Sayonara #Olympics

Il dilemma di Abe. E se il Giappone annullasse le Olimpiadi?
scritto da PIO D'EMILIA
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[TOKYO]

Per ora si tratta di voci, ancorché sempre più ricorrenti, ma di fatto se ne sta parlando. E ad altissimo livello. In presumibile costanza dell’emergenza coronavirus, non sarebbe il caso di rimandare/cancellare le già di per se “rischiose” Olimpiadi di Tokyo? Secondo fonti autorevoli, ma non citabili, ci sono già state riunioni ad alto livello, con funzionari del CIO che avrebbero formalmente chiesto ai dirigenti giapponesi di affrontare con serietà e senso di responsabilità la questione. 

Ora, aldilà delle considerazioni di carattere tecnico-sanitario (è noto che una delegazione del CIO si è incontrata di recente con il WHO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità) e delle già numerose difficoltà organizzative sin qui incontrate per via della tutt’altro che conclusa emergenza nucleare a Fukushima e dintorni (percorso della fiaccola olimpica, sedi di eventi contestate, problemi di sicurezza del cibo, con alcune squadre che hanno già annunciato di volersi portare tutto, ma proprio tutto da casa) e di quelle economiche (non è facile rinunciare all’enorme business che le Olimpiadi dovrebbero portare, anche se per ora si parla solo dei costi, già raddoppiati rispetto alle previsioni) dal punto di vista politico, per un paese di fatto “sparito” dalla scena internazionale, potrebbe essere una grande, irripetibile occasione. Con il premier Shinzo Abe, oramai alla fine del suo mandato, il più lungo dal dopoguerra, che potrebbe passare alla storia non per aver “normalizzato” il Giappone, modificandone la Costituzione e legittimando un riarmo peraltro già da tempo in corso (grazie a “interpretazioni” sempre più estensive delle norme costituzionali), bensì per averlo riportato in Asia, rilanciando le relazioni con la Cina (e di conseguenza con la Corea).

Immaginiamoci l’impatto, a livello diplomatico, mediatico e – scusate se è poco – storico, che potrebbe avere un annuncio di Shinzo Abe di annullare le Olimpiadi, anticipando una decisione che potrebbe essere imposta dai fatti. Un beau geste che prenderebbe di sorpresa un po’ tutti, ma soprattutto la Cina, paese la cui economia è ormai legata indissolubilmente a quella giapponese, popolo che come quello giapponese è segnato da un passato che fa ancora fatica a passare, ma che le giovani generazioni tendono a superare. 

È di questi giorni la notizia, ampiamente ripresa dai media locali sia giapponesi sia cinesi, di una ditta di Oita che ha donato un milione di mascherine (oramai introvabili in Cina) alla città di Wuhan, con la quale è gemellata. E ancor più ha colpito l’etichetta che è stata stampata su tutte gli scatoloni: shan chuan yi yu, feng yue tong tian. Ossia: “separati dal mare, ma sotto lo stesso cielo”. Una massima che risale all’VIII secolo, quando il monaco cinese Jianzhen girava per il Giappone per diffondere il pensiero buddista. Mai come in questi giorni la “rete” cinese, il weibo, è piena di commenti favorevoli al Giappone. Il cui governo, non va dimenticato, è uno dei pochi a non avere (per il momento) adottato misure drastiche (quanto francamente inutili) tipo il blocco dei voli diretti. Per ora il divieto riguarda solo i cittadini che provengono dalla provincia di Hubei o che ci sono stati di recente.

Insomma, aldilà di quello che sta bollendo nella pentola del Comitato Olimpico Internazionale, e prima che sia quest’ultimo a imporre o “suggerirlo”, forse il governo giapponese e il suo longevo premier potrebbe o dovrebbe prendere un’iniziativa autonoma e approfittare di questa difficile situazione. Per trasformare, cioè, quella che a molti sembrò una decisione arrogante e irresponsabile (non dimentichiamoci le mendaci dichiarazioni di Abe a Buenos Aires, in occasione dell’assegnazione, quando disse che l’emergenza nucleare a Fukushima era “sotto controllo” e che le Olimpiadi sarebbero servite anche alla “ricostruzione” del Tohoku, la regione del Giappone più colpita dallo tsunami e dalla tragedia nucleare) in uno storico gesto di solidarietà e responsabilità, dal quale l’immagine internazionale del Giappone uscirebbe certamente più forte e positiva, più di quanto potrebbe con l’organizzazione delle Olimpiadi.
Caro Abe, pensaci.

Sayonara #Olympics ultima modifica: 2020-02-05T17:45:53+01:00 da PIO D'EMILIA

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