Dieta mediterranea. Conversando con Stamler a Pioppi

Lo scienziato statunitense che “scoprì” e valorizzò il regime alimentare oggi celebrato in tutto il mondo ha compiuto cent’anni. Nel Cilento era di casa dal 1966.
scritto da AGOSTINO CAPPUCCIO
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Lo scorso 27 ottobre la Northwestern University di Chicago ha festeggiato i cent’anni di Jeremiah “Jerry” Stamler – padre fondatore, insieme ad Ancel Keys, della “dieta mediterranea” – con una biografia del grande scienziato, con una parte dedicata anche al suo impegno sul terreno dei diritti civili. Il nuovo numero del bimestrale su carta INFINITIMONDI (12/2019) gli dedica uno speciale, che sarà presentato lunedì 16 dicembre a Napoli (locandina a fondo pagina). L’articolo che segue è parte di questo numero speciale.

Jeremiah Stamler è la storia della moderna medicina preventiva, è larga parte della storia della dieta mediterranea, è campione dei diritti civili, è un grande scienziato, è persona di sconfinata umanità. Tutto questo non potevo saperlo quando l’incontrai; l’ho imparato gradualmente, sempre non sorprendendomi, nel corso degli anni.

Venne a Pioppi per la prima volta in occasione dell’inaugurazione della casa di Ancel Keys (giugno 1966) e di questo primo approccio al Cilento rievocava sempre con toni tra l’avventuroso e il divertito il viaggio che insieme alla moglie Rose fece da Napoli per raggiungere la località di Cannetiello che, da quel momento in poi, si sarebbe chiamata Minnelea.

S’avvertiva nell’aria, in quegli anni, quando in paese c’erano i “professori americani “ e i loro ospiti: li incontravi, in giro nel paese e nei dintorni, con sguardo curioso e sempre pronti al saluto con un cenno gentile. Ma “quel” professore aveva una carica di cordialità in più: salutava sempre con qualche parola di italiano, spesso rivolgendosi alle persone che incontrava chiamandole per nome e sempre mostrando un grande sorriso.

Dopo i nostri primi incontri – in paese, immancabilmente all’ufficio postale, nei negozi per la spesa – lui sapeva di me che ero uno studente liceale e sarei andato all’Università.

Nel settembre 1969 – nel palazzo Vinciprova era in corso il “ten day teaching seminar” – mi trovavo in sua compagnia in una pausa del lavori e mentre una troupe di una televisione svizzera s’apprestava ad intervistarlo.

Agostino, mi disse, tu adesso completi i tuoi studi liceali, poi all’università puoi iscriverti a medicina e se vorrai, potrai venire a completare i tuoi studi in America, presso l’università dove io lavoro. 

Caro Professore – risposi – sicuramente intendo frequentare l’università ma una cosa di cui sono certo è che non mi iscriverò a medicina.

Esperienze ospedaliere infantili e l’idea del medico come filtro delle sofferenze umane mi facevano rifiutare a priori questa scelta.

La proposta del Professore era stata formulata come sempre accompagnata dall’eloquio affettuoso e da un ampio sorriso e la mia risposta franca ma altrettanto cordiale non fecero mutare il feeling tra noi: continuai a dare una mano ai convegnisti per tutta la durata di quel memorabile Congresso e sempre – negli anni a venire – con Jeremiah Stamler ci saremmo trovati a chiacchierare dei fatti locali o a conversare sui progressi delle sue ricerche o delle prospettive politiche del momento.

( Dell’evento del 1969 – come di quello del 2009 – conservo le firme di tutti i convegnisti.)

A me, studente del liceo classico, i frequenti e precisi riferimenti che il Professore faceva parlando dei classici, citando Enea o Ulisse non meravigliavano ma in qualche modo incuriosivano. Tutto mi fu più chiaro quando un giorno Jerry Stamler mi spiegò il suo approccio agli studi di medicina.

Il padre, dentista a New York, negli anni della grande depressione faticava non poco per far quadrare il bilancio familiare: i pazienti, che ne apprezzavano le qualità professionali, frequentavano in numero notevole lo studio ma… contante ne circolava poco perché l’economia era bloccata. Qualche commerciante cominciò a pagare fornendo cibo… così la dispensa di casa diventò abbastanza fornita, un po’ meno il portafogli. 

In questo clima, Jeremiah Stamler decise che avrebbe intrapreso gli studi di medicina. Il padre, allora, pur con qualche perplessità, gli ricordò che per un tale percorso era fondamentale conoscere le lingue classiche: e così studiando il latino e il greco il giovane Jerry entrò in contatto con gli eroi e i miti di un mondo che, anni dopo, gli sembrerà vedere ancora solcare le onde di quel mare sul quale si affaccia la casa che costruirà poco lontano da quella di Ancel Keys.

Jeremy Stamler a Pioppi nel 2009

Nel corso degli anni via via diventò consuetudine tra noi riferirsi a una scaletta di argomenti da discutere quando c’incontravamo. Nel primo incontro dopo il suo arrivo a Minnelea (generalmente in autunno), il Professore chiedeva un dettagliato aggiornamento sulle vicende di famiglia e locali: si cominciava dallo stato di salute di familiari e amici, poi gli studi dei figli e il lavoro, gli avvenimenti che avevano più di recente interessato la comunità .

Si passava, quindi, a discutere delle vicende politiche italiane, di quelle d’oltreoceano e dei temi più rilevanti dell’attualità: l’ambiente e le tensioni nel mondo erano tra quelli obbligati. Nel corso delle nostre conversazioni, che avvenivano nel salone-studio-libreria di casa Stamler, di volta in volta prendeva il sopravvento qualche fatto di più rilevante attualità.

Capitava che, su qualche argomento, la conversazione lasciasse appeso qualche interrogativo. Se la risposta era affidata a me, dovevo preoccuparmi di arrivare preparato all’incontro successivo perché sicuramente tra le domande che mi sarei sentito rivolgere c’era quella relativa all’argomento lasciato sospeso. Allo stesso modo se l’interrogativo senza risposta era affidato al Professore, all’incontro successivo avrei certamente trovato un circostanziato chiarimento.

Ricordo che, a seguito del Convegno del 2009 (tenuto a Pioppi in occasione dei novant’anni di Jeremiah Stamler) e di considerazioni storiche emerse sull’alimentazione dell’Italia meridionale, Gianfranco Nappi portò in regalo al Professore un libro su Emilio Sereni che conteneva stralci degli studi di questi sull’agricoltura italiana e la riproduzione della sua tesi di laurea. Andato via Gianfranco, il Professore – ma anche lady Gloria, visibilmente interessata – mi rivolsero varie domande su Emilio Sereni alle quali risposi con le poche informazioni che conoscevo. Qualche giorno dopo, ritornato a casa Stamler, il Professore mi elencò i numerosi meriti accademici di Sereni non trascurando poi di accennare alle sue radici ebraiche.

Avveniva spesso, e sempre in base a un calendario attentamente programmato, che le nostre conversazioni si svolgessero nel corso di incontri conviviali. In tali occasioni il Professore non perdeva l’occasione per ricordare in modo divertito ai commensali che “non c’è pasto senza pasta” per poi spiegare le virtù di una sana alimentazione che, ovviamente, doveva essere il più possibile scevra di sale. 

L’elezione del presidente degli Stati Uniti costituiva un punto di grande interesse per Jeremiah Stamler. Nell’autunno del 2008 egli si trovava a Pioppi in occasione delle votazioni che videro eletto Barack Obama: ricordo che grande fu il suo coinvolgimento. Ogni giorno, più volte al giorno, si metteva in contatto telefonico con gli USA e in quella circostanza ho notato – una delle pochissime volte – quanto la precarietà del collegamento telefonico lo facesse soffrire. Gioì per l’elezione di Obama: capii, poi, che al di là della affinità di vedute, la sua soddisfazione fosse dovuta principalmente al fatto che il Professore auspicava una riforma sanitaria che estendesse i benefici della tutela a fasce più ampie della popolazione. In seguito negli anni successivi, ricordo la partecipazione con cui seguiva le vicende dell’approvazione della legge restando lungamente in contatto con suoi colleghi e collaboratori ai quali forniva precise indicazioni e consigli.

Frequentemente mi trovavo ad ascoltare il Professore Stamler sulle prospettive della medicina preventiva, – egli era parimenti informato dello stato degli studi negli USA come in Europa o in altre parti del mondo – ma questo argomento divenne più frequente oggetto delle nostre conversazioni nel corso dell’iter della riforma sanitaria USA e successivamente.

Ebbi modo di riascoltare, in tali circostanze, l’incipit del corso dei suoi studi. Era il 1948 e, nell’Università di Chicago dove era appena entrato, aveva potuto osservare un esperimento condotto da una sua collega di lunga esperienza. La dottoressa, al fine di ottenere un più veloce aumento di peso dei polli che poi sarebbero serviti per i suoi esperimenti, forniva loro abbondanti quantità di sale nel cibo: rapidamente i polli ingrassavano ma repentinamente morivano. La dottoressa non seppe dare una spiegazione precisa del fatto al giovane e curioso Jeremiah che, a quel punto iniziò a condurre degli esperimenti per proprio conto: scoprì ben presto che il sale rappresentava la causa della ritenzione idrica che induceva l’aumento di peso ma altresì era l’elemento scatenante di emorragie cerebrali. 

Iniziò, così, un filone di studi che rappresenta uno dei capisaldi della prevenzione delle malattie cerebro-cardio vascolari e uno dei punti di partenza degli studi sulla dieta mediterranea.

La campagna “meno sale, più salute”, in anni recenti condotta in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità è l’aggiornamento di questo filone di studi nel nostro Paese.

Frequenti sono state le occasioni in cui abbiamo parlato di stili di vita, di corretta alimentazione e qualità dei cibi. Il Professore, che ha coordinato gli studi sull’alimentazione della popolazione dell’area sud-occidentale della Cina per vent’anni (dal 1980 al 1999) mi ricordava che la qualità dei cibi consumati in quell’area e l’equilibrio dei vari componenti dell’alimentazione corrente erano tali che se gli studi che portarono alla definizione di dieta mediterranea fossero iniziati in quella parte del mondo, la dieta cinese sarebbe arrivata prima della dieta mediterranea e chissà se di quest’ultima si sarebbe parlato tanto. E discutendo dell’evoluzione delle ricerche e delle potenziali prospettive più volte si chiedeva cosa ci sarebbe stato dopo gli omega 3 e le conseguenti deduzioni fatte da Ancel Keys e da quel nucleo di studiosi.

“Cosa resta oggi della dieta mediterranea?”, gli chiesi in occasione del nostro ultimo incontro. “Molto poco”, mi rispose un po’ contrariato e m’invitò a prendere una cartellina su una mensola della libreria che copre la parete in fondo allo studio, dove ci trovavamo. “C’è un gran parlare, ma tutto si riduce a un business economico, come tu sai”, disse, completando il suo pensiero e traendo dalla cartellina, mostrandomeli, alcuni ritagli di interviste che di recente aveva rilasciato.

Era un giorno di inizio marzo 2017: ci eravamo trovati a cena poche sere prima e, in tono di affettuoso rimprovero, prima di salutarci, il Professore mi aveva ricordato: “Non abbiamo completato la nostra chiacchierata sulla politica. Quando ci rivediamo?” Gli avevo assicurato che sarei andato a casa sua dopo qualche giorno e così avevo fatto, anche perché la sua partenza per gli USA era imminente.

Avevo, un po’ provocatoriamente, anticipato un tema della conversazione che continuammo o, più precisamente, continuai ad ascoltare il seguito dei suoi pensieri sulla dieta mediterranea, sullo stato della ricerca nel campo della prevenzione e sulle difficoltà che l’applicazione della riforma sanitaria incontrava negli USA .

Il Professore proseguì elencandomi le difficoltà politiche per l’attuazione della riforma, i problemi sociali da rimuovere, le pressioni delle potenti lobby. 

Lungamente mi intrattenne sui temi dell’attualità politica, della pace nel mondo e dello sviluppo ma pronunciandosi, infine, con parole di speranza sui progressi della scienza medica.

Ero in piedi per salutarlo quando – a commento della lunga conversazione – pronunciò queste parole: “Forsan et haec olim meminisse iuvabit”.

“Certamente – risposi – sarà sempre gradito e sommamente utile ritornare su questi argomenti per ricordare e approfondirli”.

In quel momento e tutte le volte che successivamente mi è tornato in mente quell’episodio ho colto in quelle parole l’essenza del lascito di Jeremiah Stamler.

La delicata esortazione di Enea ai suoi sfiduciati compagni contiene l’invito a coltivare la memoria per volgersi con speranza verso nuovi obiettivi. 

È questa la lezione e anche l’esercizio più saggio al quale mi sono sentito invitato dal grande Jerry, il nostro amico Prof che ha voluto onorare con la sua presenza e i suoi studi il nostro Paese e la straordinaria terra della nostra Regione.


Dieta mediterranea. Conversando con Stamler a Pioppi ultima modifica: 2019-12-12T18:13:58+01:00 da AGOSTINO CAPPUCCIO

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