Cena e ballo al teatro San Benedetto per i Conti del Nord

Venezia, 1782. In un gennaio eccezionalmente mite arrivano due insoliti viaggiatori che destano interesse e curiosità. La città li accoglie tributando loro onori e festeggiamenti.
scritto da FRANCO MIRACCO

IN MEMORIA DI
DELFO UTIMPERGHER
TRA I MIGLIORI GIORNALISTI DELLA SUA GENERAZIONE
CON LA PASSIONE E L’INTELLIGENZA
DI CHI HA SAPUTO RISPETTARE E AMARE VENEZIA

Solo degli sciocchi o dei pericolosissimi irresponsabili come Donald Trump e Scott Morrison, primo ministro australiano, possono ignorare le conseguenze sempre più nefaste dei cambiamenti climatici. Serrande mentali e azioni criminali. Tuttavia strane irregolarità climatiche si ebbero spesso in tempi più o meno remoti, di certo però non causate da quanto purtroppo è all’origine dei disastri planetari che si susseguono “regolarmente” ormai da anni.

In modo del tutto casuale mi è capitato di scorrere le pagine superstiti di un vecchio manoscritto anonimo, dove si narra dell’arrivo a Venezia nel 1782, durante un gennaio eccezionalmente mite, dei cosiddetti Conti del Nord. In premessa, due brevi citazioni ricavate da un saggio della storica Claudia Pingaro, che su quell’episodio si è soffermata con documentata scrupolosità.

Pingaro:

Nel gennaio del 1782 giunsero nella laguna veneta, sotto il nome fittizio di Conti del Nord, Paolo Petrovic Romanov (futuro zar Paolo I, 1754-1801) e sua moglie Sofia Dorotea di Württemberg (futura zarina Maria Fëdorovna,1759-1828). I due insoliti viaggiatori destarono interesse e curiosità. Venezia li accolse tributando loro onori e festeggiamenti.

In realtà il viaggio era stato voluto, organizzato e “seguito” da Caterina la Grande allo scopo di iniziare il futuro zar alla conoscenza dell’Occidente europeo. Ancora la Pingaro:

Il Granduca e la consorte giunsero in città dalla parte di Santa Chiara passando per tutto un tratto del Canal Grande fino alla contrada dei Santi Apostoli dove presero alloggio alla Locanda del Leon Bianco che tra Cinquecento e Settecento era il più rinomato albergo veneziano.

Accostandomi del tutto immeritatamente agli immortali pretesti di cui si sono serviti alcuni grandi scrittori in epoche lontane e affabulatrici, è giunto il momento di lasciar spazio ai frammenti di quel vecchio, anonimo, malconcio manoscritto.

Quegli ultimi mesi dell’anno veneto apportarono una sorprendente singolarità stagionale. Facile per chi stava sulle colline distinguere i galli lasciati liberi lungo la strada per Udine. Di sera la cioccolata o la grappa infastidivano. Le campagne mostravano le varietà, solo un po’ più agitate dai venti, proprie di una odorosa, vaga, fresca primavera. A Parigi a Londra a San Pietroburgo era il gennaio del 1782. A Conegliano ci si contentò con la seconda Posta, dove i Conti del Nord all’insegna dell’Aquila Imperiale intesero i primi complimenti venezievoli. La Repubblica aveva concepito un incognito viaggio nella sua Terraferma per gli augusti viaggiatori, ma a Udine, nel palazzo dell’Arcivescovo, finta locanda, ci fu un dilettarsi di troppo, fino all’erubescenza della principessa Sofia Dorotea che impietrì la sua bella grazia nel doversi mostrare ad un ballo la notte del 16 gennaio. Le esagerate coincidenze sorpresero gli Ospiti che, desiderando muoversi più agevolmente, si fecero precedere a Conegliano da due Corrieri con l’incarico di una discreta ricognizione delle magnificenze figurate per il loro ingresso nell’Aquila Imperiale.

Come gli storici del clima sanno bene, non ci furono in tempi antecedenti molte invernate simili ad “una florida stagione di Primavera”. Invece accadde più di una volta di doversi meravigliare e temere per gli inviluppi insopportabili di inverni illuminati appena dalla luce dei fuochi nelle case o dai roghi accesi dalla disperazione di chi si trovava esposto lontano da un tetto. Tanto è vero che anche di questo si narra nel nostro anonimo manoscritto.

Gennaro, freddo, gelò la laguna, febbraro, orrido freddo, neve immensa, le lagune gelarono e accanto ogni volta la data precisa di quelle spaventose stagioni. E qui venne una grandissima neve, la qual comenzó la notte de Nadal e nevegò per un mese continuo. De sorte che in Terraferma tutte le vide morte, e fu tanto freddo e giassa, che vegnivano li homeni a cavallo da Marghera fino in Canaregio, el Podestà de Mestre venne in caretta fino a San Segondo sovra la giassa… attorno de Venesia non se vedeva se non neve sovra la giassa, el canal che va da San Marco alla Zuecca era tutto aggiasado, talmente che s’andava alla Zuecca senza pericolo alcuno, se aggiazò tutto el Canal grando in Venesia, le barche si tiravano con l’alzana da un lai all’altro. L’anno seguente fu poi grande abbondanzia di biave.

Pranzo e ballo in onore dei Conti del Nord, di Francesco Guardi, in una stampa dell’incisore Antonio Baratti

Ma per sottrarci agli artigli e ai tormenti dei freddi e delle gelate di inverni poco benigni, voliamo di nuovo su quel gennaio apparso quasi in odio ai rigori solitamente attribuibili ai mesi più bui.

La certezza che gli Illustri Viaggiatori si sarebbero al più presto insinuati a Venezia la si ebbe di sera. Il principe di Württemberg apparve in un palco senza alcuna pompa nel Teatro dell’Opera Seria. Fratello della Contessa del Nord si portò in città seguito da una Divisione di Cavalieri. Francesco Pesaro e Giovanni Grimani avrebbero complimentato e servito assieme a lui il figlio di Caterina che, dopo aver zifillato come rondine al suo risveglio a Conegliano, si apprestava a festeggiare il cuore dei Veneziani. Il viaggio dei due incogniti Innamorati si concluse a Mestre, scendendo lì dove terminava la strada conveniente per chi si muoveva tra le Venezie e le Germanie dai tetti aguzzi. Furono accolti da un’invenzione di peote e gondole alle tre del pomeriggio del 18 gennaio del 1782. Una peota per Sofia Dorotea e un’altra per Paolo. Doge, in quel gennaio ricco di erbe che rallegravano i cuori, era un Renier di nome Paolo che, con sottigliezza veneziana partecipò con paterno distacco agli splendori di una giornata che si mantenne con il sollievo di non alludere in nessun modo al mese preteso dal calendario. Ma le pubbliche magnifiche peote scivolarono sull’acqua in solitudine, ovvero vuote. Né strepiti di suoni né rimbombi di trombe si innalzarono su di un Arrivo felicemente Incognito, tanto che il conte Giuseppe Alcaini, brillantissimo avvocato, con sublime accortezza fece mettere sulla sua casa di Marghera l’insegna di un’Osteria.

E qui si interrompe la lettura dell’anonimo manoscritto, che ci ha ben servito si spera nel nostro riandare ad un’altra particolare stagione, l’agghiacciante autunno delle acque, diventate, solo poche settimane fa, troppo gagliarde, cattive e violente nel perseguitare Venezia ancora una volta.

Cena e ballo al teatro San Benedetto per i Conti del Nord ultima modifica: 2020-01-10T18:51:40+01:00 da FRANCO MIRACCO

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