Sfida a Brugnaro. Un progetto, non un nome

Il percorso proposto da Un’Altra Città Possibile in vista delle elezioni per il sindaco di Venezia.
scritto da GIOVANNI LEONE
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“Fuori i nomi” è la richiesta rivolta a destra e a manca. Non che a destra si vada d’amore e d’accordo, ma non avere ancora espresso un candidato unitario sembra relegare il centro-sinistra in una condizione d’incertezza. In verità non c’è stallo e il confronto procede, senza accelerazioni né volate. Un nome, non un progetto, a questo sembra ridursi la fibrillazione elettorale veneziana. Il gioco del totonome non appassiona Un’Altra Città Possibile (UACP) che continua a porre l’accento sul metodo.

Per questo abbiamo preparato un altro gioco che sembra da Settimana Enigmistica: un esercizio con domande e una rosa di risposte che tutti possono fare per ottenere il proprio profilo ideale di sindaco, le caratteristiche e i requisiti che si ritiene questi debba possedere. Il risultato non è vincolante, ma un metro per misurare prossimità e distanza delle candidature proposte dai desideri dei cittadini. La necessità di restituire il pallino alla cittadinanza per riportare alle urne i tanti, troppi che oggi si astengono, è confermato dalle elezioni in Emilia-Romagna con percentuali di elettori incoraggianti.

A UACP si attribuisce l’ingenuità del neofita, trascurando che la nostra proposta di metodo impone nuovi sistemi di misura dello stato d’avanzamento dei lavori e il nome-copertina non è tra questi. L’adozione di modalità tali da garantire la partecipazione ai processi decisionali rallenta, ma può al tempo stesso conferire maggiore solidità e coesione sul lungo termine. Pregi e difetti sono sempre contigui, come la velocità può essere tempestività o frettolosità, così la lentezza può provocare ritardo oppure dare il tempo per consolidare cooperazione e coordinamento.

Il Pd ha invitato al confronto soggetti politici diversi per vagliare le forme di una possibile collaborazione e tutti auspichiamo l’apertura di una nuova stagione politica. Questi tavoli ruotano intorno a nomi e programmi ma il vero punto di partenza è in generale la scelta del candidato, per questo da più parti si considera critica la mancata individuazione del/dei concorrente/i di Brugnaro, quasi che, così, il sindaco uscente possa trarne vantaggio. Il nostro obiettivo non è la competizione con il Sindaco uscente e quindi l’individuazione del competitor, ma un progetto solido e coerente e credibile per il governo della città.

Più il tempo si riduce più si cerca un nome che abbia l’evidenza del personaggio pubblico o della personalità di spicco, dimenticando che tra la persona-immagine e quella della strada c’è spazio per un ritorno alla centralità della Politica come spazio di relazione, di confronto, di convergenza e non solo luogo per il traffico d’illusioni, promesse, sogni e impegni impossibili da mantenere. Ridiamo dignità alla politica senza piegarla a logiche meramente pubblicitarie per acquistare consenso, non riduciamola a una mera transazione commerciale.

Quello dell’uomo solo al comando è metodo che non funziona, a destra come a sinistra, si riduce a un misero specchietto per le allodole e riduce tutti noi ad allocchi. Il faro del “personaggio” sottrae energia alla politica, alimentando il disincanto e scoraggiando la partecipazione dei cittadini, tenuti a debita distanza dai processi decisionali affidati all’uomo forte di turno. Solo un percorso politico veramente partecipato può portare quel cambiamento del clima politico di cui tanto abbiamo bisogno.

Bisogna riprendere in mano il timone di una politica lasciata andare alla deriva per prendere una rotta credibile. La disaffezione verso specialisti di ogni tipo a cui si continua a far ricorso (politico, intellettuale, imprenditore, accademico, uomo dello spettacolo o della televisione…), ha portato – per reazione – alla promozione della persona qualunque a cui il cittadino si è sentito più vicino che ai professionisti della politica.

Tra questi due estremi c’è spazio per una terza via, quella del cittadino qualificato da un determinato profilo personale, professionale e politico. A questo ci siamo dedicati, alla definizione del profilo, perché UACP è impegnata a costruire un progetto politico ambizioso di lungo termine, senza inseguire la propaganda. Numerosi gli spunti innovativi emersi in UACP, che stiamo cercando di mettere in atto, come quello di concentrarci sul metodo e sui contenuti da affrontare, prima che sulla persona, insieme a programmi imperniati sul bene comune e l’interesse pubblico. Per questo invitiamo tutti a partecipare all’assemblea di sabato 1° febbraio dove discuteremo della strada fatta finora, del profilo del sindaco, delle forme della partecipazione (alle elezioni e dopo), dell’organizzazione che ci daremo, e con un libero sondaggio sull’indicazione di possibili candidati a sindaco e per la squadra.

Giovanni Leone è portavoce insieme a Tiziana Plebani e Andrea Barina di Un’Altra Città Possibile

Sfida a Brugnaro. Un progetto, non un nome ultima modifica: 2020-01-30T19:41:45+01:00 da GIOVANNI LEONE

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2 commenti

ytali. - A Challenge to Brugnaro. A project, not a name 1 Febbraio 2020 a 11:32

[…] versione in italiano […]

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Lorenzo Colovini 8 Febbraio 2020 a 9:41

Premetto che ho enorme ammirazione per la passione e l’impegno di UACP, conosco e stimo alcuni dei loro componenti, ma al contempo constato che UACP è, per me, un avversario politico. Sentire per esempio al Kolbe la Vittadini che definisce Porto e Aeroporto come “problemi” tour court (non come risorse con aspetti problematici) l’ho trovato agghiacciante.
Dico questo solo per trasparenza perché naturalmente la mia opinione personale non è di nessuna rilevanza, quello che segue sono considerazioni di un osservatore terzo (per intendersi che farei anche se fossi in totale sintonia con il vostro sentire).
Vengo dunque al merito.
Enorme retorica non sul nome ma sul “metodo”, “la terza via cittadino qualificato da un determinato profilo personale, professionale e politico”, elogio della lentezza.. e poi?
Dal surreale gioco da Settimana Enigmistica fatto al Kolbe è emerso che: 1) uomo o donna? Indifferente. 2) eta? Tra i 35 e i 65 (tutti..) 3) deve essere informato dei temi critici (sai che cosa impensabile) 4) attività privata? Non c’è prevalenza di una specifica 5) politico di professione o no? Indifferente.. Insomma un profilo che non profila nulla.
Poi si sono votati i nomi. Anche qui, enorme dispersione. L’unica cosa significativa emersa è che Bugliesi piace a pochissimi.
Infine riunione plenaria del direttivo per scegliere la “triade” di nomi da proporre al mitico Tavolo (comunque non conterà granché perché ha una “funzione anche transitoria in un percorso che potrà poi convergere o meno su candidati/e comuni” come si legge dal memo della rìunione). Qui tante idee tutte confuse ma alla fine si decide che la triade dev’essere tutta la femminile (la platea del Kolbe in maggioranza aveva che il genere era ininfluente.. a proposito di scelta partecipata). Quindi escluso il secondo votato Bettin; esclusa pure la Sambo, terza migliore votata perché esterna e “per non bruciarla”. Ancora dico io: a proposito di scelta partecipata.. Alla fine la triade partorita è Vittadini/Conte/Sabbadini quest’ultima forte di un patrimonio di 11 (!!) preferenze.
Nel frattempo, i potenziali (molto potenziali..) partner hanno aspettato UACP perché questa partorisse la triade, con tre personalità che non hanno alcuna possibilità di essere accettati dal resto del Tavolo. Meglio Martini, a questo punto, che con un programma e una filosofia assolutamente sovrapponibile a UACP, ha proposto e messo in gioco sé stesso senza tante Settimane Enigmistiche…

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