Il futuro di Rialto? Lo costruirà la Storia

Proponendo di usare gli spazi lasciati vuoti in Pescheria per ospitare attività, mostre e commerci basati sulla storia del millenario mercato di pesce e verdura, Progetto Rialto è in sintonia con progetti simili in altre città europee tesi a rivitalizzare importanti aree commerciali nel cuore urbano nell’era dell’overtourism.
scritto da PAUL ROSENBERG
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Sono le cinque di pomeriggio di giovedì 30 gennaio e alle Gallerie dell’Accademia di Venezia ci sono almeno cinquanta persone che aspettano in piedi, fuori, sperando di entrare in una sala già completamente piena. All’interno sono sedute altre 150 persone. Sono venute ad ascoltare una conferenza sulla storia di Rialto dal titolo “Di tutto il mondo la più ricchissima parte: l’insula realtina in età moderna”. A parlare, in un luogo che definisce “il centro di un’economia globale”, è Donatella Calabi, professore ordinario di Storia della città e del territorio nell’IUAV di Venezia. Calabi è lei stessa una specie di fenomeno internazionale, avendo lavorato non solo a Venezia allo IUAV per trent’anni, ma anche a Parigi, Londra, Boston, Madrid, San Paolo e Tokyo.

Il suo intervento è il primo di una serie di conferenze che si svolge fino a maggio (il calendario degli eventi è a pie’ di pagina), che è presentato come parte di un’iniziativa più ampia dalla nuova Associazione Progetto Rialto. Questa organizzazione, guidata da Calabi, mira a utilizzare gli strumenti della storia e del mondo accademico per contribuire a rivitalizzare il mercato di Rialto.

ll mercato di Rialto, che vanta mille anni di vita, è finito nel circolo vizioso dell’overtourism e della monocultura dell’economia turistica che sta trasformando la città di Venezia. Inoltre, una popolazione sempre più ridotta di cittadini e la proliferazione di supermercati in città stanno decimando i mercati del pesce e della frutta e verdura a Rialto. Entrambi sono in grave declino e i pochi venditori che restano trovano sempre più difficile sopravvivere.

È questo declino che ha spinto Calabi ad agire:

Considero questo sforzo una sorta di ”dovere civico’’. Per tutta la vita, come accademico, ho lavorato sulla storia delle città. E gli spazi e gli edifici del mercato, nonché la vita dei mercanti, con la loro esigenza di entrare in contatto con diverse comunità nazionali, etniche e regionali, sono stati tra i miei temi di ricerca. Ora vedo morire il mercato veneziano davanti ai miei occhi. A me sembra che dobbiamo reagire contro l’indifferenza di fronte alla trasformazione della vita della città. A poco a poco la città, perdendo residenti e attività per la vita di tutti i giorni, si sta trasformando in un “parco” turistico.

Un tempo Rialto era il cuore dinamico di una città internazionale ed era il fulcro di un’economia globale. Progetto Rialto propone di portare all’attenzione del pubblico la ricchezza storica e culturale di Rialto creando non solo uno spazio espositivo ma anche un centro culturale / di ricerca in grado di ospitare una varietà di eventi e, nel farlo, rendere la storia di Rialto stessa un’attrazione per l’area. La maggior parte dei visitatori forse non conosce l’incredibile varietà del commercio e delle attività bancarie internazionali che vi si svolgevano, per non parlare dei numerosi falegnami, liutai, gioiellieri e molti altri mestieri che si trovavano nelle vicinanze o dell’asta mensile di pegni dalle banche ebraiche, o praticamente qualsiasi annuncio di qualsiasi importanza per la città — tutto questo e molto altro è successo a Rialto.

È proprio questa complessità che gli storici sono perfettamente in grado d’illustrare.

Come storici, noi (i miei colleghi e io) abbiamo deciso di utilizzare i nostri strumenti (ricerca archivistica, conoscenza di documenti e disegni scritti e narrazione) per offrire a visitatori e cittadini una conoscenza e una comprensione più approfondite della complessità e della ricchezza di Venezia come importante città commerciale e cosmopolita nel primo periodo moderno. La nostra idea è fornire informazioni su questa complessità di attività e scambi in tutto il mondo, che sono piuttosto sconosciuti se non si è tra gli “esperti” e che non sono certamente ben esposti nei musei veneziani esistenti, potrebbe suggerire lo sviluppo di nuove relazioni, ma può anche essere un punto di riferimento e di incontro per studenti di varie discipline e giovani interessati o che lavorano in settori correlati.

Nello specifico, Progetto Rialto propone di utilizzare la Pescheria (l’edificio è di proprietà del Comune ed è contemplato nel piano urbanistico come “museo”) come luogo per attrarre una varietà di attività commerciali, artigianali e culturali rivolte principalmente ai cittadini, ma anche ai turisti che vogliono capire meglio la storia della città, sottolineando il ruolo che Venezia svolse nel commercio globale per secoli (come un vero “centro economico globale”). Rialto fu teatro di una straordinaria gamma di attività, e questo progetto mira a costruire le sue attività attorno a quella storia, proponendo la creazione di 

Un Museo quindi che parli della storia non solo dell’antica Rialto, ma anche e soprattutto del commercio e delle industrie veneziane (merci, imprenditori, navi, rotte, istituzioni) che in Rialto ebbero il proprio cuore: l’organizzazione del ricchissimo mercato alimentare e delle spezie, della pescheria, delle botteghe artigiane, accanto allo scambio finanziario internazionale (le banche), al “tesoro” dello Stato e all’amministrazione della Giustizia, in parole povere il vero cuore della città.

La Pescheria è in un’ubicazione che consentirebbe l’aggiunta di nuove concessioni allo storico ma impoverito mercato del pesce fresco, come la preparazione e la vendita di cibi cucinati secondo tradizione,

insieme a una sorta di laboratorio di ricerca su Venezia e al commercio internazionale, agli scambi e relazioni mondiali della città dei dogi. Il primo piano dello stesso edificio (circa 900 metri quadrati) potrebbe essere utilizzato per mostre temporanee, incontri, presentazione di libri, scuole estive o invernali (da preparare insieme alla proprietà dell’edificio – MUVE, la Fondazione dei musei comunali – ma anche con la sponsorizzazione di università).

La speranza, ovviamente, è che il progetto contribuisca a

contrastare il degrado di un luogo cittadino particolarmente prezioso nel quale i cambiamenti d’uso in atto rischiano di trasformare l’area in un grande supermercato di cattiva qualità.

La Pescheria, tuttavia, potrebbe essere solo l’inizio del Progetto Rialto. Lo sguardo è puntato su un obiettivo architettonico ben più grande:

Sappiamo che le Fabbriche Nuove di Jacopo Sansovino (l’attuale Tribunale), uno straordinario “monumento” del XVI secolo lungo il Canal Grande (di proprietà dello Stato), saranno vuote tra due o tre anni, quando gli uffici giudiziari saranno trasferiti a Piazzale Roma. È una grande sfida: può diventare, quest’edificio, un possibile punto di riferimento per i cittadini e un luogo per le loro attività o diventerà un altro hotel di lusso?

Questo tipo di concetto di rivitalizzazione non è un fatto unico, a Venezia e per il Progetto Rialto.

Ma è anzi provato in vari modi in tutta Europa, con segni di successo:

Abbiamo l’esempio di un certo numero di città italiane (Firenze, Torino, Bologna) ed europee (Barcellona, Valencia, Lubecca, Amburgo, Londra , Tolosa, Parigi), dove si cerca di ripensare gli spazi del mercato. Mettendo insieme nuovi e tradizionali modi di vendere e far circolare beni e conoscenze (sostenibilità agricola, cibo “a chilometro zero”), iniziano un vero processo di rivitalizzazione, attirando spesso i giovani.

Il Progetto Rialto gode del sostegno e dei contributi di tante persone e istituzioni, a partire da un’importante collaborazione che fu avviata un paio d’anni fa con il Comitato Rialto Novo (guidato da Gabriella Giaretta), un’organizzazione impegnata nel e per il mercato che ha raccolto cinquemila firme per questo progetto. Inoltre, Progetto Rialto è guidato da un comitato scientifico di studiosi internazionali (tra cui Marta Ajmar, Maurice Aymard, Philippe Braunstein, Deborah Howard, Lorenzo Lazzarini, Paolo Morachiello, Reinhold Mueller, Luciano Pezzolo, Elena Svalduz e Gian Maria Varanini).

Di particolare rilievo è il contributo di Luca Molà, professore veneziano di storia moderna all’Università di Warwick, che ha studiato le industrie e la produzione di seta del XIV-XV secolo, nonché l’importazione e l’esportazione di beni di lusso. Progetto Rialto è inoltre in partnership con una serie di prestigiose istituzioni veneziane: le università Iuav e Ca’ Foscari di Venezia, il Dipartimento Beni Culturali dell’Università di Padova, l’Accademia di Belle Arti, l’Ateneo Veneto, l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, la Fondazione Cini, l’Associazione degli Artigiani e la CNA, che hanno tutti espresso la propria disponibilità a collaborare a iniziative culturali e / o educative. È inoltre in corso un accordo con l’Archivio di Stato per lo sviluppo di attività culturali.

Molto dipenderà dai processi di raccolta di adesioni e fondi, che sono processi lenti,  e dalla presentazione delle proposte al Comune, avvenuta il 5 febbraio. In un anno elettorale – a maggio si vota per eleggere il sindaco – l’attuale amministrazione cittadina della città potrebbe essere più propensa del solito a fare un gesto come l’approvazione del progetto della Pescheria. Nel frattempo, però, Donatella Calabi e Progetto Rialto non aspettano per iniziare. Hanno anzi organizzato un’impressionante serie di conferenze in collaborazione con la Galleria dell’Accademia, che ha fornito al progetto una sede temporanea – dove la lezione inaugurale di giovedì scorso è stata “esaurita”. Ancora una volta, rispecchiando il carattere internazionale della serie d’incontri e degli organizzatori, le “Lezioni di storia” contemplano relatori italiani ma anche provenienti da Inghilterra, Francia, Germania e Croazia, in grado di offrire riflessioni di qualità sulla storia di Venezia e sul suo cuore pulsante nei banchi di Rialto.


Il futuro di Rialto? Lo costruirà la Storia ultima modifica: 2020-02-08T19:30:45+01:00 da PAUL ROSENBERG

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