Sindaco, il rebus veneziano

Quest’anno si vota per scegliere il sindaco del capoluogo lagunare. Gli schieramenti non sono ancora ben delineati e a sinistra si discute di primarie e candidato. L’unica certezza è la ricandidatura di Luigi Brugnaro.
scritto da MARCO MICHIELI
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Tra fine aprile e giugno, la data non è ancora nota, si svolgeranno le elezioni regionali in Veneto e le elezioni comunali a Venezia. Il presidente Luca Zaia molto probabilmente si ricandiderà ma sarà l’ultima volta: lo statuto regionale modificato consente solo due mandati consecutivi (salvo ripensamenti futuri del politico veneto). A Venezia la situazione è più complessa: il sindaco attuale, Luigi Brugnaro, ha deciso di ripresentarsi, questa volta in alleanza con la Lega sin dal primo turno (se raggiungono un accordo). Il Partito democratico e il centrosinistra languono, divisi su primarie e ampiezza della coalizione. E la performance del Movimento cinque stelle non è mai stata particolarmente buona alle amministrative, figuriamoci ora che soffre di una crisi a livello nazionale. Vediamo più in dettaglio la situazione dei vari schieramenti.

IL CENTRODESTRA
Luigi Brugnaro

Brugnaro è il sindaco uscente e come ogni incumbent ha da parte sua alcuni vantaggi. Il primo vantaggio è il nome: riconoscibile e noto a tutti, positivamente e negativamente. Il secondo è legato al primo: a differenza dei suoi avversari, sui mezzi di comunicazione – dalla stampa locale ai social media – il sindaco ci finisce ogni giorno per parlare di politiche locali. Poco importa se si è d’accordo o meno con quel che dice. Tutti conoscono Brugnaro.

Certo, la notorietà negativa può essere un fattore tale da riunire tutti gli avversari attorno ad una stessa bandiera. È quello che pare stia accadendo nel centrosinistra. Tuttavia diventa un’arma anche per il sindaco che può opporre al “carrozzone” una maggiore omogeneità della propria coalizione.

Se la notorietà negativa crea problemi, è vero che Brugnaro non è un uomo di partito: il “civico reload” potrebbe comunque attrarre una parte di elettori mobili, che poco si riconoscono nello schieramento avverso oppure che semplicemente desiderano che “gli altri” perdano (soprattutto se gli “altri” oggi governano a livello nazionale). 

Non dobbiamo dimenticare che il successo di Brugnaro nel 2015 è stato costruito sulla sua capacità di far convergere sulla propria candidatura tutta l’area elettorale del centrodestra: il valore aggiunto della candidatura dell’imprenditore fu l’abilità nella mobilitazione di tutti gli elettori del centrodestra che per la prima volta vedevano possibile un cambio di governo alla guida della città.

Dopo l’esperienza di governo locale, la mobilitazione potrebbe essere minore. Tuttavia il marchio “Brugnaro” potrebbe mobilitare più persone a suo favore, di quanto potrebbe fare un candidato diverso del centrodestra e della destra. Soprattutto se il sindaco uscente impostasse la competizione elettorale su alcune tematiche: sicurezza, immigrazione e casa. Non bisogna confondere il malessere di una parte del centro storico e del centrosinistra con un giudizio negativo tout court della città verso il sindaco. I sondaggi valgono quel che valgono ma se Brugnaro nella classifica 2019 de Il Sole 24 Ore – Ipr è tra i sindaci più amati, qualcosa vorrà pur dire. 

Rispetto al 2015 Brugnaro dovrebbe dunque presentarsi con una coalizione più ampia. I rapporti di forza però non sono più gli stessi.

Alle scorse elezioni comunali Brugnaro e la sua lista civica avevano ottenuto il 20,85 per cento dei voti, prendendo gran parte dei voti a Forza Italia (3,76 per cento) unico partito del centrodestra ad appoggiarne la candidatura al primo turno. La Lega del 2015 però non è la Lega di oggi: dal 9,2 per cento delle comunali del 2015 il partito di Matteo Salvini è passato nel comune di Venezia al 22,22 per cento alle politiche del 2018 e al 37,06 per cento alle elezioni europee del 2019. Questo cambio nei rapporti di forza è al centro delle trattative tra Lega e Brugnaro. E significa più posti in giunta comunale e, soprattutto, posti decisivi, dal vice-sindaco ad alcuni assessorati (si parla di commercio e sicurezza). Con un obiettivo in testa per i leghisti: da posizioni di visibilità in giunta, trovare un proprio nome spendibile per succedere a Brugnaro. Perché la debolezza leghista a Venezia sta tutta nell’assenza di leader locali riconoscibili e noti.

Luca Zaia

Un accordo quello tra Lega e Brugnaro che non è scontato, anche se molto probabile. Nel 2015 il centrodestra corse a livello regionale unito nella candidatura a Zaia ma si divise a livello comunale: per questo Brugnaro continua a rivendicare l’amicizia “storica” col presidente della Regione Veneto. Recentemente il commissario provinciale della Lega Andrea Tomaello ha dichiarato che presenterà un decalogo di proposte da sottoporre al sindaco. Vedremo.

I rapporti di forza saranno misurati poi a livello di Municipalità. Nonostante il sindaco Brugnaro abbia privato gli organi del decentramento di gran parte delle loro deleghe, pare intenzionato a restituirne qualcuna. Ammesso che ne vinca la maggior parte (ed alcune sono in effetti difficili da vincere). In ogni caso quelle contendibili saranno anch’esse oggetto delle trattative tra Lega e Brugnaro.

L’OPPOSIZIONE

IL CENTROSINISTRA
Il rettore di Ca’ Foscari Michele Bugliesi, il candidato sindaco proposto dal Pd agli alleati

Il centrosinistra è reduce dalla vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna. Il partito principale della coalizione, il Partito democratico, cerca quindi di costruire un’ampia coalizione elettorale. Soprattutto è alle prese con la ricerca dello sfidante di Brugnaro. Con qualche difficoltà sulle modalità di scelta del candidato sindaco. 

Da Roma si fanno pressioni per una coalizione larga, dalla sinistra al centro. Al tavolo della coalizione di queste settimane il Pd ha quindi invitato le due anime del centrosinistra: la sinistra e i moderati. Nel primo schieramento ci sono una serie di partiti e movimenti civici che avevano sottoscritto il documento “Il Nostro Impegno per la città”: Articolo Uno, Sinistra Italiana, Possibile, Rifondazione comunista e Verdi. Del secondo gruppo fanno parte Più Europa (Michele Scibelli), l’ex candidato sindaco nel 2015 per la Lega Gian Angelo Bellati, Venezia è tua (Ugo Bergamo), Italia Viva di Matteo Renzi, Azione di Carlo Calenda, Volt, Italia in Comune (Federico Pizzarotti) e il Psi. In mezzo tra i due schieramenti il Partito democratico. E il movimento di Andrea Martini, presidente della Municipalità Venezia-Murano-Burano. Martini è iscritto al Pd e il segretario comunale ne ha proposto l’esclusione dal partito se presenterà, come sembra, una propria lista.

A questi schieramenti politici, si deve aggiungere un terzo gruppo che ha partecipato ai tavoli del centrosinistra: il gruppo dei civici, essenzialmente Un’Altra Città Possibile, un gruppo di associazioni.

Il Partito democratico ha ufficializzato ai partner del tavolo la candidatura di Michele Bugliesi, rettore di Ca’ Foscari. Bugliesi ha anche il sostegno della componente moderata della coalizione. 

La sinistra aveva sostenuto la candidatura di Gianfranco Bettin, presidente della Municipalità di Marghera, ex Pro sindaco di Mestre ed ex assessore all’ambiente. Si tratta di capire ora che cosa accadrà.

Se la sinistra decidesse di rimanere sulla candidatura di Bettin per chiedere le primarie, il Pd avrebbe due possibilità: restare fermo su Bugliesi come candidato scelto dalle segreterie oppure sostenere Bugliesi alle primarie. Le tempistiche ci sarebbero: nel 2015 le primarie si tennero il 15 marzo, la raccolta firme per presentare la propria candidatura dovevano essere raccolte in un mese, lasciando poco più di venti giorni per la campagna elettorale. Se i partiti non raggiungessero un accordo, quindi, potrebbero esserci tre candidature alla primarie del centrosinistra: Bugliesi, Bettin e Martini, che ha rotto col centrosinistra proprio sulle primarie.

L’ipotesi che il Pd tenga duro su Bugliesi, mettendo a rischio la coalizione, sembra però molto remota. E soprattutto non auspicata da Roma, dove sperano di aggiungere un tassello di successo al rinnovato “spirito ulivista” che guarda ai Cinque stelle. 

Di solito, tuttavia, a questi tavoli di coalizione, dietro battaglie che possono apparire ideali all’esterno, ci sono battaglie personali e di partito, per accaparrarsi posti e visibilità (che si ottiene anche quando si perde). L’accordo infatti tra i partiti potrebbe raggiungersi su Bugliesi candidato unico del centrosinistra, dopo che ai vari partiti che sostengono Bettin o primarie fosse data loro soddisfazione in altri campi: dalle promesse di assessorati alle presidenze delle Municipalità. Il gioco della sinistra potrebbe essere quello di alzare la posta per ottenere di più, puntando sul desiderio del Pd di correre tutti assieme. 

Gianfranco Bettin

In quest’ultimo caso di tratta di capire che faranno Martini e le associazioni. Martini accetterà di entrare in coalizione? Perché potrebbe anche decidere di restare fuori per far pesare poi ad un eventuale ballottaggio il proprio appoggio. Le associazioni decideranno nei prossimi giorni. Il gruppo 25 aprile, che non ha partecipato al tavolo di coalizione, ha espresso il proprio sostegno a Bugliesi. Un’Altra Città Possibile convoca oggi primo febbraio i propri sostenitori al Cinema Teatro Kolbe per discutere del profilo del candidato sindaco e su come partecipare alle elezioni.

Se dovesse imporsi la candidatura di Bugliesi – con primarie, rischiosa, o senza – si porrà anche il tema di un’eventuale Lista Bugliesi, che potrebbe raccogliere i partiti moderati della coalizione. E le liste dei candidati non sono mai un vantaggio per il Pd, i cui voti ad esempio nel 2015 vennero drenati dalla Lista Casson. Un’eventuale Lista Bugliesi potrebbe essere una nuova forma di competizione interna al centrosinistra. A parti inverse: se nel 2015 fu la sfida della sinistra al partito guidato da Renzi, alle prossime elezioni potrebbe essere la sfida delle componente centrista al partito guidato da Zingaretti.

A proposito di liste, si tratta di capire anche se i vari partiti della sinistra presenteranno una lista unica. 

Sia nel caso della Lista Bugliesi, sia nel caso di una lista unita della sinistra, ne vedremo comunque delle belle: quando si mettono assieme movimenti e partiti diversi – più un candidato sindaco che vorrà dire la propria sulle candidature di una sua lista – le lotte tra i partiti che la compongono sono feroci (e continuano poi all’interno dei partiti stessi per decidere chi occuperà quei posti).

Anche la formazione della lista del Pd non sarà cosa facile: nel 2015 vennero realizzate sulla base di criteri geografici, di corrente, di sotto-corrente e di risultati delle primarie. E non sarà molto diverso questa volta. 

IL MOVIMENTO CINQUE STELLE

In questi scenari rimane l’incognita del Movimento cinque stelle. Il Movimento non è andato mai particolarmente bene alle amministrative, soprattutto se paragonato ai risultati delle politiche a livello comunale: 3,12 per cento nel 2010 e 12,6 per cento nel 2015 a fronte del 27,65 per cento (politiche 2013) del 28,28 per cento (politiche 2018).

Nel 2015, secondo l’Istituto Cattaneo, la grande maggioranza del suo elettorato ha preferito disertare le urne del ballottaggio piuttosto che esprimere una preferenza per Casson o Brugnaro. È evidente quindi che sono elettori che fanno gola agli schieramenti e il centrosinistra in particolare ha bisogno di questi voti se vuole sconfiggere Brugnaro (se riuscisse a portarlo al secondo turno).

Il tema divide il Pd. L’ex sindaco Massimo Cacciari (e con lui Nicola Pellicani) non è un sostenitore del rettore Bugliesi. Il filosofo veneziano aveva fatto nel passato il nome di Alessandra Taverna, ex presidente del Parco della Laguna, poiché in grado di recuperare parte dei voti Cinque stelle che altri candidati non saprebbero fare. Di sicuro Cacciari è decisamente contrario all’ipotesi di un altro accademico – espressione delle élite veneziane – e preferirebbe un candidato – meglio se donna – legato alle realtà civiche. Per il politico veneziano sarebbe quasi meglio Bettin, se non si ruscisse a trovare la candidata ideale.

Massimo Cacciari

Nello specifico, i Cinque stelle oggi soffrono di qualche problema in più: alla tradizionale debolezza locale – strana per un partito che ha iniziato la propria scalata al potere dai comuni – si aggiungono le forti divisioni nazionali sulla collocazione del partito e soprattutto sull’alleanza con i dem, loro partner di governo nazionale. Per ora sono quattro gli aspiranti candidati sindaco di Venezia. Due sono noti: la consigliera comunale Sara Visman e l’attivista Andrea Grigoletto. Di altri due non si sa nulla, se non che ci sono. Una decisione che dovrebbe spettare agli attivisti, che dovranno scegliere il candidato attraverso la piattaforma Rousseau.

Sindaco, il rebus veneziano ultima modifica: 2020-02-01T17:21:41+01:00 da MARCO MICHIELI

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2 commenti

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Mauro 3 Febbraio 2020 a 12:13

Complimenti Marco per la tua analisi cristallina

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GUIDO MOLTEDO
GUIDO MOLTEDO 3 Febbraio 2020 a 20:04

Grazie Mille Mauro! [Marco]

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