Un governo progressista per salvare la Spagna

A tempo di record, neanche 48 ore dopo la chiusura delle urne, Pedro Sánchez e Pablo Iglesias annunciano un preaccordo tra Psoe e Podemos per la formazione di un esecutivo di coalizione, il primo nella storia della democrazia spagnola.
scritto da ETTORE SINISCALCHI

[BARCELLONA]

Pedro Sánchez brucia le tappe e appare davanti alle telecamere assieme a Pablo Iglesias per annunciare e firmare un preaccordo tra il Psoe e Unidas Podemos per “la formazione di un governo progressista, così come i cittadini hanno sancito nelle urne”. Per la prima volta la democrazia spagnola avrà un governo di coalizione.

Le urne hanno sancito il fallimento della scommessa di Sánchez. Il nuovo passaggio elettorale non ha rafforzato il Psoe, il Partido popular ha frenato la discesa e consolidato la seconda posizione, l’estrema destra di Vox è diventata la terza forza parlamentare, il crollo di Ciudadanos ha reso impossibile un accordo con gli arancioni. Un governo di coalizione a sinistra era l’unica strada rimasta a Sánchez per non cadere nell’abbraccio di Pablo Casado. Il costo di una coalizione nazionale col Pp, nell’elettorato socialista e per le contropartite che Casado avrebbe potuto chiedere, a partire dalla testa di Sánchez, era troppo alto. Malgrado fosse ora ancor più difficile, il governo di coalizione era la via migliore per il segretario socialista.

Con un tweet Pédro Sánchez annuncia l’intesa con Iglesias: “Gli spagnoli e le spegnole hanno parlato. Compete a noi dirigenti tradurre la loro volontà e superare lo stallo. Oggi noi del Psoe e di Unidas Podemos firmiamo un preaccordo per formare un governo progressista di coalizione.”

I protagonisti politici hanno voluto sorprendere con l’immediatezza del gesto, che rompe le consuetudini spagnole nelle quali i partiti non si parlano prima che il re dia l’incarico esplorativo. Sottolineano così l’importanza storica del momento. A margine, gli staff diffondono la notizia che il veto a Iglesias non c’è più e il leader viola avrà una vicepresidenza. I “titoli” dell’accordo descrivono un’impronta progressista e enumerano le questioni centrali, a partire dalla volontà di affrontare la questione catalana. I due segretari sottolineano la volontà di varare un progetto “per la legislatura” e Sánchez non annacqua il senso del malumore dell’elettorato progressista per non aver percorso prima questo cammino.

Quello che la scorsa volta era una splendida opportunità è diventata adesso una necessità,

ha riassunto Pablo Iglesias. Parlare subito fra partiti riconduce anche la politica spagnola a pratiche più abituali nei paesi europei, dove si tenta di andare dal Capo dello stato sempre con ipotesi di alleanza già sondate. E vuole dare il forte segnale che la politica ritorna a prendersi le responsabilità che le competono. Non a caso Sánchez ha parlato di

Un progetto che suscita tante speranze da far superare qualsiasi contrasto.

“Le cose importanti non riescono subito”. Così il tweet fissato in cima all’account di Podemos, che annuncia il preaccordo con il Psoe.

La notte del voto la militanza gridava al segretario socialista “Con Iglesias sì, con Casado no!”. La notte del 28 aprile urlarono “Sí, se puede”, riferendosi al governo con Up. Dopo due passaggi elettorali il richiamo ottiene ascolto. Il costo pagato nel voler tornare alle urne è stato alto, per il Psoe e per la democrazia spagnola. Forse scopriremo anche che è stato necessario. Intanto è ancora tutto da costruire un cammino che trovi in parlamento una maggioranza, con da risolvere il nodo di Esquerra republicana de Catalunya, con Sánchez che prova a coinvolgere quel che resta di Ciudadanos per non dipendere dal voto degli indipendentisti. Se funzionerà e come ancora non lo sappiamo, ma è indubbio che la Spagna sia davanti a una svolta.

Un governo progressista per salvare la Spagna ultima modifica: 2019-11-12T18:12:04+01:00 da ETTORE SINISCALCHI

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