Referendum. Il tempo del sì

scritto da MICHELE SAVORGNANO
Condividi
PDF

In vista del referendum che si terrà domenica primo dicembre nel Comune di Venezia, ytali ospita una serie di interventi a favore e contrari al quesito referendario. Dopo gli articoli di Franco Avicolli, Carlo Rubini, Roberto D’Agostino, Guido Zucconi, dopo la presa di posizione di ex dirigenti e funzionari del Comune di Venezia a favore di una partecipazione democratica al voto, riceviamo l’intervento di Michele Savorgnano che qui di seguito pubblichiamo.
La consultazione di domenica prossima riguarda gli elettori veneziani, che saranno chiamati a pronunciarsi per la quinta volta sulla proposta di separazione – autonomia, preferiscono dire i sostenitori del sì alla divisione – tra Venezia, con le isole dell’estuario, e Mestre e terraferma. L’esito della consultazione avrà conseguenze sulla composizione della Città metropolitana di Venezia (852.472 abitanti a fine maggio) e su quella del Comune di Venezia (268.841 abitanti), suddiviso nelle municipalità di Venezia-Murano-Burano (69.679 abitanti), Lido Pellestrina (21.691), Favaro (23.376), Mestre Carpenedo (88.181), Chirignago-Zelarino (37.629) e Marghera (28.285).
Nel complesso 91.370 veneziani d’acqua e 177.471 di terraferma.
In caso di vittoria del “sì”, Venezia finirebbe al quarto posto tra i comuni veneti capoluogo di provincia, dopo Verona, Padova e Vicenza, mentre Mestre diventerebbe il terzo comune più popoloso della regione, il primo tra i non capoluogo di provincia. Sarà il quinto referendum sulla separazione. Nella tabella che segue i risultati delle precedenti consultazioni.

Mi sono interrogato spesso (e di questi tempi ancora più intensamente) cosa rende questa luogo unico.

Perché così tante persone (me compreso) decisero e decidono ancora di scegliere questo luogo come meta stanziale, perché altrettante persone decidono di andarsene (a parte quelli che sono stati obbligati a lasciarlo, ma quella è una triste storia).

Tutti pensano all’acqua, all’unicità di questo luogo, alla simbiosi fra terra (poca), pietra e acqua; io stesso l’ho pensato e ne ero quasi convinto.

In passato pensavo che la mia vita sarebbe stata essenzialmente nomade (alla Bruce Chatwin per intenderci), e per anni ho cercato nel mondo qualcosa che potesse darmi un indizio di casa, che mi parlasse, che mi desse una risonanza e che mi facesse capire che era quello il luogo “ideale”.

Una sera, tornando verso il Friuli, invece di cambiare treno a Mestre ho proseguito fino alla stazione di Santa Lucia, sono uscito sedendomi sulla gradinata, prendendomi il giusto tempo.

È questa la chiave, il click che in alcuni scatta, soprattutto per i foresti che decidono di trasferirsi qui (per i nativi è molto più difficile, devono avere una marcia in più per capire questa cosa fondamentale), è il Kairos, il tempo giusto.

Non è l’acqua, è il tempo, il ritmo diverso che separa noi, che qui ci svegliamo e andiamo a dormire, da tutto ciò che è oltre il Ponte della Libertà.

Noi andiamo a una velocità che nel resto del mondo è frenesia, gli stessi turisti (non sto parlando dei viaggiatori che numerosi popolano questa meta e che vengono confusi con i turisti) rimangono sulla lunghezza d’onda che si portano oltre il ponte (che per loro è il ponte della schiavitù), sono gli unici, i turisti (insieme a politici, a generali e al presidente della Biennale) a prendere il taxi acqueo, noi lagunari non lo prendiamo, non è un mezzo pubblico, è un mezzo turistico, e tale dovrebbe essere considerato.

Non vogliamo separarci dalla Terraferma perché siamo snob o pazzi, ma solo e unicamente per il fatto che siamo portatori di una cultura del tempo che vogliamo preservare anche per gli altri abitanti della Terra; un nostro ex sindaco, forse il più amato e odiato (lui sarebbe più contento di questa seconda ipotesi), è stato probabilmente il sindaco che ha meglio interpretato questo spirito del tempo (lui l’avrebbe chiamato Zeitgeist). Non prendeva taxi, col suo loden verde veniva a Ca’Farsetti in vaporetto, come noi. Come noi condivideva la lentezza, intesa come valore positivo.

La Terraferma ha il diritto di trovare il suo Zeitgeist, i suoi nuovi cittadini possono venire a ispirarsi oltre il ponte, in questa che non è una città, è una non-città, è un arcipelago.

Se consideriamo il tempo come metro di valutazione (e noi lo facciamo sempre) capiremmo che Burano e Mazzorbo sono a un’ora di navigazione dalla stazione e non a dieci chilometri e ottocento metri, Punta Vela di Sant’Erasmo la stessa cosa, per non parlare del convento di San Francesco del Deserto, o di Mazzorbetto, dove il tempo si ferma, e lascia spazio all’infinito.

Non ho mai nominato Venezia, così come Marco Polo mai nominò Venezia a Kublai Khan nelle Città Invisibili di Italo Calvino, perché per me Venezia non esiste se non in virtù del suo essere plurale nell’unicità, o unica nella sua pluralità, vedete un po’ voi.

Referendum. Il tempo del sì ultima modifica: 2019-11-28T18:47:56+01:00 da MICHELE SAVORGNANO

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

Lascia un commento