Uomo vitruviano. Ma ci voleva il Tar?

Che sia dovuto intervenire un tribunale amministrativo per dire no al prestito del disegno leonardesco la dice lunga su come sia diventata discutibile la comprensione e quindi la tutela del nostro patrimonio artistico da parte di chi avrebbe l’obbligo costituzionale di esercitarla.
scritto da FRANCO MIRACCO

Che sia dovuto intervenire un tribunale amministrativo per dire no al prestito dell’Uomo Vitruviano la dice lunga su come sia diventata discutibile la comprensione e quindi la tutela del nostro patrimonio artistico da parte di chi avrebbe l’obbligo costituzionale di esercitarla. Dunque, un risultato straordinario quello ottenuto da Italia Nostra e che gli va riconosciuto in pieno.

Non sorprendono invece i ripetuti interventi di tipo centralistico e autoritario attuati  purtroppo dagli ultimi ministri ai beni e alle attività culturali, che dimostrano di non capire il danno e i rischi che corrono le opere d’arte ogni volta che diventano oggetti per trasferimenti e viaggi sempre pericolosi. Così la pensavano grandi storici dell’arte quali Francis Haskell e Ernst Gombrich, assolutamente contrari allo svuotamento “temporaneo” di musei e collezioni.

Basta poco, basta un istante perché accada l’irreparabile. Leonardo nel paragonare la pittura alla poesia parlò della superiorità del “suo” istante:

La tua penna fia consumata innanzi che tu descriva quel che immediatamente il pittore ti rappresenta con la sua scienza. E la tua lingua sarà impedita dalla sete e il corpo dal sonno e fame prima che tu con parole dimostri quello che in un istante il pittore ti dimostra.

Allora, che nessun cattivo istante metta a rischio il divino istante di Leonardo.

Italia nostra. No al trasferimento dell’Uomo Vitruviano.
Le ragioni di una scelta
Uomo vitruviano. Ma ci voleva il Tar? ultima modifica: 2019-10-10T10:55:00+01:00 da FRANCO MIRACCO

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