Bolivia. L’unico golpe, quello di Evo

In un paese polarizzato, in cui Morales perde comunque ampio consenso, il presidente annuncia in anticipo la sua vittoria in contrasto con i dati pubblicati dallo stesso organo elettorale.
scritto da PEDRO NAVAJA
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Versione in spagnolo

[LA PAZ]

Preludio

Domenica 20 ottobre 2019 (1), elezioni presidenziali in Bolivia. 

Morales si presenta per il suo quarto mandato consecutivo, ignorando la Costituzione da lui stesso proposta e approvata nel 2009 durante il suo primo mandato, e che prevede solo una rielezione (2).

In Bolivia non c’è un vero orario di apertura e chiusura dei seggi. La legge stabilisce un minimo di otto ore di funzionamento e normalmente lo fanno dalle 08:00 alle 16:00. Durante le elezioni non si può circolare con veicoli in tutto il paese. I cittadini raggiungono i seggi a piedi. La partecipazione è obbligatoria. Per alcune settimane dopo le elezioni, se non si possiede il certificato elettorale, non è possibile fare operazioni bancarie, richiedere il passaporto o seguire procedure pubbliche. 48 ore prima delle elezioni inizia il silenzio elettorale, quest’anno infranto da Morales con la scusa di non poter interrompere la consegna di opere del governo. Così il canale tv pubblico ha continuato a trasmettere i comizi di Morales, dove questi seguiva promettendo tutto ciò che era possibile. Tre giorni prima delle elezioni inizia anche il cosiddetto “acto de buen gobierno”. Una regola forse obsoleta che non consente gli agglomerati di persone sulle strade ed in luoghi pubblici (la marcia indigena contro il governo ha dovuto ritirarsi dalla cattedrale di Santa Cruz, dove era accampata) e la vendita e il consumo di bevande alcoliche. I supermercati sigillano l’area di alcolici e vini.

Quest’anno c’era solo un’impresa autorizzata dal Tribunale supremo elettorale (TSE) per trasmettere i sondaggi sull’intenzione di voto e gli exit poll: viaciencia. I suoi tre sondaggi sono stati gli unici ad essere trasmessi da tutti i canali televisivi (3).

Alcuni giornali hanno commissionato sondaggi autorizzati dal TSE e l’università pubblica di La Paz (UMSA), con una fondazione Jubileo, ne hanno realizzati altri due (4).

Un altro strumento per conoscere i dati rapidamente dopo il voto è stato il TREP (trasmissione dei risultati elettorali preliminari), realizzato dallo stesso TSE. Ciò avrebbe dovuto dare un risultato quasi definitivo, affidabile, sebbene preliminare, dopo un paio d’ore dalla chiusura dei seggi (5).

Quindi tutti i boliviani avrebbero avuto due strumenti per conoscere i risultati finali preliminari entro poche ore dalla chiusura del voto.

Le elezioni

Verso le 19:00  il TSE pubblica i primi risultati del TREP. 

Alle 19:40, all’83,76 per cento dei voti: Morales 45,2 per cento, Mesa 38,16 (differenza 7,12). Morales è primo ma si va al ballottaggio (6).

Mezz’ora dopo i risultati TREP arrivano anche gli exit poll definitivi di viaciencia, al cento per cento. Il margine era più ridotto tra Morales (43,9 per cento) e Mesa (39,4), ma non consideravano il voto all’estero (7).

Il ballottaggio è assicurato.

Iniziano le dichiarazioni dei candidati minori dall’opposizione (sette, oltre a Mesa), che hanno contribuito alla frammentazione del voto. Riconoscono la sconfitta. Alcuni promettono il voto al principale candidato dell’opposizione.

Mesa appare in una piazza della capitale La Paz. Con i suoi modi calmi e moderati, annuncia il secondo turno e ringrazia tutti i boliviani, coloro che hanno votato per lui e quelli che hanno votato per gli altri, come un atto di partecipazione pacifica e democratica al voto.

Morales non appare. Silenzio assoluto da parte del governo.

Il colpo di stato

Passa mezz’ora e un piccolo gruppo di militanti MAS si raduna di fronte al palazzo del governo. Non sembrano né numerosi né molto festosi. Forse rumorosi, ma senza facce felici.

Finalmente, circa due ore dopo la pubblicazione dei dati, appare il candidato Morales.

Lo fa direttamente nel palazzo di governo, con diversi ministri alle spalle. I sorrisi sembrano forzati e limitati a quando Morales prende la parola.

Morales annuncia testualmente. “Abbiamo vinto per la quarta volta consecutiva”.

Il dado è tratto.

Il colpo di stato, il golpe del governo, è in corso (8).

Contro ogni logica numerica, Morales NON dice

aspettiamo il conteggio ufficiale, i risultati definitivi, speriamo che non ci sia bisogno di un ballotaggio perché mancano i voti a noi favorevoli delle aree rurali.

NO. Dice:

abbiamo vinto.

Gli ordini agli operatori governativi sono chiari. Non si discute la vittoria. Nessun ballottaggio.

Così inizia la macchina “dell’adattamento” del voto su richiesta del candidato presidente.

La trasmissione dei dati TREP viene interrotta. 

Sarà riattivata solo dopo venti ore, già con il risultato che esclude il secondo turno per lo 0,11 per cento dei voti.

La parola d’ordine diffusa è che il voto “del campo”, rurale (tra il 25 e il 30 per cento degli elettori), modificherà ampiamente i risultati.

È vero: il voto rurale andino (non quello amazzonico e del Chaco) è ampiamente favorevole a Morales (9).

Ma i dati TREP, fino a quando sono stati pubblicati all’86,76 per cento, dicono altre cose.

Non mancano solo i voti rurali.

Non sono stati conteggiati il 34 per cento dei verbali delle città capoluogo dipartimentali (in tutte ha vinto il candidato Mesa) (10).

Manca il venti per cento dei verbali delle città intermedie, dove esiste una sostanziale parità tra i candidati (11).

Infine, mancano effettivamente i verbali dei comuni rurali, che rappresentano però solo un altro 34 per cento (12).

Quindi non sono solo i voti “dal campo” a mancare.

Nulla permette a Morales di affermare con certezza di aver ”vinto per la quarta volta consecutiva” (13).

Dirlo significa ignorare i dati del voto ed autoproclamarsi vincitore.

Così, il colpo di stato di Evo Morales in Bolivia è portato a termine.

È paradossale, ma non nuovo nelle affermazioni di Morales (14), che dichiari dopo due giorni di silenzio assoluto, la mattina di mercoledì 23 ottobre, che l’opposizione stia organizzando un colpo di stato per aver proclamato lo sciopero generale in difesa del voto democratico.

L’unico golpe è quello del candidato, costituzionalmente illegale, Evo Morales.

Waldo Albarracín colpito durante protesta di fronte al TSE. Albarracín è stato “defensor del pueblo” della Bolivia ed è attualmente il rettore dell’università publica di La Paz (UMSA).

La speranza

L’unica illusione per i boliviani, e garantire la trasparenza democratica, sono ora le due proposte dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA).

La missione di osservatori OEA in Bolivia ha consigliato di riconoscere il secondo turno rilevando, a parte la scarsa trasparenza nel conteggio dei voti e nella diffusione dei risultati, le “cifre minuscole” (abbiamo visto che erano sull’ordine dello 0,11 per cento)  che farebbero escludere il ballottaggio.

C’è stata anche una proposta del governo per un eventuale riconteggio dei voti da parte OEA. Proposta accettata dal segretario generale, Luis Almagro, purché il verdetto di questo conteggio sia vincolante e accettato da entrambi i candidati, Morales e Mesa.

Fino a che punto l’OEA sia in grado di verificare verbali e voti, probabilmente già abilmente modificati, non è noto, ancor più adesso dopo le dimissioni del vice presidente del TSE, l’unico che, pur tiepidamente, aveva garantito un po’ di trasparenza, non era apertamente un operatore del governo e aveva criticato l’interruzione inspiegabile dei dati TREP.

Entrambe le proposte, in particolare la prima, sono comunque forse il modo più adeguato e pacifico per evitare uno scontro tra boliviani in cui Morales ha tutto da guadagnare, con forze armate e polizia già raggruppate e pronte ad intervenire, con una magistratura completamente controllata dal governo (15) e l’appello fatto da Morales ai “movimenti sociali”, gruppi corporativi simili ai tristemente noti  squadristi, per “difendere il voto”.

Infine, sperando che l’OEA (con il sostegno della missione di osservatori della UE) abbia un ruolo pacificatore e chiarificatore in queste elezioni presidenziali della Bolivia, confidiamo che Morales e Mesa accettino le soluzioni da loro proposte, includano o meno la possibilità di tornare ad affrontarsi democraticamente e pacificamente in un ballottaggio previsto nei prossimi sessanta giorni (16).

Una vignetta di Trond apparsa su El Deber

NOTE

1. Si doveva votare il 27 ottobre ma, su richiesta di Morales, il TSE ha permesso il cambio di data con la scusa che coincideva con le elezioni in Argentina e Uruguay.

2. Su questo Morales aveva indetto un referendum di emendamento costituzionale nel 2016. La consultazione popolare ha respinto la modifica costituzionale. Mesi dopo, senza cambiare la costituzione, la Corte Costituzionale autorizzò la 4a candidatura di Morales considerando il “Pacto de San Josè” prioritario rispetto alla costituzione. Il “Pacto” sancisce il diritto umano alla partecipazione dei cittadini ai processi democratici. Sebbene diverse sentenze degli organi OEA nel continente affermino che questo diritto umano è volto a garantire la partecipazione popolare, e non la rielezione del presidente in carica, la CC boliviana ha proceduto comunque.

3. I primi due davano a Morales ampio margine di vittoria, mentre l’ultimo assicurava il ballottaggio.

4. La diffusione del primo sondaggio non è stata autorizzata dal TSE con la motivazione che mancavano alcuni dati sulla metodologia (furono corretti tutti ma il sondaggio non è stato mai autorizzato alla pubblicazione). Il secondo, con tutti i dati metodologici richiesti dal TSE, non è stato pubblicato perché l’autorizzazione del TSE è arrivata troppo tardi, quando il silenzio elettorale era già in vigore.

Entrambi hanno avuto diffusione nei social network. A differenza degli altri sondaggi (con al massimo un paio di migliaia di intervistati), e seguendo gli stessi principi statistici, sono stati in grado di intervistare circa diecimila persone, in tutti i dipartimenti, nelle città e nelle campagne. In entrambi i casi i risultati davano una maggiore vicinanza nei voti tra Morales e Mesa rispetto alle altre indagini.

5. Il meccanismo funziona in questo modo. a) personale autorizzato fotografa il codice a barre del verbale e i risultati, b) viene trasmesso e archiviato nei server TSE, c) il TSE convalida, trascrive e approva la sua pubblicazione, d) i risultati e l’immagine del verbale sono pubbicati. Va notato che l’impresa pubblica delle telecomunicazioni ENTEL, già da diversi anni afferma che esiste una copertura del cento per cento delle comunicazioni telefoniche nazionali.

6. Il sistema elettorale boliviano stabilisce che l’elezione diretta del presidente avviene ottenendo oltre il cinquanta per cento dei voti o, con meno del cinquanta per cento, con una distanza tra il primo e il secondo superiore al dieci per cento. Ciò è diverso, ad esempio, da altri paesi con sistemi presidenziali del continente o da ciò che accade in Italia per i sindaci (NdR), dove al di sotto del cinquanta per cento il secondo turno è garantito senza considerare le distanze tra i candidati.

7. Morales ha condotto un’intensa campagna elettorale all’estero, in particolare in Argentina e Brasile, dove vi è il maggior numero di migranti boliviani, garantendo numerosi benefici, incluso il prezzo boliviano della benzina anche con la targa argentina (le auto con targa straniera pagano più del doppio). In effetti, Argentina e Brasile (220mila voti in totale) hanno votato massicciamente per Morales, a differenza degli altri paesi in cui sono concentrati i migranti boliviani (Spagna, Italia, Stati Uniti e Cile, 130mila voti in totale) che hanno votato principalmente per Mesa.

8. Il vicepresidente Linera, ore dopo, è sembrato più cauto e, nonostante abbia ripetuto il richiamo alla vittoria, non ha escluso il secondo turno.

9. Va detto che nei comuni rurali non arrivano gli osservatori elettorali. Ci sono comuni (piccoli, a volte con meno di mille elettori) in cui Morales raggiunge il 97 per cento e il suo avversario lo 0,5 per cento. È un voto libero, informato, consapevole e trasparente? È difficile da dire. In questi stessi luoghi, nelle elezioni precedenti all’era Morales, i cosiddetti partiti tradizionali ottenevano risultati “bulgari” simili. In questi luoghi, in molti casi, non è consentita la presenza dell’opposizione.

10. In alcuni casi molto ampiamente. Santa Cruz de la Sierra, la città più popolosa della Bolivia: Mesa 55 per cento, Morales 28 per cento. Sierra Cruz è la città dove mancava contabilizzare piu verbali.

11. Non cosi a El Alto, la più grande città non capitale dipartimentale della Bolivia, Morales (55 per cento), Mesa (24 per cento).

12. L’undici per cento dei verbali mancanti proviene da Potosí, dove non erano disponibili dati specifici sui voti per municipio  fino a mercoledì 23 ottobre.

13. Affermare di “aver vinto” è inoltre “improprio” dato che Morales in ogni caso passa dal 61 per cento del 2014 al 45 per cento di oggi. Molto lontano dal settanta per cento che aveva chiesto ai propri elettori.

14. Pochi giorni prima del referendum di modifica costituzionale per permetter l’ennesima rielezione, Morales affermava: “se vince il NO ce ne andremo silenziosi. Non faremo certo un colpo di stato”. Il No vinse e Morales è ancora candidato nonostante l’esito referendario.

15. Al di fuori della Bolivia, o in Europa, deve essere difficile comprendere che funzionari del partito di governo siano nominati giudici o pubblici ministeri, ipso facto, senza alcun concorso, solo col titolo di avvocato.

16. Dev’essere chiaro, tuttavia, anche andando al secondo turno, che le garanzie di elezioni trasparenti (non dico equitative… poiché tutto l’apparato statale continuerà ad essere a disposizione di Morales) rimarranno limitate e la TSE sarà resterà controllata dal governo.

Bolivia. L’unico golpe, quello di Evo ultima modifica: 2019-10-24T13:20:11+02:00 da PEDRO NAVAJA

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