Evo bocciato definitivamente. Non può tornare in campo

È giunta l’attesa sentenza del Tribunale supremo elettorale boliviano sull’ammissibilità della candidatura dell’ex presidente Morales in corsa per un seggio di senatore nel collegio di Cochabamba.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO
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È giunta ieri notte l’attesa sentenza del Tribunale supremo elettorale boliviano sull’ammissibilità della candidatura dell’ex presidente Evo Morales in corsa per un seggio di senatore nel collegio di Cochabamba. Preceduta da una serie di fake news pubblicate anche da alcuni organi di stampa del paese nei giorni scorsi, la sentenza, che non ammette appello, chiude la strada a un ritorno alla politica attiva nel paese dell’ex sindacalista cocalero, per il quale ha pesato l’assenza del requisito della residenza di almeno due anni nel collegio elettorale in cui desiderava candidarsi. 

Assieme a lui, è escluso dalla corsa l’ex ministro Diego Pary, che aveva presentato la propria candidatura a Potosí, il quale ha definito il comportamento del Tribunale elettorale una decisione politica, che si discosta dalle leggi, dalla Costituzione boliviana e dal diritto internazionale.

Evo incontra gli “hermanos cooperativistas y asalariados mineros de #LaPaz , per ascoltare e fare una valutazione politica”

Da Buenos Aires, dove si trova ospite del governo argentino, Morales ha definito la decisione del TSE “un golpe contro la democrazia” il cui fine ultimo sarebbe la messa fuori gioco del Movimiento al Socialismo, che schiera all’appuntamento elettorale presidenziale del prossimo 3 maggio Luis Arce e David Choquehuanca, le cui candidature sono state considerate regolari. Quanto a Arce, ha dichiarato che

la decisione politica del TSE di rendere inabili Evo Morales e Diego Pary come candidati al senato, evidenzia che non ci sono garanzie per elezioni libere, democratiche e giuste in Bolivia.

Per il Tribunale che ha emesso l’attesa sentenza, il presidente Romero ha rivendicato di aver agito nell’ambito dell’imparzialità e dell’equidistanza. Mentre il leader dei civici Luis Ferdinando Camacho, che nei giorni scorsi aveva minacciato di scendere in piazza contro un’eventuale sentenza che avesse favorito Evo, ha festeggiato la decisione, ma ha anche sottolineato che persiste tuttora la minaccia che il MAS si porti a casa la maggioranza parlamentare e che possa addirittura vincere al primo turno. 

Il primo sondaggio di Ciesmori uscito nei giorni scorsi a candidature presentate, registra Luis Arce, in corsa alla presidenza per il MAS, al primo posto con 31,6 per cento del voto. Carlos Mesa di Comunidad Ciudadana, secondo nella competizione elettorale con Evo Morales annullata per brogli, sarebbe al 17,2 per cento. Seguito a poca distanza dall’attuale presidentessa ad interim Jeanine Añez, con il 16,5 per cento. Un risultato probabilmente capace di migliorare nelle prossime settimane, confermato forse anche dal fatto che Jeanine è già ora data vincente, anche se di stretta misura, col 43,6 per cento su Luis Arce, in caso di ballottaggio.

Quanto a Arce, in un’intervista rilasciata pochi giorni fa all’agenzia EFE, si è detto sicuro di vincere già al primo turno, aggiungendo che, eletto presidente, sarà lui a guidare il paese nello sforzo di ricostruire la sua economia danneggiata dalle scelte del governo di Jeanine Añez, e non Evo Morales. 

Sulla base del risultato del sondaggio, al momento Arce pare riuscito a far convogliare su di sé il voto dello zoccolo duro del Movimiento, ma rimane a ben nove punti dalla possibilità di vincere al primo turno, poiché in questo caso la costituzione boliviana consente la vittoria con il quaranta per cento dei voti solo se la distanza dal concorrente piazzato secondo è almeno del dieci per cento.

Evo Morales in Argentina, dov’è Huésped de Honors, con l’intendente de General Rodríguez Mauro Garcia

La rilevazione mette anche in luce il ridimensionamento del fenomeno Camacho, che raggiungerebbe solo il nove per cento del voto. Camacho non a caso ha messo in guardia contro la frammentazione dell’opposizione a Morales, e subito dopo l’uscita del sondaggio di Ciesmori, ha congelato la propria candidatura con l’intento di favorire un processo unitario che possa definitivamente sventare il pericolo di un ritorno di Evo o dei suoi seguaci. 

Secondo l’istituto demoscopico, la maggioranza parlamentare sarebbe comunque appannaggio del MAS, che vincerebbe in cinque dei nove dipartimenti boliviani. Di certo, una spina nel fianco per un qualsiasi capo di stato eletto dall’opposizione anti Evo. Anche in un regime dove il ruolo politico del presidente è determinante, come quello in vigore. 

Per Evo, ammesso che davvero il suo fine fosse fare il senatore di Cochabamba e non continuare a dirigere il MAS condizionando la leadership priva di carisma di Arce, la decisione del TSE gli impedisce di acquisire lo status di inviolabilità riconosciuta a ogni parlamentare, precludendogli un ritorno in Bolivia senza correre il rischio di essere arrestato. 

Con la sentenza di ieri, per l’ex presidente viene a chiudersi la possibilità di evitare di rispondere dei quattordici anni di corruzione, abusi e frodi. Ultima tra tutte, e di certo non lieve, quella di essere il mandante del grande broglio elettorale dello scorso 20 ottobre, che ha messo fine alla sua lunga stagione. 

Evo bocciato definitivamente. Non può tornare in campo ultima modifica: 2020-02-21T13:12:31+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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