Bianca e Marcella (che fu Marcello)

Dall’infanzia complicata all’esplosione del ’68, dalla Dolce Vita ai grandi registi che la vollero nei loro film, fino alla scelta del cambiamento di sesso, l’arrivo a Bologna, la prostituzione, la militanza politica e le battaglie civili alla guida del Movimento Italiano Transessuali. “Una vita bellissima” diventa una storia toccante e appassionante grazie alla penna della Berlinguer.
BARBARA MARENGO
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Come tutte le storie vere, è dura e cruda, ma anche piena di tenerezza e speranza: è la Storia di Marcella che fu Marcello, diario-confessione che Marcella Di Folco ha affidato a Bianca Berlinguer (La nave di Teseo 2019). Ma chi è Marcella e perché la giornalista ha raccolto con passione la sua eredità trasmettendola a noi? Marcella è stata un transessuale che ha lottato durante un’esistenza non certo facile per dare dignità e protezione ad una categoria di persone fragili dal percorso di vita difficilissimo. Un mondo parallelo, quello dei transessuali, che in Marcella ha trovato una combattiva paladina e testimone di incomprensioni, traumi, sofferenze, assunzione di responsabilità per scelte di vita che non sempre la società accetta. 

Marcella nasce in una famiglia benestante a Roma, ai Parioli, nel 1943 e muore a Bologna per un cancro al colon nel 2010. 

“Ma tu sei maschio o femmina?”, domanda che la figlia della Berlinguer e tante persone assieme a lei, poneva a Marcella, amica di Bianca in seguito a un servizio giornalistico su un Gay Pride a Venezia nel 1997. La Di Folco rispondeva con una fragorosa risata a tale semplice e al tempo stesso complessa questione. Imperniata su questa ambiguità – l’“inquieta identità di genere” che portò Marcello al cambiamento di sesso a Casablanca – si è svolta la vita di questa persona, che dalle pagine del suo diario appare tenace e sofferente, lacerata da contraddizioni, messa a dura prova da amori, rapporti sociali drammatici, pericoli e disagi. 

Ripercorrendo la vita di MarcelloMarcella il racconto inizia con l’analizzare il trauma di sentirsi femmina in un corpo di maschio fin dai primi anni di vita assieme alle difficoltà economiche dopo la morte di un padre assente e autoritario: un comprensibile crudele disagio nella società degli anni Sessanta, ancora chiusa rispetto ai problemi legati alla sessualità, ancora oggi non del tutto risolti. Dileggio ed emarginazione, sordide esperienze sessuali e incontri clandestini, sempre con consapevolezza e la ricerca di un cambiamento che desse dignità non solo a MarcelloMarcella ma alla numerosa comunità di transessuali.

Argomento pruriginoso e anatema dei benpensanti: scelte trasgressive in una società, quella degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, ancora chiusa verso questo tipo di problemi: per combattere la “trans-fobia” che emarginava i transessuali ponendoli tra “le ultime delle ultime”, Marcello impegna una parte della sua vita nel Movimento Italiano Transessuali, il MIT, e dopo l’operazione per il cambiamento di sesso a Casablanca nel 1980, come Marcella, diventa consigliere comunale dei Verdi a Bologna. 

Depressione e sofferenza, consapevolezza delle scelte difficili, tensioni familiari, percorsi ai margini della società come la prostituzione, ricerca continua di una amore ed eccessi, assieme a viaggi e impegno sociale hanno caratterizzato la vita di colei che oramai anche all’anagrafe risultava essere donna, Marcella: che si batte per far sì che una legge permetta e regoli la vita difficile di persone come lei, che prima è stata un lui.

Aprile 1982, legge 164, “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”, con relativa successiva sentenza della Corte Costituzionale per il “raggiungimento del benessere psico-fisico della persona”: per questo Marcella ha combattuto, e ha potuto scrivere che la sua vita è stata “bellissima”, con considerazioni personali e intime che descrivono

una vita movimentata, talmente piena di emozioni, di avventure, di avvenimenti che, se ci penso adesso, quasi mi sento schiacciata dal loro peso.

Come in tutti i diari che si rispettino, anche in questo racconto appare un mondo parallelo a squarci, che ci introduce nella mitica Roma degli anni Sessanta e Settanta: MarcelloMarcella vive in quell’epoca una vita trasgressiva in bilico, tra il liceo e i locali gay come il Pipistrello, in una via Veneto in piena Dolce Vita.

Sì, perché MarcelloMarcella, come possiamo vedere nella copertina del libro-diario, ha beneficiato di quel che si dice un physique du rôle, e appare con un primo piano intenso tra il malinconico e l’ironico, un viso bello e ambiguo, che le è valso la scrittura in film diretti dai grandissimi registi di quegli anni: Fellini la volle in Satyricon, I clowns, La città delle donne, Roma, Amarcord; Rossellini per Cartesio e L’età di Cosimo de’ Medici; e ancora lavorò con Franco Zeffirelli, Alberto Sordi, Mario Monicelli… Erano gli anni del Piper, dove Rita Pavone, Caterina Caselli, Monica Vitti e Michelangelo Antonioni vivevano quell’onda di novità e modernità pre-sessantottina.

Uno spaccato di vita che per Marcella si trasforma sempre di più nella consapevolezza di cambiare, di realizzare il suo diventare donna in tutto e per tutto, sfidando regole e pregiudizi, contraddizioni, depressione, emarginazione, frequentando un mondo di prostituzione spinta da pulsioni sessuali estreme, al tempo stesso alla ricerca di una dignità spessissimo negata. 

“Zimbello” fu Marcello durante il servizio militare, e lo possiamo immaginare; la lotta per far conoscere una realtà all’epoca totalmente ignorata è stato il fine della vita della persona nuova nata dall’intervento chirurgico di Casablanca: una vita segnata per fortuna anche da affetti sinceri, e mai venuti meno, come quello della sorella Lilli, o quello tardivo ma intenso della madre, per non parlare dell’amicizia con Bianca Berlinguer, nume tutelare della memoria di Marcella.

Diritti dei più deboli, degli ultimi: situazioni estreme ma reali che marcano il grado della civiltà all’interno di una società.

Bianca e Marcella (che fu Marcello) ultima modifica: 2019-12-16T12:16:10+01:00 da BARBARA MARENGO

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