Bolivia. La “presidenta interina” riapre le ostilità

Jeanine Añez correrà alla presidenza in binomio con Luis Revilla, sindaco di La Paz. L’annuncio scatena molte critiche da parte di chi riteneva che, per il carattere di pacificazione del suo governo, dovesse limitarsi a condurre il paese a nuove elezioni garantendo regolarità e trasparenza.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO
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Dopo una settimana in cui ministri del suo gabinetto e sostenitori avevano preparato i boliviani alla novità attraverso una campagna social, la presidente ad interim della Bolivia Jeanine Añez Chávez ha annunciato che correrà alla presidenza della Bolivia nelle elezioni del prossimo 3 maggio.

Añez aveva assunto la massima carica politica dopo la rinuncia di Evo Morales e le dimissioni a ruota di molti esponenti del Movimiento al Socialismo che avevano creato un vuoto di potere nel paese, colmato a norma di legge con il conferimento della presidenza all’esponente dei Demócratas che all’epoca copriva la carica di vice presidente del Senato. 

L’annuncio di una sua candidatura in binomio con Luis Revilla Herrero, attuale sindaco di La Paz, per l’alleanza politica Juntos ha scatenato molte critiche da parte di chi riteneva che, per il carattere di pacificazione del suo governo, Jeanine dovesse limitarsi a condurre il paese a nuove elezioni garantendo regolarità e trasparenza, archiviando definitivamente il recente passato in cui l’immagine della democrazia boliviana era uscita a pezzi in seguito ai brogli denunciati anche dall’Organizzazione degli Stati Americani, che ha messo sotto accusa ambienti vicini all’ex presidente Morales. 

Le reazioni non hanno risparmiato nemmeno la squadra di governo, dove, appresa la notizia della candidatura, si è dimessa in polemica la ministra della comunicazione Roxana Lizárraga, dichiarando che

non si può nascondere che il suo governo ha cominciato a incorrere negli stessi mali del Masismo che abbiamo combattuto. 

Subito dopo Jeanine Áñez ha chiesto le dimissioni di tutti i membri del suo gabinetto per procedere agli aggiustamenti necessari per affrontare la nuova fase, mentre fonti governative hanno spiegato le dimissioni di Lizárraga con un rapporto che già si era guastato. Se da parte del MAS non mancano reazioni molto critiche e l’intenzione di chiedere al Tribunale costituzionale che s’esprima sulla liceità della candidatura, la discesa in campo deve innanzitutto impensierire il fronte politico frammentato che s’oppone ai candidati Arce-Choquehuanca sostenuti da Evo Morales. 

Il sindaco di La Paz, Luis Revilla, con moglie e figlia

Non deve quindi suonare strana l’affermazione di Eva Copa, presidente del Senato ed esponente del MAS, secondo la quale sono gli avversari dei candidati di Morales che devono preoccuparsi della discesa in campo di Áñez. In primo luogo Carlos Mesa, che nelle elezioni dello scorso ottobre era secondo dopo Evo e avrebbe avuto chance di vincere al ballottaggio cancellato dall’incredibile dichiarazione di vittoria di Evo al primo turno.

Tanto più che Mesa, già in difficoltà per l’irrompere sulla scena politica del duo civico Camacho-Pumari, deve incassare l’abbandono di Luis Revilla, confluito nella nuova alleanza di Áñez come candidato vice presidente. Oltre alla defezione di Adrián Oliva, governatore della regione di Tarija. Non a caso, è proprio da Comunidad Ciudadana, la formazione che sostiene Mesa, che arrivano le critiche più dure alla presidente ad interim, accusata di cambiare le regole del gioco e di tradire l’obiettivo del governo di transizione, invitata a fare un passo indietro prima del prossimo 3 febbraio, data di scadenza della presentazione delle candidature al tribunale elettorale.  

Al coro di critiche si sono aggiunti, tra gli altri, Samuel Doria Medina di Unidad Nacional, probabile candidato alle elezioni, che ha osservato che se Áñez si presenta “ci sarà una festa di Evo Morales a Buenos Aires”, e l’ex presidente boliviano Jaime Paz Zamora. 

La “presidenta interina” Jeanine Añez con la sua squadra nel Palácio Quemado, sede del governo

Non mancano ovviamente le reazioni a sostegno, che spiegano la scelta di Jeanine come un tentativo di superare la grave dispersione nel fronte di chi si oppone al MAS. Una decisione che non era originariamente nei suoi piani, ma che la situazione che si è creata nel paese ora le impone, dove un recente sondaggio condotto da Mercados y Muestras le assegna il 45 per cento di approvazione. 

Una situazione che quindi offrirebbe alla presidente ad interim la possibilità di costruire quell’alternativa credibile che fino ad ora i candidati in campo che si oppongono a Evo Morales e ai suoi seguaci non hanno saputo garantire, lasciando agli esponenti del MAS ampie speranze di vittoria. 

Un processo non esente da pericoli per la transizione in atto che deve traghettare la Bolivia fuori dai quattordici anni di dominio incontrastato di Evo, garantendole appieno quella vita democratica e quell’autonomia e indipendenza delle istituzioni che il lungo governo del MAS e la personalità accentratrice del leader avevano messo in pericolo. 

Tenuto anche conto del danno che una candidatura di Áñez da presidente in carica potrebbe arrecare alla trasparenza e imparzialità di tutto il processo che si chiuderà il 3 maggio prossimo con le elezioni generali. In primo luogo alla sua stessa immagine, che potrebbe perdere quello smalto che la sua azione politica per la transizione ha saputo guadagnarle, nonostante alcune scelte discutibili soprattutto di politica estera, improntate forse più a ragioni ideologiche che a convenienze politiche. Mentre ora, dopo il periodo turbolento iniziato a ottobre-novembre, il paese sembra premiare la stabilità politica e economica garantita dal governo e l’esprime col suo gradimento nei confronti di Jeanine. 

La sua ultima scelta potrebbe portarla a sperperare l’immagine di donna che ha salvato il proprio paese dal disastro. Se sta in testa nella classifica del consenso sulla persona, seguita dall’ex presidente Evo Morales col quaranta per cento, nelle intenzioni di voto occupa solo il quarto posto con il dodici per cento, dopo Luis Arce del MAS, di Carlos Mesa e di Luis Ferdinando Camacho. Mentre il partito di Evo, il MAS, continua a riscuotere ampio seguito nel paese e presenta due assi, gli ex ministri dell’economia Luis Arce e degli esteri David Choquehuanca. 

Il che potrebbe dare alla fine ragione a Eva Copa quando dice che chi deve preoccuparsi dalla discesa in campo di Jeanine non sono certo il MAS e i suoi candidati. E a Samuel Doria Medina, che immagina già Evo Morales festeggiare nel suo rifugio di Buenos Aires. Tanto più che l’ex presidente, alla notizia della candidatura della “presidenta interina”, sembra non abbia fatto più di tanto sfracelli. Ci sarà pur una ragione. 

Bolivia. La “presidenta interina” riapre le ostilità ultima modifica: 2020-01-27T19:59:19+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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