Brics. Una realtà non effimera, destinata a consolidarsi

“Brasile, Russia, Cina, India e Sudafrica non operano contro qualcuno o qualcosa, ma, al contrario, in favore di un rafforzato sistema internazionale multipolare”. Intervista con Marco Ricceri (laboratorio sui Brics di Eurispes).
scritto da ANNALISA BOTTANI

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BRICS Strategic Partnership for Global Stability, Shared Security and Innovative Growth: questo è il motto della presidenza russa per il 2020 del Coordinamento dei BRICS, che costituisce ormai una complessa realtà politica, economica, sociale e culturale. Come ha ricordato il presidente russo Vladimir Putin nel corso di un incontro con la stampa a seguito del summit dei BRICS che si è svolto il 14 novembre scorso a Brasilia, la Russia può essere considerata una dei fondatori di quest’organizzazione. Perché tutto è iniziato proprio a San Pietroburgo, quando fu la Russia stessa a suggerire di pianificare un meeting trilaterale con i presidenti di India e Cina. Così nacquero i “Ric”, cui si aggiunsero, successivamente, Brasile e Sud Africa. In Russia furono poi organizzati i meeting ufficiali nel 2009 (Ekaterinburg) e nel 2015 (Ufa). 

E dopo un anno di presidenza brasiliana, spetta di nuovo alla Federazione Russa ospitare il coordinamento dei cinque paesi. Secondo quanto riportato da Tass, nel corso dell’anno saranno organizzati circa 150 eventi, che culmineranno nel summit di luglio a San Pietroburgo, e venti incontri ministeriali. È previsto anche il meeting dei cinque leader a latere del vertice G20 che si terrà a novembre a Riyadh, in Arabia Saudita. 

Gli eventi BRICS, ossia incontri tra sherpa, ministri, esperti e membri della business community, si terranno in molte altre città russe, tra cui Čeljabinsk, Ekaterinburg, Kazan, Novosibirsk, Samara, Saransk, Sochi, Ulyanovsk, Ufa, Khanty-Mansiysk e Yaroslavl. 

Per comprendere l’evoluzione del fenomeno dei BRICS e la valenza strategica della presidenza russa 2020 ne abbiamo parlato con il Professor Marco Ricceri, segretario generale dell’Istituto di studi e ricerche Eurispes ed esperto di politiche sociali e del lavoro europee. 

Prima di approfondire il ruolo della Russia nel 2020, vorrei ripercorrere con lei i principali risultati raggiunti dai BRICS nei diversi ambiti di intervento individuati: politica, sicurezza, cultura, commercio e finanza, solo per citarne alcuni. Quali sono, a suo avviso, i progetti che hanno avuto maggior impatto sia nell’ambito di questa realtà geopolitica e socioeconomica sia a livello internazionale?
Il primo e maggior risultato del coordinamento dei BRICS è quello di esistere ancora, a oltre un decennio dalla sua fondazione, e di continuare a operare per prospettive innovative di riforma dell’attuale modello di sviluppo globale. Tutto questo a dispetto delle previsioni di alcuni autorevoli esperti secondo i quali i BRICS erano una realtà effimera, destinata a sciogliersi col tempo. 

Al contrario, i BRICS hanno saputo promuovere un consolidamento progressivo del loro coordinamento, malgrado la crisi economica e finanziaria che, in questi anni, ha colpito alcuni stati membri (come il Brasile, la Russia e, in parte, anche la Cina), le tensioni esistenti sempre tra alcuni degli stati BRICS (ad esempio Cina e India), la mancata contiguità territoriale e i diversi ritmi di sviluppo tra i cinque stati stessi. 

Il principale risultato politico di questo processo è che, attualmente, i BRICS si presentano sulla scena internazionale come una realtà strutturale, non congiunturale ed effimera. Questo risultato assume un ulteriore significato se si considerano sia i valori ideologici e culturali che ispirano il coordinamento sia gli obiettivi generali e specifici che stanno perseguendo con costanza. 

Se parliamo di valori, vorrei ricordare che il coordinamento BRICS è un soggetto internazionale caratterizzato da un preciso collante ideologico identitario in base al quale promuove, tutela e valorizza l’identità dei propri stati membri; valorizza sovranità nazionale, integrità territoriale, indipendenza, unità ed eguaglianza sovrana degli stati-nazione. Il rispetto delle specifiche identità ha l’effetto positivo di stimolare la conoscenza e lo scambio reciproco tra stati tanto diversi tra loro, esaltando il contributo originale di ciascuno di essi all’esperienza comune. Il modello culturale dei BRICS può essere definito come una somma delle identità nazionali, non una integrazione/annullamento delle stesse. 

Quanto agli obiettivi che perseguono, invece, vale un elemento fondamentale: i BRICS sostengono la grande correzione degli attuali processi di globalizzazione approvata dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 per costruire una diversa governance mondiale che assicuri uno sviluppo più equo, inclusivo e sostenibile. Da questo derivano due elementi importanti: la loro posizione di apertura alla più ampia collaborazione con i principali soggetti internazionali, formali e informali, quali l’Onu, il World Trade Organization (Wto), il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), il Vertice G20 e il loro impegno alla collaborazione e al coinvolgimento delle realtà più escluse dai processi di sviluppo globale, come i paesi emergenti. 

In questo quadro d’insieme, i progetti di maggiore impatto che i BRICS hanno approvato e stanno promuovendo riguardano lo sviluppo economico, un ambito in cui perseguono il recupero del ruolo primario dell’economia reale sull’economia finanziaria, la creazione di un sistema monetario più coerente con le politiche di inclusione. In tale direzione operano, ad esempio, i grandi progetti infrastrutturali come “i corridoi” eurasiatici, africani e latino-americani, funzionali alla collaborazione tra le diverse aree regionali e al consolidamento della situazione dei paesi emergenti; come, d’altro canto, opera l’organizzazione di panieri di monete locali nel supporto finanziario agli investimenti.

Proprio per analizzarne e monitorarne l’andamento nel 2015 l’Istituto Eurispes ha costituito un laboratorio dedicato. Qual è la ratio che ne ha ispirato l’istituzione e che tipologia di governance lo caratterizza?
Il laboratorio sui BRICS di Eurispes opera come un think tank di quaranta esperti delle più diverse discipline scientifiche, applicando un approccio di analisi di tipo multidisciplinare e sistemico. La sua nascita è legata a un momento ben preciso: alla partecipazione di Eurispes a uno studio sui grandi cambiamenti della realtà del Mediterraneo con cui verificammo il grande attivismo degli stati membri del coordinamento BRICS in tale area, di primario interesse per l’Italia. Si può dire che in quell’occasione scoprimmo l’importanza della realtà dei BRICS e invitammo esperti di alto livello per approfondirla con noi. Fin dall’inizio abbiamo sempre registrato grande interesse, partecipazione e impegno da parte degli esperti, come dimostrano le numerose analisi, i rapporti e le note elaborati in questi anni. Quanto al metodo di lavoro del laboratorio, tutti operano su base volontaria in un confronto il più libero possibile. I temi per la valutazione sono scelti di comune accordo. Alla base di questo impegno vi sono un’interpretazione positiva condivisa sulla realtà dei BRICS e, di conseguenza, la volontà di individuare le condizioni per costruire possibili collaborazioni con l’Italia e altre realtà extra-BRICS, a cominciare dall’Unione Europea. 

Un aspetto interessante relativo a questo metodo di lavoro aperto garantito da Eurispes è legato al fatto che tutti i documenti elaborati dal laboratorio sono sempre stati inviati e sottoposti alla valutazione dei centri strategici Brics dei cinque stati membri, dei principali think tank a livello internazionale, dei rappresentanti delle ambasciate BRICS a Roma che sono invitati e partecipano regolarmente agli incontri del laboratorio.

Secondo quanto riportato nei vostri report del 2015, il laboratorio si poneva l’obiettivo di capire se i BRICS fossero “una nuova opportunità di crescita per tutti, di un nuovo e più qualificato/equilibrato tipo di sviluppo mondiale” oppure “una nuova edizione di forme di antagonismo, di contrapposizione tradizionale”. Qual è la sua valutazione a distanza di anni?
Siamo sempre più convinti – questa è la valutazione condivisa del laboratorio di Eurispes – che i BRICS rappresentino “una nuova opportunità di crescita per tutti, di un nuovo e più qualificato/equilibrato tipo di sviluppo mondiale” e che il problema principale per l’Italia e per l’Unione europea, come per altri organismi internazionali, sia quello di trovare utili possibilità di collegamento e collaborazione. Concordiamo, ad esempio, con le posizioni illustrate, in tal senso, in occasione di due conferenze organizzate a Roma dal Laboratorio con il prof. Georgy Toloraya, direttore del BRICS National Research Committee – Russia di Mosca, il 9 gennaio 2017, e con il ministro plenipotenziario Pavel R. Knyazev, vicedirettore del Dipartimento di pianificazione politica del ministero degli esteri e BRICS Sous-Sherpa della Federazione Russa, il 30 ottobre 2018. In entrambe le occasioni gli autorevoli rappresentanti russi ci hanno ben spiegato che il coordinamento dei BRICS non opera “contro” qualcuno o qualcosa, ma, al contrario, opera “per”, ossia a favore di un rafforzato sistema internazionale multipolare – per la collaborazione, non per la competizione, con i maggiori organismi internazionali e per uno sviluppo più equilibrato – e che i BRICS sono un’“unione di riformatori”, un’“unione tra le civiltà”.

Torniamo alle progettualità. Nel 2019 la presidenza è stata affidata al Brasile. L’impegno profuso ha portato all’organizzazione di oltre settanta eventi, all’apertura nel paese di una nuova filiale della Nuova Banca di Sviluppo (New Development Bank – Ndb), istituita nel 2014, e all’approvazione – sempre da parte della banca stessa – di quattro nuove infrastrutture e progetti di sviluppo, con prestiti per un totale di 1,4 miliardi di dollari. Investimenti che porteranno il portfolio della Ndb a un totale di quarantadue progetti, per un valore complessivo di 11,6 miliardi di dollari. Qual è il bilancio della presidenza brasiliana, secondo Eurispes?
L’intenso programma di eventi e l’approvazione di numerosi documenti strategici nei diversi ambiti della collaborazione approvati nel corso del 2019 sono una testimonianza concreta del contributo che la presidenza del Brasile ha dato all’ulteriore rafforzamento del coordinamento BRICS. Un altro segnale positivo è legato al riconoscimento del ruolo strategico della New Development Bank (Ndb) – confermato anche dall’apertura di una filiale in Brasile e dall’annuncio di nuove filiali in Russia e in India – e della sua stretta collaborazione con il BRICS Business Council, l’organismo di consultazione e di progettazione formato da economisti e industriali. L’undicesimo vertice di Brasilia aveva una priorità precisa: la “crescita economica per un futuro innovativo”. Anche il lavoro preparatorio, organizzato dal Brasile, è stato concentrato, principalmente, sul rafforzamento della cooperazione nei campi della scienza, della tecnologia, dell’innovazione e della digitalizzazione applicabili in tutti i settori dell’economia. 

Il risultato complessivo più importante della presidenza brasiliana sta nell’attenzione posta dalla leadership politica ed economica dei BRICS sui rischi concreti e molto probabili di una nuova crisi globale. Infatti, nell’ambito della loro analisi del quadro economico generale, i BRICS, a differenza dei più recenti incontri ove esprimevano apprezzamenti per i miglioramenti economici globali in corso e per una certa stabilità acquisita, hanno, invece, affermato nella Dichiarazione finale di Brasilia 2019 una forte preoccupazione sulla tenuta del sistema. È un messaggio importante che l’intera comunità internazionale dovrebbe saper cogliere con tempestività. L’undicesimo vertice presieduto dal Brasile ha, dunque, segnato uno stallo nella strategia BRICS plus, avviata nel 2017, di ampliamento del coordinamento ad altre realtà statuali e regionali.

Gli obiettivi economici comuni sono un importante fattore di coesione per questi paesi. A seguito della crisi venezuelana, tuttavia, si è assistito, secondo quanto riportato da Radio Free Europe Radio Liberty, a una divergenza politica tra i paesi Brics in merito al sostegno a Juan Guaido, leader dell’opposizione, e al presidente Nicolás Maduro. Il Brasile ha sostenuto Guaido, mentre Cina e Russia Maduro. Il ministro russo degli affari esteri Lavrov ha sottolineato la necessità di adottare un approccio basato “sulla legge internazionale”, senza “interferenze esterne e sempre nel rispetto della costituzione”. Alla luce del disappunto espresso dal presidente brasiliano Jair Bolsonaro, ritiene che queste divergenze possano costituire un fattore divisivo nell’ambito del raggiungimento degli obiettivi comuni? E, in questi casi, come si supera l’impasse?
A differenza di quanto accaduto a Xiamen (Cina, 2017) e a Johannesburg (Sudafrica, 2018), nessun paese terzo è stato invitato all’undicesimo summit di Brasilia (2019). Un insieme di motivi collegati alla natura della coalizione e al clima politico-economico internazionale è all’origine di questa condizione che consegna alla presidenza 2020 un importante problema aperto. A tale proposito, illustro brevemente le principali valutazioni effettuate dal laboratorio. 

Finora i BRICS sono sempre riusciti a superare le divergenze tra gli stati membri facendo prevalere gli interessi comuni per un diverso modello di crescita globale e per la promozione dello sviluppo interno degli stati, classificando e affrontando le divergenze e anche alcuni conflitti tra loro quali situazioni di carattere subordinato e secondario. Basti pensare, ad esempio, ai contrasti tra Cina e India sul Pakistan. 

Inoltre, hanno accentuato il carattere di quella che è stata definita la loro cooperazione pragmatica, in grado di limitare l’impatto dei condizionamenti internazionali e dei vincoli interni. A tal riguardo, la riflessione del laboratorio mette in risalto i pregi, ma anche i limiti, di questo genere di cooperazione. In quanto se, da un lato, sono chiari i benefici che essa comporta per lo sviluppo degli stati membri, dall’altro il prevalere di un atteggiamento pragmatico si associa, inevitabilmente, al ridimensionamento del progetto politico che ha accompagnato la crescita del ruolo dei Brics, dalla costituzione della coalizione in poi, soprattutto riguardo alla cooperazione con i paesi emergenti e in via di sviluppo. Tuttavia, questo è il punto da sottolineare: visto che l’opzione per un accentuato pragmatismo è intimamente collegata alle dinamiche economiche e politiche generali, questo ridimensionamento potrebbe essere congiunturale e non permanente.

Se guardiamo al futuro, non possiamo non menzionare l’intenzione, espressa più volte nel corso del tempo, di ampliare l’alleanza, includendo, ad esempio, la Turchia. Si tratta di un progetto concreto da avviare nel medio o nel lungo periodo?
Con i due vertici di Xiamen e Johannesburg i BRICS hanno aperto un nuovo decennio fondato sulla prospettiva di un ulteriore allargamento della coalizione, sulla base della strategia BRICS plus. Un processo di allargamento ipotizzato con stati, ad esempio, quali l’Indonesia, la Nigeria, il Messico, la Turchia e attraverso collaborazioni permanenti e organiche con le principali piattaforme internazionali nei diversi continenti, come, ad esempio, l’Association of South East Asian Nations (Asean), la Shanghai Cooperation Organization (Sco), l’Eurasian Economic Union (Eaeu), l’Unione Africana (Ua) e il Latin American Market (Mercosur). Al vertice di Brasilia, come accennato in precedenza, questo processo si è bloccato, in particolare, in relazione ai rapporti con gli stati. A tale proposito, è importante considerare due diverse opzioni possibili di ampliamento: la prima riguarda l’inserimento di nuovi stati nel nucleo del coordinamento dei cinque stati membri. La seconda opzione, ben diversa, è la costruzione di rapporti privilegiati di collaborazione sia con gli stati sia con le suddette piattaforme regionali, finalizzati al raggiungimento di precisi obiettivi di sviluppo.

I paesi BRICS si confrontano, a livello internazionale, con altri organismi di cui, talvolta, fanno parte, dal Fondo monetario internazionale alla Banca mondiale, dall’Unione eurasiatica all’Onu, al Wto, senza dimenticare il G7 e il G20. Putin ha ricordato che quest’anno i Brics hanno superato i Paesi del G7 in termini di pil pro capite del dodici per cento circa. Nel corso degli anni si sono verificate forme di conflittualità tali da ostacolare le attività dei BRICS o da creare attriti politico-economici?
Finora non risultano situazioni di conflittualità tra i BRICS e i principali organismi internazionali, formali e informali. Al contrario, con il tempo i BRICS hanno confermato e consolidato il loro orientamento positivo e costruttivo, condividendo gli obiettivi e le politiche di tali organismi. È vero che i BRICS hanno adottato e praticano da tempo una precisa metodologia di lavoro, caratterizzata da incontri finalizzati alla definizione di posizioni e proposte comuni che si svolgono regolarmente a latere delle assemblee e dei vertici internazionali. Ma questo è un fatto positivo che rende possibile una migliore rappresentazione dei loro interessi e aspirazioni. 

D’altro canto, i BRICS continuano a sostenere la necessità di una riforma delle principali istituzioni internazionali, come, ad esempio, l’Onu, il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio. Un passaggio ritenuto indispensabile per una reale modifica dell’attuale modello di sviluppo. Piuttosto, in questi casi, è diffusa nel laboratorio l’opinione che i BRICS limitino la propria pressione di riforma alla semplice modifica dei meccanismi funzionali di tali organismi: per le Nazioni unite con la proposta di riforma del Consiglio di sicurezza; per il Fondo monetario internazionale con la proposta di una diversa distribuzione delle quote per garantire una maggiore rappresentanza dei paesi in via di sviluppo (Pvs) e dell’applicazione dei principi enunciati nella Revisione delle Quote del 2010; per il Wto con le proposte relative al “Meccanismo di soluzione delle controversie” per contrastare il protezionismo. In sostanza, con questo siamo ancora nel quadro del sistema di governo delle relazioni internazionali basate sugli accordi di Bretton Woods del 1944.

Torniamo ora al ruolo della Federazione Russa. Il 14 novembre scorso il presidente Putin ha dichiarato che il motto della presidenza russa, come indicato in precedenza, sarà “BRICS Strategic Partnership for Global Stability, Shared Security and Innovative Growth”. Considerate le sanzioni e le tensioni a livello internazionale con alcuni paesi occidentali, quale valenza strategica potrà avere la presidenza russa?
Senza sottovalutare le difficoltà connesse alle sanzioni e alle tensioni internazionali, la valenza russa sarà misurata in base al significato che sarà attribuito alle proposte che saranno elaborate in ordine a quell’aggettivo “Global” inserito nel titolo del prossimo vertice 2020. A tale riguardo, è opinione del laboratorio che, per ridurre l’impatto delle suddette difficoltà, la Russia, come gli altri stati BRICS, dovrebbe promuovere il proprio impegno operando, soprattutto, sulle piattaforme che hanno in comune con tutti gli altri stati al di fuori del Coordinamento. Sono le contraddizioni della nostra epoca. Infatti, da un lato, gli stati creano barriere, ostacoli, rotture; dall’altro, invece, approvano e si impegnano a realizzare strategie comuni, come nel caso dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile che è una grande piattaforma comune per tutti gli stati membri delle Nazioni unite. Una piattaforma che vale, ad esempio, per la Russia come per l’Italia e gli stati membri della Ue. La valenza strategica della presidenza russa 2020 si misurerà sulla capacità di saper spostare l’accento e operare anche su queste piattaforme comuni, promuovendo, nel contempo, gli interessi BRICS. Questo aiuterebbe molto a chiarire una situazione internazionale carica di tensioni.

Prima abbiamo parlato della Nuova Banca di Sviluppo che, come noto, riveste un ruolo rilevante in questo processo di crescita. Secondo quanto indicato da Putin, il portfolio dei progetti di investimento della banca ha superato i dodici miliardi di dollari, con sette (su quarantaquattro) progetti approvati in fase di attuazione in Russia (impianti idroelettrici, raffinerie, miglioramento del sistema idrico e infrastrutturale, sviluppo del sistema giudiziario) ed è prevista, inoltre, l’apertura di una filiale a Mosca proprio nella prima metà del 2020. A suo avviso, quale sarà il ruolo della banca nel prossimo futuro e come si relazionerà con altri organismi internazionali attivi in ambito finanziario?
La banca Ndb è importante, innanzitutto, perché costituisce una delle due strutture istituzionali formali promossa dai BRICS (l’altra struttura è il Contingent Reserve Arrangement – Cra) che ha il compito di proteggere le economie e le finanze dei BRICS in caso di instabilità dei mercati e delle monete. Inoltre, il suo ruolo di ente promotore di sviluppo è stato ampiamente riconosciuto e potenziato proprio in occasione dell’ultimo vertice di Brasilia. Fondata nel 2014 con lo scopo primario di finanziare lo sviluppo delle infrastrutture, la Ndb adesso può contare su un capitale di base di cinquanta miliardi di dollari da rendere totalmente disponibile entro il 2027. 

A nostro avviso, due sono gli aspetti principali da sottolineare. 
In primo luogo, nel sostegno ai piani di investimento la Ndb concede crediti in monete locali. Un elemento coerente con l’impegno BRICS di favorire la riforma del sistema monetario internazionale, meno incentrato sul dollaro. In secondo luogo, la Ndb punta a promuovere progetti di sviluppo coerenti con i principi della sostenibilità indicati dall’Agenda 2030 delle Nazioni unite e, a tale scopo, ha approvato un preciso sistema di principi e criteri guida ai fini della concessione dei finanziamenti (il “Quadro ambientale e sociale” della Ndb) e un proprio originale modello di valutazione della sostenibilità economica, sociale, ambientale delle opere da realizzare. La finanza per la sostenibilità è un ambito strategico in cui si sta aprendo un importante confronto tra le principali banche di sviluppo e in cui la Ndb può costruire importanti collaborazioni internazionali.

Tra le prime proposte avanzate da Putin vi è quella di aggiornare l’“Economic Partnership Strategy”, adottata nel Summit del 2015 in Russia e finalizzata a incrementare la crescita economica e la competitività dell’economia dei BRICS nell’arena globale. Vi sono progetti specifici che saranno potenziati?
In termini generali va riconosciuto che, nel primo decennio di attività, i BRICS hanno lavorato molto alla definizione di precise strategie condivise di sviluppo economico e produttivo e hanno siglato numerosi accordi settoriali di cooperazione contraddistinti da specifici programmi da realizzare. Questo è indubbiamente un grande patrimonio comune. In molti comparti i progetti sono pronti. Alla presidenza russa 2020 spetta il compito di dare un impulso all’avvio delle azioni conseguenti. Nel settore degli scambi commerciali, per citare un caso, il BRICS Joint Trade Study Review ha già individuato il potenziale degli investimenti e dei commerci tra gli stati: i risultati sono sui tavoli dei ministri cui spettano le decisioni finali. D’altro canto, il Business Council – Bbc ha ben individuato le aree prioritarie della cooperazione strategica: infrastrutture, industria, energia, agribusiness, aviazione regionale, servizi finanziari, adeguamento degli standard tecnici delle produzioni, qualifiche professionali ed economia digitale. 

A tutto ciò si affiancano precise indicazioni per interventi specifici tra cui, ad esempio, la diffusione delle interconnessioni nelle zone remote, l’adeguamento dei programmi di istruzione e formazione professionale per diffondere competenze adeguate alla quarta rivoluzione industriale e la definizione di un modello di curriculum unico e condiviso tra gli stati Brics per le nuove professioni digitali. Anche nel settore delle infrastrutture e dei trasporti sono indicati precisi progetti. Il “Gruppo di lavoro sulle infrastrutture” ha segnalato l’urgenza di promuovere lo sviluppo delle reti di trasporto e logistica in Sudafrica, dopo l’entrata in vigore della African Continental Free Trade Area (Acfta), avvenuta il 30 maggio 2019, di collaborare ai corridoi trans-africani, di potenziare le reti transfrontaliere tra Russia e Cina, di realizzare il corridoio economico Russia-Mongolia-Cina e di creare un comune sistema di trasporti nell’area Sco (Shanghai Cooperation Organization) con la partecipazione di Russia, Cina e India. Insomma, il quadro delle iniziative da intraprendere è ben definito: questo è il punto.

L’incontro dei capi di stato e di governo dei paesi Brics a Brasilia, lo scorso novembre

Sono tante le iniziative che Putin, nell’ambito dei BRICS, intende attuare, ad esempio in campo energetico (in particolare nucleare), finanziario, scientifico, sanitario, farmaceutico, spaziale, in materia di regolamentazione fiscale, doganale e antimonopolio, nel settore dell’ict e dello scambio di dati tra piccole e medie imprese. Quale, a suo avviso, sarà l’area di intervento che vedrà un forte impegno della Russia, in primis, e degli altri paesi coinvolti?
La Russia, come ogni stato, ha i suoi asset economici strategici e tende a promuoverli in sintonia e a sostegno delle sue strategie geopolitiche. Ma la Russia è, nel contempo, uno stato e un continente, una realtà con esigenze ben diverse da quelle, ad esempio, di un medio stato europeo. In Russia è in corso un vasto processo di modernizzazione e di potenziamento dell’apparato produttivo che vede un ampio concorso di partecipazione di imprese estere di tutto il mondo. Un riferimento per tutti: al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, che si è svolto nel giugno del 2019, hanno partecipato circa diciannovemila persone, provenienti da centoquarantacinque paesi (la delegazione cinese era composta da 1.072 persone, seguita da quella statunitense con 520 persone). Sono stati siglati seicentocinquanta accordi in diversi settori per un totale di 47,81 miliardi di dollari (dati ufficiali forniti dagli organizzatori del Forum). È un segnale importante del processo di sviluppo interno alla Russia che può ben proiettarsi all’esterno nell’area dei paesi BRICS. 

Seguendo le iniziative già promosse finora con gli stati del coordinamento, penso che i progetti concreti caratterizzati da una maggiore possibilità di realizzazione riguardino la sicurezza, l’energia nucleare per scopi civili, le infrastrutture di trasporto e logistica legate ai grandi corridoi, la connettività informatica diffusa nei territori, l’agricoltura, gli snellimenti procedurali per il commercio e i progetti di riqualificazione urbana. Molto interessante sarà comprendere come si svilupperanno sia il progetto per un curriculum unico tra i BRICS per le nuove professioni sia il progetto della cooperazione universitaria, strumenti utili alla mobilità del lavoro e allo scambio delle conoscenze.

Tra le proposte congiunte dei paesi BRICS vi è anche la definizione, avallata dal Business Council, di un sistema di pagamento internazionale “antisanzioni” parallelo a quello attualmente in uso da parte degli altri stati. In Russia è già attivo dal 2017 Sfps, l’equivalente russo del sistema Swift utilizzato per i trasferimenti finanziari. Anche la Cina si è dotata di un sistema alternativo, denominato Cips (Cross-Border Interbank Payment System), mentre potrebbe essere creato un sistema dedicato Russia-India. Come sono accolte queste proposte da parte della comunità finanziaria globale?
I BRICS sono fortemente impegnati nella modifica del sistema monetario mondiale, un’esigenza avvertita sempre più diffusamente tra gli operatori anche di altri paesi. È un dato di fatto che, a più di settant’anni dalla nascita del sistema di Bretton Woods (1944), nell’economia mondiale siano emersi nuovi attori economici, tra cui il gruppo dei paesi BRICS e l’Unione europea. Il dollaro è ancora la valuta usata in oltre il sessanta per cento delle operazioni commerciali mondiali e la principale moneta di riserva, ma il peso dell’economia americana rispetto al totale mondiale è diminuito. La tendenza a livello mondiale, anche nei paesi occidentali industrializzati, a rimpiazzare il dollaro, nella composizione delle riserve, con l’oro e con altre monete prosegue speditamente. Nei mercati internazionali il superamento del dollaro, quale moneta di riferimento, con un paniere di monete segnerebbe un’evoluzione razionale, pacifica ed equa verso un nuovo sistema monetario internazionale in grado di riflettere un mondo multipolare. Questa è la posizione maturata nel laboratorio sui BRICS di Eurispes con un’aggiunta: che per il raggiungimento di questo obiettivo il ruolo dell’Europa è insostituibile. 

È un problema aperto per tutti: un’eventuale decisione europea potrebbe dare un contributo fondamentale a questo processo di riforme sistemiche globali nell’ambito dell’economia, della finanza, della moneta, del commercio e dei rapporti internazionali, finalizzate a definire una sorta di moderna Bretton Woods.

Vi sono altre iniziative che potrebbero porsi “in contrasto” con gli strumenti adottati a livello internazionale?
Non risultano iniziative di contrasto anche perché, ripeto, i Brics stanno operando in pieno raccordo con i princìpi e le indicazioni approvate dalle maggiori istituzioni formali e informali internazionali. Un lavoro su queste piattaforme comuni tra stati BRICS e stati extra-BRICS contribuirebbe certo al superamento di molti ostacoli e barriere che si sono formati negli ultimi tempi.

Anche in ambito geopolitico i BRICS stanno rafforzando le sinergie con aree caratterizzate da notevoli potenzialità, tra cui rientrano certamente il Mediterraneo e il continente africano nel suo complesso, come dimostra l’Africa-Russia Summit che si è svolto nel mese di ottobre a Sochi. È stato già delineato un approccio di sistema?
Il Mediterraneo è l’area in cui sono presenti grandi potenzialità per iniziative comuni tra stati BRICS e stati non BRICS, sia della sponda sud sia della sponda nord. Tuttavia, quest’area è ancora del tutto scoperta in quanto non è diventata oggetto di iniziative comuni e armonizzate. Secondo il laboratorio, i BRICS avrebbero tutto l’interesse a promuovere un’azione comune partecipata da stati non BRICS. Sarebbe un segnale importante per tutti. Continuano, invece, le iniziative, anche molto intense e importanti, prese dai singoli stati. Nella conferenza organizzata a Roma nel 2018 con gli ambasciatori dei cinque stati BRICS il laboratorio ha proposto l’organizzazione di uno strumento di facilitazione: un “Forum Permanente Italia-BRICS sulla Cooperazione e lo Sviluppo”. La costruzione di una piattaforma di collaborazione, sul “modello 5 più 1”, BRICS più Italia, potrebbe risultare utile a tutti i partecipanti e costituire un elemento di notevole innovazione nella scena internazionale. Tra l’altro, aiuterebbe i BRICS a costruire un ponte di collaborazione con la stessa Ue, di cui l’Italia è membro fondatore. 

Anche nel continente africano potrebbero essere organizzate analoghe modalità di raccordo, anche se la situazione è decisamente più complessa per l’influenza di molteplici fattori geopolitici e geoeconomici.

Le iniziative che saranno avviate nell’ambito dei BRICS avranno un impatto non solo a livello internazionale, ma anche sui singoli paesi che fanno parte di questo coordinamento. Secondo gli analisti del Carnegie Moscow Center, Putin si sta “distaccando” dalla gestione delle questioni economiche di rilievo. Ritiene che questo fattore potrà incidere sulla realizzazione dei progetti da implementare nel 2020?
Assolutamente no. Nel coordinamento BRICS convivono da tempo visioni e orientamenti diversi, ad esempio, tra chi valuta maggiormente il ruolo politico internazionale del gruppo e chi, invece, quello economico; tra chi vuole e chi non vuole allargare il nucleo dei cinque stati membri limitandosi a intensificare piuttosto gli accordi di cooperazione con le realtà extra-BRICS; tra chi vorrebbe un più solido e stabile assetto istituzionale formale del coordinamento e chi trova che la formula originale applicata finora sia più che sufficiente. Queste divergenze negli orientamenti e nelle valutazioni sono un fatto naturale per una realtà che unisce stati con situazioni e ruoli tanto diversi tra loro. L’impegno a intensificare la cooperazione pragmatica tra i BRICS è stato una soluzione molto utile per mantenere la compattezza del gruppo, ma anche, possiamo aggiungere, una buona saggezza storica e una visione dei problemi legati alla riforma del sistema globale che sarebbe un errore sottovalutare.

Brics. Una realtà non effimera, destinata a consolidarsi ultima modifica: 2020-01-13T21:51:00+01:00 da ANNALISA BOTTANI

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