Insurrezione popolare contro Lenin

L’Ecuador vive la sua più seria crisi politica dopo l’annuncio martedì scorso di un aumento del 123 per cento del prezzo dei combustibili che li ha allineati agli standard internazionali. La situazione ha in breve assunto caratteri di gravità tale, con saccheggi e interruzioni alla viabilità, da costringere il presidente a decretare lo stato di emergenza in tutto il paese, con lo schieramento di reparti dell’esercito.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

L’Ecuador di Lenin Moreno vive la sua più seria crisi politica dopo l’annuncio martedì scorso di un aumento del 123 per cento del prezzo dei combustibili che li ha allineati agli standard internazionali. All’annuncio hanno fatto seguito uno sciopero del settore dei trasporti e manifestazioni di piazza soprattutto nella città costiera di Guayaquil e nella capitale Quito, i cui partecipanti sono decisi a non lasciare le piazze fino a che il provvedimento non sarà ritirato. 

La situazione ha in breve assunto caratteri di gravità tale, con saccheggi e interruzioni alla viabilità, da costringere il presidente a decretare lo stato di emergenza in tutto il paese, cosa che gli ha consentito di utilizzare l’esercito in strada in funzione anti protesta.

Quella di Moreno, ex vice di Rafael Correa col quale è entrato recentemente in rotta di collisione politica, è una scelta alla quale è stato costretto in seguito agli accordi economici firmati lo scorso marzo col Fondo Monetario Internazionale, che prevedono una riforma del sistema tributario del paese all’interno del quale si situa anche l’ultimo aumento. 

Alle proteste ha risposto lo stesso Moreno, il quale ha escluso di poter tornare sui suoi passi ritirando il provvedimento, che a suo dire ha messo fine alle perdite economiche che il paese subiva a causa di una politica di sussidi ormai insostenibile. Riaffermando al contempo la linea governativa che prevede riforme non solo nel campo tributario, ma che riguarderanno anche il mondo del lavoro. 

Il problema è che Lenin Moreno, che ha assunto la presidenza nel maggio del 2017, ha trattato un prestito con il FMI di quattro miliardi e duecentonove milioni di dollari per poter uscire dalla crisi finanziaria ereditata da Correa. Cosa che lo rende manovrabile dal FMI al quale stanno a cuore le riforme che sono all’origine dell’attuale crisi. Al debito contratto col FMI si devono aggiungere altri sei miliardi di dollari di prestiti ottenuti da differenti organismi internazionali. Una delle cose richieste è stata appunto l’eliminazione dei sussidi al settore dei combustibili con la conseguente liberalizzazione dei prezzi. Se prima un gallone di diesel costava 1,03 dollari, ora è passato a 2,30, mentre la benzina normale da 1,85 ora si vende a 2,40 dollari. Un cambiamento che, in un paese in cui il reddito medio è alquanto basso, ha il significato di condannare alla fame una parte consistente di popolazione.

L’aumento dei prezzi del combustile rischia di essere solo il primo tempo di una strategia economica che, come si diceva, riguarderà anche lavoro e tributi, per i quali Moreno presenterà in parlamento propri progetti di legge, il cui senso sta diventando sempre più chiaro, soprattutto ai settori economicamente più deboli, che saranno i primi a pagare la stretta essendo anche privi di protezioni sociali. Tra le misure di cui si parla c’è la riduzione a quindici giorni di ferie per i dipendenti pubblici e l’abbassamento dei salari apicali nel settore statale, con cui si pensa di risparmiare circa centoquarantotto milioni di dollari.

Per poter compensare in qualche misura questi provvedimenti che sembrano pesare solo su un preciso settore sociale, il presidente ha pensato di far pagare una parte del sacrificio anche alle grandi imprese, chiamate a sborsare un contributo per tre anni che, secondo i calcoli del governo, porterà alle casse dello stato trecento milioni di dollari, grazie ai quali potrà aiutare la parte più debole della popolazione, sostenendo la sicurezza, l’educazione e la salute. 

Nella migliore filosofia economica liberista, che ormai Moreno non nasconde di aver abbracciato, tutte queste scelte economiche dovrebbero contribuire a dinamizzare l’economia e l’occupazione. Tenuto conto che il FMI ha richiesto che l’Ecuador arrivi a eliminare il proprio deficit conseguendo un avanzo primario del quattro per cento, se il piano di Lenin Moreno troverà l’approvazione parlamentare, il paese nei prossimi anni sarà impegnato ad accumulare riserve liquide di denaro da depositare in banche straniere, con l’obiettivo di far crescere le riserve dagli attuali quattro miliardi fino a quindici miliardi di dollari. Una pietra tombale sulla politica del suo predecessore Rafael Correa, e un addio alle stesse promesse elettorali fatte da Moreno sullo sviluppo delle infrastrutture pubbliche e al progetto di dare casa ai suoi compatrioti.

Insurrezione popolare contro Lenin ultima modifica: 2019-10-04T20:45:41+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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