Chirac, ovvero dell’ambiguità in politica

Con la morte dell’ex presidente della repubblica se ne va una delle personalità più complesse e interessanti della politica d’Oltralpe. Una vita in chiaroscuro che è stata un vero e proprio manuale di tattica e di strategia politica.
scritto da MARCO MICHIELI

[PARIGI]

Un grande schermo davanti l’Hotel de Ville passa vecchie immagini di Jacques Chirac mentre la folla dei turisti del weekend parigino vi scorre davanti. Qualcuno si ferma ad osservare qualche minuto, per lo più sono anziani, qualcuno si commuove. Il comune ha allestito un tavolo e i parigini si alternano per firmare in ricordo dell’ex presidente delle repubblica scomparso lo scorso giovedì all’età di 86 anni. Non sono molti quelli che firmano, ma l’emozione del paese è in effetti stata grande.

Un recente sondaggio pone Chirac tra i presidenti più amati dopo de Gaulle. Un’esagerazione forse dovuta all’emozione del momento per un presidente che è stato amato e odiato per tutta la sua vita politica. Con la sua scomparsa se ne va però una delle figure più longeve del panorama politico francese. Nel bene e nel male, si direbbe per usare delle categorie che con la politica spesso poco c’entrano.

L’ex presidente soffriva da tempo di una malattia degenerativa che l’aveva un po’ alla volta allontanato dalla vita pubblica. Viveva ormai da tempo al riparo dei media e della politica, nella sua casa parigina, dove è morto in compagnia della moglie, Bernadette.

Più che per i modesti risultati politici, Chirac verrà ricordato per aver avuto una vita politica romanzesca, fatta di chiaroscuri, di sconfitte, di vittorie, di cambiamenti repentini di posizione alla ricerca del consenso. Un vero e proprio corsaro della politica francese, come De Gaulle e Mitterrand prima di lui. Una sola ambizione coltivata per decenni – la presidenza della repubblica – e due “nemici” che quell’ambizione tentarono – e vi riuscirono – di ostacolare: Valéry Giscard d’Estaing e François Mitterrand.

Una personalità quella di Chirac dove emozione e strategia politica si mescolavano. Molti analisti accomunano la spregiudicatezza di Mitterrand e quella di Chirac. Mentre il primo passa dal sostegno al governo di Vichy e alla guerra d’Algeria a posizioni socialiste ortodosse, Chirac è inizialmente vicino ai comunisti. Tanto che la sua firma su un appello per il disarmo nucleare negli anni Cinquanta fu oggetto di estrema attenzione in occasione del suo primo viaggio negli Stati Uniti. Una spregiudicatezza “ideologica” in tempi, allora, di ideologie forti, che lo porta dalla denuncia del “capitalismo selvaggio” alle privatizzazioni senza freni, dall’anti-europeismo al sostegno all’integrazione europea.

Jacques Chirac con Valéry Giscard d’Estaing

Chirac proviene da una famiglia di origini modeste. “Enarchista”, la sua vita cambia quando incontra Bernadette Chodron de Courcel, la discendente di una ricca famiglia di industriali, prelati e diplomatici. Una famiglia che si opporrà al matrimonio con l’uomo dalle origini “inadeguate”. Un’unione tra i due che però spalanca a Jacques le porte dei salotti della Parigi che conta e che gli garantirà la presenza e il consiglio politico di Bernadette. Donna di notevole intelligenza politica – probabilmente in un’epoca diversa avrebbe corso per una carica adeguata, ma siamo negli anni Cinquanta e le donne in politica sono poche -, rimane la sola delle mogli di presidenti ad aver intrapreso una carriera politica, anche se soltanto a livello locale. Per tutta la carriera politica di Jacques, Bernadette è l’atout dell’uomo politico. Una donna che sopporta molto, soprattuto i numerosi adulteri del marito che, ad un certo punto, si trova a condividere persino l’amante con lo stesso presidente Mitterrand.

Dopo il matrimonio la carriera di Chirac è fulminea. Deputato nel 1967, poi ministro, giocherà un ruolo fondamentale durante la crisi del maggio del Sessantotto. Assume ruoli più rilevanti nei governi gollisti, fino diventare segretario di stato all’economia e alle finanze, dove si scontra duramente col titolare del ministero, Valéry Giscard d’Estaing. Un’inimicizia che, nel percorso di conquista del potere di Chirac, non gli impedirà di sostenerlo come candidato di tutta la destra alla morte del presidente Georges Pompidou. Giscard batte François Mitterrand nel 1974 e ringrazia Chirac nominandolo primo ministro, una nomina obbligata ma deleteria per Giscard: comincia una battaglia tra le due destre – quella liberale o orleanista, da un parte, e quella gollista, o bonapartista, dall’altra – che non finisce bene. Giscard caccia Chirac dopo due anni e lo rimpiazza col centrista Raymond Barre.

Chirac quindi fonda un nuovo partito politico che sarà il principale avversario dei socialisti per i venticinque anni successivi. Soprattutto inaugura la strategia che lo contraddistinguerà nel suo campo politico: “nessun nemico a destra”. Un principio che declina in due modi: prima cercando di “fare le pulizie” nel campo della destra moderata francese, per indebolire la componente giscardiana e centrista; poi, con la crescita dell’estrema destra, rifiutando qualsiasi accordo e cedimento verso Jean-Marie Le Pen.

La battaglia per l’anima della destra francese comincia nel 1976, quando Chirac riunisce tutta la destra gollista nel Rassemblement pour la République (Rpr) allo scopo di combattere “la demagogia social-comunista” e le ricette della “destra classica e ortodossa” del “capitalismo selvaggio” e del “liberalismo”. All’epoca Chirac definirà l’Rpr come la versione francese della socialdemocrazia.

Per eliminare la concorrenza dei giscardiani, si candida quindi a sindaco di Parigi, dopo che la funzione viene “resuscitata” dai governi della destra liberale – nonostante la sua opposizione -, sfidando il candidato dei centristi. Vince e diventa il primo sindaco di Parigi dai tempi di Jules Ferry, rimanendo all’Hotel de Ville fino al 1995, quando lascia l’incarico per diventare presidente. I suoi anni al comune di Parigi sono fondamentali perché consolida il suo movimento politico che diventa una vera e propria macchina elettorale. Sono anche gli anni del finanziamento illecito al suo partito che peseranno moltissimo nel suo secondo mandato come presidente della repubblica, quando le inchieste della magistratura arriveranno ad assediare l’Eliseo.

Dal comune di Parigi lancia l’assalto alla leadership della destra. Nel 1981 si candida contro Giscard, presidente uscente, ma non riesce a passare al secondo turno, nonostante l’ottimo risultato e dopo una campagna che riprende molte delle tematiche reaganiane, con una prima svolta ideologica radicale. Durante queste elezioni accade uno dei capolavori politici di Chirac che, dopo il primo turno, dichiara immediatamente il proprio sostegno “a titolo personale” verso Giscard ma aggiunge che tutti dovrebbero poter “votare secondo coscienza”. L’Rpr invita quindi i propri militanti a fare campagna elettorale per l’avversario di Giscard, François Mitterrand, che s’impone al secondo turno.

La vittoria di Mitterrand consente al sindaco di Parigi di rappresentare per gli anni successivi la sola voce dell’opposizione ai socialisti. Di fronte alle varie svolte di Mitterrand in tema di economia, anche Chirac svolta e si sposta su posizioni sempre più legate alla destra ortodossa. Nel 1986 guida la destra alla vittoria alle elezioni legislative e rimane primo ministro nella prima coabitazione francese. La competizione con Mitterrand è durissima, anche se oggi molti la osservano con un misto di riso e nostalgia. Prima decisione del primo ministro Chirac è il ritorno al sistema maggioritario per le elezioni legislative, dopo l’introduzione un anno prima delle elezioni di una legge proporzionale da parte dei socialisti. Una polpetta avvelenata di Mitterrand, allo scopo – sciagurato, ex post – di consentire al partito a destra del Rpr, il Front National di Jean-Marie Le Pen, di sottrarre qualche parlamentare, entrando per la prima volta all’Assemblea Nazionale.

Jacques Chirac con François Mitterrand

Dopo due anni, quando Chirac si candida da primo ministro alla presidenza della repubblica, subisce quello che Giscard aveva già subito: Mitterrand lo sconfigge, con le consuete umiliazioni verbali e simboliche che, con arguzia, il leader socialista riservava ai suoi avversari interni ed esterni.

Il 7 maggio del 1995 finalmente Chirac corona il sogno di una vita e diventa il ventiduesimo presidente della repubblica francese. Lo fa sconfiggendo al primo turno il candidato della destra liberale e suo “amico” Eduard Balladur, primo ministro durante l’ultima coabitazione della presidenza Mitterrand. Nel secondo turno sconfigge poi Lionel Jospin, il candidato socialista arrivato in testa al primo turno.

Una presidenza della repubblica vinta sulla scia di una campagna elettorale durissima, soprattutto contro Balladur, per lungo tempo in testa ai sondaggi, e tutta focalizzata sulla frattura sociale esistente nel paese, un’ulteriore svolta ideologica di Chirac. Un mandato presidenziale però modesto nei risultati. È la vicenda della ripresa dei test nucleari nell’atollo di Mururoa che sancisce l’ingresso di Chirac sul palcoscenico europeo e internazionale.

Chirac presidente più che da convinzioni personali sembra essere mosso dall’ansia di apparire diverso dall’ingombrante predecessore. Da qui l’idea del ritorno della Francia nella struttura militare della Nato, ad esempio, nonostante il passato poco atlantista di Chirac. Ma è sulla riforma delle pensioni che la sua presidenza trova un primo scoglio. L’eterno uomo ombra di Chirac, il suo primo ministro Alain Juppé, avviò una serie di riforme strutturali che portarono alla paralisi del paese per i numerosi scioperi.

Nel sistema francese, quando il fusibile si rompe – il primo ministro – il presidente di solito lo cambia. Ma Chirac compie uno dei suoi maggiori errori politici e decide di sciogliere l’Assemblea Nazionale per andare a nuove elezioni legislative. Un gesto che i cittadini francesi considerarono improvvido e lo dimostrarono col voto per gli avversari della gauche plurielle (socialisti, verdi e comunisti) guidati da Lionel Jospin. Nasce la coabitazione più lunga della storia della Quinta repubblica. È una delle più difficili.

Memore della coabitazione con Mitterrand, Chirac imitò la strategia dell’ex presidente socialista: si dedica alla politica estera ed europea. E diventa ben presto il beniamino dei paesi arabi e uno dei pochi presidenti francesi ad essere accolto tra le acclamazioni in Algeria. Durante la crisi del Kossovo, cercherà invano di trovare una soluzione pacifica – ma favorevole agli albanesi del Kossovo – che impedisse l’intervento militare.

In Europa Chirac non rappresenta certamente l’europeismo federalista, a dispetto anche di quanti molti oggi ne lodano l’impegno per la costruzione europea. Molti dimenticano il suo famoso “appello di Cochin” alla vigilia delle prime elezioni europee a suffragio universale nel 1979.

Come sempre, quando si tratta di umiliare la Francia, il partito degli stranieri è al lavoro con le sue parole pacifiche e rassicuranti. Francesi, non ascoltatelo! È il torpore che precede la pace della morte.

Un appello drammatico, lanciato dall’ospedale di Cochin dove si trovava ricoverato improvvisamente per un incidente stradale, e che voleva riecheggiare l’appello del 18 giugno del 1940 con cui il generale de Gaulle invitava i francesi alla resistenza contro i tedeschi. Un appello elettorale allo scopo di battere l’odiato Giscard e mobilitare i francesi per “combattere i partigiani della rinuncia e gli ausiliari della decadenza”. Un appello che ha successo perché il neonato Rpr ottiene un ottimo risultato.

Nel tempo cambia più volte posizione sull’Europa. Negli anni di costruzione dell’unione monetaria, un più europeista Chirac pone molteplici ostacoli, dal patto di stabilità alla nomina del primo governatore della Bce: lo scontro con la Germania del cancelliere Helmut Kohl raggiunge picchi notevoli di violenza verbale nel consigli.

Jacques Chirac con il cancelliere tedesco Helmut Kohl

Quando decide di ricandidarsi nel 2002 tutta la campagna elettorale viene preparata in vista di una secondo turno che lo avrebbe dovuto opporre al suo primo ministro Lionel Jospin. Ma il 2002 è un anno fatidico per la Francia: per la prima volta il Front National riesce a passare al secondo turno e Jean-Marie Le Pen sfiderà Chirac, mentre un paese sotto shock assiste al ritiro dalla vita politica di Jospin.

Chirac stravince, riunisce tutta la destra moderata in un partito e diventa il presidente della repubblica che ha ottenuto il maggior numero di consensi. E in questa nuova fase della presidenza della repubblica – accorciata a cinque anni dopo un referendum voluto dai socialisti – Chirac diventa il “padre della nazione”. Si oppone all’intervento americano in Iraq nel 2003 e diventa il gestore del passaggio da una classe politica ad un’altra.

Un passaggio che avrebbe voluto controllare di più e che gli sfugge di mano. Il presidente cerca in tutti i modi di ostacolare Nicolas Sarkozy, che vuole al governo ma non a capo del partito. E che al governo lo vuole ovunque possa avere delle difficoltà, ma non al ministero dell’interno. In quegli anni complicati, contrappone a Sarkozy la figura del ministro degli esteri e poi primo ministro, Dominique de Villepin. Una battaglia che perde, perché Sarkozy riesce a conquistare il partito e una parte dell’elettorato che aveva votato Le Pen nel 2002.

Durante il secondo mandato, Chirac, ancora una volta, gioca una partita ambigua sull’integrazione europea: decide di tenere un referendum consultivo sul trattato “costituzionale”, prodotto dalla Convenzione sul futuro dell’Europa guidata dal nemico Giscard. Un referendum che divide destra e sinistra trasversalmente, che diventa oggetto di lotte di potere interne ai socialisti e ai neogollisti e che si concluderà con la sconfitta del “sì” e la messa in soffitta dello storico trattato.

Quando esce di scena, Chirac si allontanerà sempre più dalla sua famiglia politica e nel 2012 preferirà votare François Hollande, che ne ha preso il seggio parlamentare della Corrèze, piuttosto che l’odiato Sarkozy.

La parte finale della sua vita è stata definita dai molti problemi giudiziari, nati quando era sindaco di Parigi: quattro filoni d’inchiesta differenti ma tutti legati al finanziamento illecito del suo partito. Durante i processi il suo nome viene evocato continuamente ma l’immunità presidenziale lo salva.

Quando nel 2007 lascia la presidenza della repubblica, la magistratura è pronta per ascoltarlo ma comincia una nuova battaglia legale per ritardare il processo, fino alla presentazione di un certificato medico ufficiale che attesta i problemi di memoria dell’ex presidente. Gli viene risparmiata l’umiliazione dell’aula di tribunale ma il processo in ogni caso continua: la sedia dell’aula giudiziaria viene lasciata vuota con il suo nome sopra. Viene poi condannato a due anni ed è la prima volta che accade nella storia dei presidenti della repubblica francese.

Chirac, ovvero dell’ambiguità in politica ultima modifica: 2019-09-29T12:27:27+01:00 da MARCO MICHIELI

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