Million Dollar Bernie

Sanders è il candidato democratico che ha finora raccolto più fondi. Una prova di forza a meno di un mese dall'inizio delle primarie
scritto da MATTEO ANGELI

Bernie is back. Dopo il malore cardiaco a inizio ottobre, che lo costrinse a sospendere la sua campagna elettorale e che fece pensare a molti che la sua carriera politica fosse ormai finita, il settantottenne senatore del piccolo stato del Vermont ha riguadagnato posizioni nella lunga corsa verso la Casa bianca. Non solo sta meglio dal punto di vista fisico – con ben tre dottori che questa settimana hanno dichiarato che è in salute – ma è risalito anche nei sondaggi delle primarie dei Democratici, che lo danno stabile al secondo posto, dietro all’ex-vicepresidente Joe Biden.

Le notizie migliori per Sanders, a meno di un mese dal voto in Iowa, con cui comincia la sfida in casa democratica, arrivano dalla raccolta fondi. Stando alle cifre rilasciate dalle varie campagne, negli ultimi quattro mesi del 2019 il candidato democratico ad aver raccolto più donazioni è proprio lui, che con 34,5 milioni di dollari si piazza davanti all’ex sindaco di South Bend, Pete Buttigieg (24,7 milioni di dollari), a Joe Biden (22,7 milioni di dollari) e alla senatrice del Massachusetts, Elisabeth Warren (21,2 milioni di dollari).

La forza di Bernie sta nelle piccole donazioni: da quando ha annunciato la sua candidatura, la donazione media si è attestata intorno ai 18 euro, per un totale di cinque milioni di donazioni da parte di 1,2 milioni di persone. Un profilo dei suoi sostenitori? Lo staff di Sanders dichiara che a donare di più sono gli insegnanti e coloro che lavorano per Amazon, Starbucks, Walmart, lo United States Postal Service e Target.

Rispetto agli avversari, il senatore del Vermont può contare su una macchina rodata, che include vari collaboratori che erano con lui già nel 2016, quando in occasione delle primarie democratiche sfidò Hillary Clinton.

Una macchina che gli ha permesso di raccogliere, da quanto lo scorso febbraio ha reso pubblico che avrebbe corso per la presidenza, più di 96 milioni di dollari, una cifra non troppo distante da quanto messo insieme dalla campagna per la rielezione di Donald Trump, che a fine anno ha dichiarato donazioni per un totale di 143 milioni di dollari.

Bernie Sanders alla convention democratica in California nel giugno 2019. Foto Gage Skidmore, fonte Flickr.

Per i Democratici, la corsa alle donazioni è già entrata in una fase decisiva: le primarie si aprono il 3 febbraio, con il voto in Iowa, seguito a stretto giro da quello in New Hampshire, l’11 febbraio. Da un punto di vista pratico, i candidati hanno bisogno di risorse ingenti da investire nel personale sul campo e nella pubblicità. Da un’altra prospettiva, l’andamento della raccolta fondi è indicativo di chi sta consolidando i suoi consensi tra gli elettori. È stato così anche nel 2018, quando il trend delle piccole donazioni ha anticipato il successo dei Democratici nelle elezioni di medio termine.

Non c’è quindi da stupirsi che il team di Sanders stia utilizzando le cifre relative alla raccolta fondi per persuadere i media e gli elettori riguardo alle capacità del senatore dello stato del Vermont di battere sia Biden sia Trump.

Nel loro insieme, tenendo conto di quanto raccolto anche dagli altri candidati, queste cifre sono importanti perché testimoniano l’entusiasmo in casa democratica, la voglia di battere Donald Trump. In totale, sommando anche quanto raccolto dal Comitato nazionale democratico, i Democratici hanno messo da parte più di 480,8 milioni di dollari nel 2019. Più di quanto raccolto da Trump e dai suoi comitati, che sono rimati fermi a 463,6 milioni.

Bene, ma non benissimo, perché negli ultimi quattro mesi del 2019 la campagna di Trump ha raccolto 46 milioni di dollari, più di Sanders e degli altri candidati democratici, e soprattutto, perché la squadra che dovrà preoccuparsi di far rieleggere Donald Trump ha affermato che comincia il 2020 con 102,7 milioni di fondi non spesi. Non si tratta di briciole, soprattutto se si tiene conto che i candidati democratici stanno investendo fino all’ultimo centesimo in vista dell’estenuante sfida delle primarie.

Gli ultimi sondaggi in Iowa, New Hampshire (N.H.), Nevada e South Carolina (S.C.) (Fonte: New York Times)

L’exploit di Sanders nella raccolta fondi potrebbe dargli una spinta, decisiva, nelle prossime settimane. Al momento, Bernie ha buone possibilità di vincere in Iowa e New Hampshire e, insieme a Joe Biden, è il favorito in Nevada. Se fin qui le cose dovessero andare bene, Sanders potrebbe contare su una bella rincorsa in vista del South Carolina e, soprattutto del Super Tuesday, il super martedì, quando, il prossimo 3 marzo, gli elettori democratici saranno chiamati a votare contemporaneamente in quattordici stati.

Se invece né Sanders né un altro candidato dovessero imporsi fin dall’inizio, il rischio è una guerra di trincea, logorante, che i principali concorrenti potranno permettersi di combattere grazie alle decine di migliaia di dollari che hanno messo da parte.

Una guerra che minaccia di scavare il divario tra moderati e progressisti e che rischia quindi di minare le chance di vittoria di colui o colei che dovrà sfidare Donald Trump. La domanda da un milione di dollari è: se Sanders non vincerà la nomination, i suoi sostenitori saranno disposti a sostenere –economicamente e partecipando alle campagne porta a porta – un altro candidato? Lo stesso ci si potrebbe chiedere, ad esempio, riguardo ai grandi finanziatori di Pete Buttigieg: se Sanders ottenesse la nomination, sarebbero pronti a puntare su di lui?

Million Dollar Bernie ultima modifica: 2020-01-05T12:30:56+01:00 da MATTEO ANGELI

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