Imperfette, ma donne

Nel bene e nel male “diverse”, sante o troppo belle, fenomeni da baraccone o protagoniste di raccapriccianti episodi storici. Persone vissute, in secoli e condizioni sociali differenti, fuori da ogni schema di comportamento dettato da società o convenzioni. Il bel libro di Edgarda Ferri.
scritto da BARBARA MARENGO
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È l’ultimo dei tredici capitoli, ma “signore e signori, ecco a voi L’Origine del mondo: quadro di Gustave Courbet dipinto nella Parigi bohèmienne di metà Ottocento, commissionato da un eccentrico diplomatico turco-egiziano “appassionato collezionista di opere dedicate al corpo femminile”. Protagonista una realistica parte intima femminile, in primissimo piano “solenne nido da dove inizia il mistero della vita”. Così Edgarda Ferri, giornalista e saggista, mette un punto finale alla Ballata delle donne imperfette, (La Tartaruga, Baldini+Castoldi, 17 euro), una carrellata di vite di donne nel bene e nel male “diverse”, sante o troppo belle, fenomeni da baraccone o protagoniste di raccapriccianti episodi storici. Tutte queste persone, in secoli e condizioni sociali differenti, sono vissute fuori da ogni schema di comportamento dettato da società o convenzioni. E tutte hanno dovuto lottare per affermare la propria essenza, gagliardamente ponendosi contro: una catena che stringe le vite delle protagoniste accentuando il loro essere come natura le ha create, seguendo una strada che le leggi non prevedevano.

Come Giacoma Zanetti di anni 23, che nelle campagne mantovane occupate dalle truppe napoleoniche viene esaminata in maniera sedicente “scientifica” per venire infine definita “essere infelice”, non donna né ermafrodita ma uomo “bizzarramente mal conformato”. Povera Giacoma, perseguitata nel suo intimo e compresa solo da Felice Campi pittore, che sensibilmente la ritrae graziosamente vestita da donna.

In prima persona Antigone parla con disprezzo a Creonte suo zio, il nuovo re di Tebe che vieta la sepoltura al ribelle Polinice: disprezzo verso i cittadini “massa di individui passivi, marionette tenute in mano da un burattinaio legislatore”, un tiranno che Antigone denuncia “empio che non rispetta i morti”, e va incontro alla sua condanna proclamando ideali di libertà ed inneggiando alla disobbedienza civile. Quanta modernità in questa ragazza che Sofocle ci descrive nell’Atene del V secolo a.C. ma che ci riporta a lotte e battaglie che in questi giorni in tante parti del mondo le donne mettono in atto per difendere dignità e idee.

La Madonna di Montevergine (Mamma Schiavona) è un dipinto venerato dai credenti che si trova all’interno del santuario di Mercogliano, in Irpinia

Stessa dignità, considerazione e protezione che i “diversi” chiedono a Mamma Schiavona, Madonna nera di Montevergine in Campania, immagine sacra che arriva miracolosamente dall’oriente ed è descritta da Pier Paolo Pasolini tramite la bellissima colonna sonora del film Decameron. Una storia che si snoda lungo i secoli più antichi, partendo dalla stessa origine della Madonna detta Schiavona, perché scura di pelle come gli stranieri, in lingua campana detti schiavi. Da Antiochia a Costantinopoli, protettrice dei femminielli ai quali un parroco vietò l’ingresso nella chiesa, tra mito e devozione, riti ancestrali e santi asceti, Mamma Schiavona oggi è la protettrice di chi proclama che “l’identità sessuale non è incompatibile con la fede in Dio”, alla luce di lotte lunghissime per la conquista dei diritti civili.

Donne imperfette quindi: come già ce le descriveva Ovidio nelle Metamorfosi, parlandoci di Ifi, figlia di un padre che voleva un maschio. Tutta una vita da maschio nascosta dalla madre Teletusa, fino all’amore per la bella Iante, amore impossibile: due donne, madre e figlia, sorrette dalla fede negli dei, Iside, Giunone e Imeneo, che resero possibile l’impossibile.

Edgarda Ferri percorre agilmente i secoli, riallaccia episodi che intrecciano l’arte alla storia, con i percorsi sempre difficili e drammatici per le donne che vollero emergere: emergere nella pittura ma anche in una società che precludeva determinati percorsi alla femmine, (e anche oggi non è cambiato molto), ma che nel caso di Artemisia ebbe un finale di vita realizzata dopo anni di grande difficoltà, violenze ed ostacoli. Lei, romana figlia del pittore Orazio Gentileschi, nella Roma di inizio Seicento era cresciuta tra disegni e colori ed aveva talento! Un incredibile talento per la pittura: in una città senza regole e caotica, orfana di madre, Artemisia violentata subisce un processo stringente durante il quale ferocemente si difende, anticipando i tempi di oggi, quando una ragazza violentata è in parte colpevole della violenza subita, perché…

Simon Vouet, Simon Vouet, Ritratto di Artemisia Gentileschi, 1623 circa, palazzo Blu, Pisa

Sì, perché l’autrice entra di prepotenza nell’attualità partendo da cronache passate: “la signora Jones ha partorito una scimmia”, in Virginia il 14 luglio 1865. Un “mostro”, racconta in prima persona Annie, affetta da ipertricosi congenita. Un fenomeno da baraccone buono a far tanti soldi, un mondo, quello del circo Barnum dove Annie finisce a lavorare, spietato con tanti piccoli “mostri”.

Anche oggi

in gran parte del mondo i bambini vengono impunemente sfruttati. Bambini soldato. Bambini arruolati dai mafiosi… Bambine fatte sposare a uomini di trent’anni più vecchi. Bambine obbligate a prostituirsi… vendute a collezionisti pedofili. 

E Annie ha il coraggio di ribellarsi al fatto di essere chiamata “freak”, mostro, e di battersi perché i fenomeni da circo siano considerati quel che sono, persone.

Come persone sono Victor che danza come Lara, storia attuale e tragica di tempi recenti, o come Nefertiti, “la bella che qui viene” che oltre tremila anni fa con la sua avvenenza affascinava i sudditi dell’antico Egitto. Quale mistero nasconde la storia del rinvenimento della testa della sovrana oggi esposta a Berlino e considerata l’archetipo della bellezza arcana?

Edgarda Ferri fa compiere al lettore uno stupefacente viaggio tra i cantieri di templi e palazzi, tra gli dei antichi e gli artigiani, i profumi e il Nilo con le sontuose imbarcazioni reali, fino a penetrare i segreti delle tecniche di scultura e pittura. Il busto della regina passa attraverso i secoli come una icona immortale, e nella sua perfetta imperfezione farà restare con il fiato sospeso quanti s’addentreranno nella sua storia intima e segreta. 

Andrea Mantegna, Barbara di Brandeburgo, Mantova

Ed è sempre la storia che ci trasporta alla corte dei Gonzaga di Mantova, dove arriva la nobilissima e giovanissima sposa di Ludovico, erede del duca Gianfrancesco. Anche Barbara di Brandeburgo nella sua fragile giovinezza nasconde un segreto, un’eredità pesantissima che caratterizza la sua famiglia e caratterizzerà la sua progenie, nella tragica figura della figlia Dorotea, rifiutata dalla famiglia dello sposo Sforza per il sospetto di celare una gobba ereditaria. 

Non cela la sua santità la senese Caterina, sfidando l’intera città anzi l’Europa predicando l’amore di Cristo e curando gli ultimi, una donna della metà del milletrecento che arriva a minacciare il Papa, con estasi mistiche e stimmate che ha “preteso la giustizia.” Combattendo l’indifferenza e la corruzione, implorando la pace, la modernità di questa mistica medievale si manifesta nella sua vita, diventata “Legenda” scritta da Raimondo da Capua.

Un grande gravissimo scrupolo accompagna la vita dell’ultima donna imperfetta, una che veramente ha toccato il fondo dell’orrore e poi ha scelto di non infierire sui carnefici compiendo un gesto incompreso e detestato dai suoi. Lucia, sopravvissuta all’eccidio di Marzabotto, dove 782 donne, bambini e vecchi furono uccisi dai nazisti; quella Lucia che faticosamente, incredibilmente riesce a rifarsi una vita e proprio per questo…

Che perfezione, nelle imperfette.


In apertura, L’ Origine du monde di Gustave Courbet, Musée d’Orsay

Imperfette, ma donne ultima modifica: 2019-12-27T18:38:06+01:00 da BARBARA MARENGO

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