La battaglia sul corpo delle atlete

La squalifica di una nuotatrice per il costume, che a detta dei giudici lasciava troppo intravedere, rilancia il dibattito negli Usa su sessismo e misoginia - e spesso il loro intreccio con il razzismo - nello sport e nei media che se ne occupano.
MARCO MICHIELI
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Si può essere squalificate se il costume lascia apparire troppo del sedere di una nuotatrice? A quanto pare i giudici di una competizione liceale ad Anchorage, in Alaska, pensano sia possibile. Una storia che però non parla solo di sessismo, visto che la teenager squalificata era la sola bi-racial in gara e le compagne di squadra vestivano lo stesso costume da bagno.

Secondo il Washington Post, che riporta la vicenda, la ragazza appena uscita dall’acqua si è resa conto di essere stata squalificata perché il suo costume esponeva “un po’ troppo del suo fondoschiena”. Non si trattava nemmeno della prima volta che l’atleta adolescente era al centro dell’attenzione. Lo scorso anno uno dei genitori delle altre atlete aveva fotografato il sedere della ragazza e l’aveva condiviso con gli altri genitori via social media per dimostrare che “le ragazze indossavano dei costumi inappropriati”. Nel passato, inoltre, alcuni genitori dei nuotatori maschi avevano rimproverato la madre della ragazza perché le forme dell’atleta mettevano a rischio la performance dei figli.

Il distretto scolastico di Anchorage è intervenuto immediatamente nella vicenda e ha concluso che la ragazza era stata vittima di un giudizio sbagliato e ha richiesto la revoca della squalifica e l’esclusione dei giudici responsabili della decisione dalle prossime competizioni.

Dalla vicenda però è nata una discussione su come come il corpo delle atlete venga discusso, osservato e sia oggetto di maggiore attenzione rispetto ai colleghi maschi. Tanto più che i nuotatori maschi della stessa competizione liceale vestivano costumi da bagno troppo bassi e non conformi al regolamento sportivo locale, senza che questo scatenasse alcun problema.

Se negli ultimi mesi, negli Stati Uniti, il ruolo delle donne nello sport è ritornato sotto la luce dei riflettori soprattutto per le enormi disparità in termini di retribuzione, il tema del corpo delle donne nello sport si ripresenta di volta in volta senza che vi siano grandi mutazioni di atteggiamento. 

L’anno scorso aveva già suscitato enormi polemiche, a livello nazionale, il coach della squadra maschile di football americano della Rowan University, in New Jersey, che si dichiarava “frustrato” dalla presenza delle atlete che correvano sulla pista attorno il campo di football durante gli allenamenti della sua squadra. In particolare il coach si sarebbe detto “disturbato” dai top sportivi utilizzati dalle corritrici.

Serena Williams

Ma anche tra le professioniste dello sport le cose non sembrano andare meglio. Quando la stella del tennis Serena Williams si è presentata ai French Open vestita di tuta nera aderente, la sua prestazione sembra essere scomparsa mentre il suo abbigliamento è diventato ben presto l’oggetto dell’attenzione dei media. Una tuta nera, peraltro, che era stata pensata per ridurre i rischi di perdite di sangue dopo il grave problema di salute della tennista legato alla difficile gravidanza.

Già, i media. Una parte fondamentale di come il corpo delle donne viene visto nello sport. Lo scorso dicembre, ad esempio, la giocatrice di calcio norvegese Ada Hegerberg, vincitrice della primo “Pallone doro” femminile, si è vista rivolgere dal presentatore della manifestazione la domanda “per caso lei sa twerkare?”. Una domanda sessista e senz’alcun rispetto per l’atleta che ha risposto con un brusco “no”.

Anche una ricerca del 2017, condotta dalla Purdue University e dalla University of Southern California, ha messo in rilievo come negli ultimi trent’anni il sessismo in particolare fra i commentatori di sport non sia diminuito rispetto al passato e sia diventato più sottile.

Ad esempio, quando i giornalisti coprono le manifestazioni sportive femminili tendono a mettere in rilievo il fatto che le atlete siano donne e madri, ancor prima di parlare delle loro capacità atletiche. Un simile atteggiamento non viene, in effetti, tenuto nei confronti degli atleti maschi. Di quanti, durante i commenti sportivi, si sente dire che sono padri?

La battaglia sul corpo delle atlete ultima modifica: 2019-09-12T09:22:33+02:00 da MARCO MICHIELI

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