.

Spese difficili da sostenere per film di produzioni indipendenti o non di grandi studios. Una spesa che può arrivare fino a 400.000 dollari o più.

Ai costi della città lagunare, si aggiunge però un ulteriore problema secondo la bibbia del cinema.

Hollywood Reporter critica infatti la presenza alla Mostra di alcuni registi come Roman Polanski e Nate Parker. Già sotto i riflettori per la scarsa presenza femminile, la rivista americana ritiene una provocazione la presenza dei due registi alla manifestazione.

Per Melissa Silverstein, fondatrice dell’organizzazione “Women and Hollywood”:

Venezia è completamente sorda a movimenti come #MeToo e Time’s Up. Ma questo è il mondo in cui viviamo ora. Non si può semplicemente far finta che invitare Roman Polanski o Nate Parker non susciti alcuna reazione.

Come è noto Polanski fu accusato di stupro nel 1978 ma fuggì dagli Stati Uniti prima della sentenza e oggi vive in Europa, dopo un tentativo, qualche anno fa, di estradizione del regista giunto in Svizzera per ritirare un premio (arrestato e poi rilasciato, con annessi appelli di intellettuali e artisti per la sua liberazione). Nate Parker (The Birth of a Nation – Il risveglio di un popolo) fu accusato di stupro nel 1999 e fu poi prosciolto (era presente però all’aggressione sessuale per la quale il suo compagno di stanza dell’università fu condannato).

Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia

Secondo Alessia Sonaglioni, direttrice di European Women’s Audiovisual Network, intervistata dal The Guardian sul caso, ha dichiarato che

A Venezia non si interessano molto delle questioni di genere […] Mi piacerebbe vedere un festival stigmatizzato per non avere un agenda progressista. Ma non penso siamo ancora a quel punto. Al momento l’obiettivo di Venezia è quello del festival pre-Oscar e finché riusciranno a farlo non si interesseranno molto delle questioni di genere. Non vedremo grandi cambiamenti finché Alberto Barbera non lascerà il festival.

Il prossimo anno, in effetti. Anche se mancherà a molti, visto l’indiscutibile successo della Mostra da lui diretta in questi anni.

La bibbia del cinema stronca di nuovo Venezia ultima modifica: 2019-08-25T09:10:06+01:00 da JOHN JAY DEER

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