Venezia. L’insegnamento dei libri salvati

Due lezioni da raccogliere per una svolta radicale di questa città: la prima è la consapevolezza e il debito morale dell’immenso patrimonio che ci è stato tramandato. La seconda, l’atteggiamento verso le nuove generazioni, che ci stanno mostrando, come Greta, dove stanno i valori e le urgenze da affrontare.
scritto da TIZIANA PLEBANI
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Ho visto di persona l’azione dei giovani, per lo più studenti delle nostre università, ma non solo, all’opera per aiutare le persone in difficoltà e per sgomberare beni danneggiati. Ma il loro pensiero e il loro sforzo si è subito rivolto agli istituti di cultura, soprattutto alle Biblioteche in parte sommerse. Quello che negli orientamenti della politica pare indifferente e senza valore, il vasto e differenziato patrimonio librario e documentario, ai loro occhi invece è ritornato a essere un bene prezioso e comune, un fondamento di una società che nel sapere sedimentato non solo custodisce la storia ma anche le risorse per indagare il presente e per far argine alla nuova barbarie culturale.

Quando un paio di giorni fa, in aiuto alla Biblioteca della Fondazione Levi, parlando con questi giovani volontari che chiedevano la ragione della conservazione dei volumi a piano terra, ho spiegato che in questa città non si è voluto dotare di spazi le Biblioteche, preferendo destinare palazzi dismessi a uso turistico, e che è per questo, per l’impossibilità drammatica di estendere le collezioni, a malincuore sono stati scaffalati i piani bassi, con le conseguenze che ora constatiamo. 

Si dirà che queste sono contingenze impreviste e che dipendono dall’emergenza climatica che ha accelerato in maniera poderosa la sua azione. È vero ma ricordo, da conservatrice, che in nessuna condizione i libri e i documenti vivono bene a contatto con il piano terra. Ieri, amareggiata per ciò che è successo alla Querini, al Conservatorio, alla Marciana, avevo concluso dicendo ai giovani presenti che dei libri non importa granché. E una ragazza mi ha risposto: ma a noi sì!

Foto @rscano

Due dunque le lezioni da raccogliere per una svolta radicale di questa città: la prima è la consapevolezza e il debito morale dell’immenso patrimonio che ci è stato tramandato. Costituirebbe una risorsa di valorizzazione, un investimento nel futuro che potrebbe dare lavoro a tanti giovani anche nel settore della conservazione e del restauro e rilancerebbe Venezia come città della cultura, smettendo di accettare il turismo come unico destino.

La seconda lezione riguarda l’atteggiamento della città verso le nuove generazioni, che ci stanno  mostrando, come Greta, dove stanno i valori e le urgenze da affrontare. Ma allora guardiamoli con altri occhi questi giovani, che forse la sera fanno anche un po’ di confusione e hanno stili di vita differenti, ma riempiono la nostra città di vite piene ancora di speranze e di desideri di migliorare il nostro mondo. Ricordiamoci di loro e dei loro interventi, dell’amore che hanno riversato in questa città, quando si tratterà di affittare loro stanze, evitiamo di strozzarli con richieste esose, trattiamo bene questa risorsa di bellezza e vitalità che serve a questa città come il pane. 

Senza di loro Venezia davvero muore.

Nella foto d’apertura un’immagine dei danni alla Fondazione Querini Stampalia

Venezia. L’insegnamento dei libri salvati ultima modifica: 2019-11-20T10:50:09+01:00 da TIZIANA PLEBANI

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