Più che un sindaco, serve un “Patto per Venezia”

Ancora s’attende il nome che sappia riunire l’opposizione a Brugnaro, ma soprattutto serve un progetto di città alternativo: le necessità di Venezia richiedono scelte e decisioni, un metodo che vada oltre il “menopeggismo italico” e la metta in condizione di esprimere la sua straordinaria potenzialità di modello globale.
scritto da FRANCO AVICOLLI
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Mentre il carnevale tramonta, i candidati per la poltrona di sindaco di Venezia sono ancora solo due: Luigi Brugnaro per inerzia e Giovanni Andrea Martini per eresia. Poi, con una qualche attenzione speciale al femminile, appaiono candidati che entrano ed escono in attesa del nome che sappia riunire l’opposizione. Ma che cosa significa chiedere un voto alternativo al sindaco uscente? L’andirivieni sui nomi fa pensare che il vero problema sia quello di trovare qualcuno capace di far funzionare l’esistente, nella più rispettosa pratica del menopeggismo italico, grande alleato dell’astensionismo e dell’approssimazione populistica. E ciò rivela forse che a mancare è un progetto per Venezia alternativo a quello di Brugnaro.

Il rettore di Ca’ Foscari Michele Bugliesi, candidato sindaco proposto dal Pd agli alleati che ha poi deciso di farsi da parte poiché non si erano create le condizioni per proseguire.

Il quale, dal suo canto, ha ampiamente chiarito che la sua idea di Venezia (e di Mestre) è basata sul turismo che porta denaro e posti di lavoro, favorisce il commercio e la rendita. Bisogna quindi liberare il campo dagli ostacoli che lo impediscono. La sua è una visione da imprenditore che vede la città nel contesto di un mercato che ha bisogno di strutture per l’accoglienza, di alberghi, ristoranti, esercizi commerciali: non sono questi gli strumenti per fare denaro e generare occupazione? À la guerre comme à la guerre, perché ostacolare l’ingresso delle grandi navi in laguna, allora? Per altro verso, ricorda Paolo Costa, Venezia è il porto del sistema industriale del nord del paese e del centro dell’Europa. Al di fuori di quel sistema, afferma l’ex sindaco, la città non ha futuro. Nel nome del porto, pertanto, delle sue funzioni e delle sue necessità tecniche, si afferma inopinatamente l’alleanza di fatto fra forze di maggioranza e di opposizione. Si tratta di un equivoco? Basta un nome per scioglierlo? È solo tecnica la questione del porto?

Il porto e la laguna

Il porto è al centro di un turismo del tempo libero e di un progetto industriale sul quale si è sviluppata la storia novecentesca della città. Ma è possibile progettare un futuro portuale per Venezia prescindendo dalla salute di un ecosistema lagunare aggredito da acque alte sempre più frequenti, aggressive e devastanti? È compatibile il futuro della laguna – ma anche il presente – con nuovi progetti di escavazione? Il porto non è una questione esclusiva del sistema industriale e turistico, ma anche di quello lagunare, a sua volta espressione di un problema ambientale e climatico globale. A questo punto il fattore biologico entra sulla scena per rendere più complesso o più semplice il quadro, a seconda del punto di vista.

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro

Brugnaro ha chiarito che è necessario scavare in laguna per esigenze turistiche; Costa dice che bisogna farlo per assicurare funzionalità al porto; le maree, le prospettive climatiche e la situazione ambientale già molto compromessa, dicono che la scelta contrasta con la vita nel volto della laguna di Venezia. Può un sindaco essere alternativo a Brugnaro senza prendere posizione su una questione di tale significato? Un significato necessario, fra l’altro, per mostrare che il suo orizzonte è di un colore diverso dal fucsia, ma anche per affermare qual è la prospettiva in cui può trovare posto una città dal valore storico, culturale, artistico, ambientale e simbolico come Venezia, che per tale varietà di ragioni non è soltanto una città, ma un sistema.

Alla luce della situazione, il porto di Venezia è dirimente e chi si candida a essere sindaco di Venezia in alternativa a Brugnaro deve prendere posizione in merito. Cioè, anche sulle problematiche ambientali e climatiche globali del nostro tempo di cui Venezia è punto nodale, concreto e significativo. Insomma, è necessario che l’elettore capisca perché cambiare, visto che vivere a Venezia è pur sempre un privilegio per molte ragioni, inclusa l’assenza della problematicità sociale ed economica che interessa invece la maggioranza delle città italiane ed europee. E bisogna farlo da subito perché lo richiedono i tempi lunghi della riconversione e della scelta di percorsi alternativi fra cui un sistema per la mobilità di cose e persone da rivisitare profondamente.

Il Patto per Venezia

Ciò che può dare avvio alla riconversione deve partire appunto dai contenuti generati dall’interesse per Venezia, ossia dalla sua qualità storica, culturale, artistica e ambientale. Su tali valori va costruito un Patto per Venezia finalizzato alla costruzione di un sistema turistico e di accoglienza che sia esso stesso espressione dei valori che la città rappresenta.

Le necessità della vita lagunare richiedono scelte e decisioni, un metodo che vada oltre il menopeggismo e l’attendismo incapaci di vedere e considerare Venezia come sistema proprio in una moderna specificità che registra la convergenza tra biologia e storia, cioè tra l’aspetto che riporta agli istinti consustanziali della vita e il corpo che la coscienza e la conoscenza rendono visibile in varie forme.

Barene e velme nella laguna di Venezia, un’ecosistema molto delicato in precario equilibrio con le attività portuali.

Domandarsi perché il sistema turistico veneziano non si occupi in prima persona dei valori che danno origine allo stesso turismo, può essere utile anche per il futuro dell’economia turistica. E un modo per disegnare l’identikit di un sindaco di Venezia.

Il suo compito è di liberare Venezia dalla gabbia di una visione napoleonica e amministrativa e di metterla in condizione di esprimere la sua straordinaria potenzialità di modello globale, di risposta possibile e reale a un mondo dominato dalla tecnica e da una oggettività artificiale che, in nome di una ricchezza riservata sempre a pochi, mette in pericolo la vita di tutti, come mostrano i fenomeni climatici e le problematiche ambientali che a Venezia diventano concreti e visibili con quanto accade in laguna. Per la sua particolare condizione di città anfibia minacciata e per l’attenzione che il mondo le riserva, Venezia può diventare un Osservatorio internazionale dell’ambiente e del clima. Per la sua specificità storica, essa può, nello stesso tempo, essere monito, memoria, qualità e consapevolezza della domanda che considera la vita oltre il fattore biologico dal quale non si può, tuttavia, prescindere.

È un compito straordinario, ma umano, che richiede la partecipazione dei soggetti rappresentativi dell’economia e della cultura locale, dalle università, al Teatro La Fenice, all’Ateneo Veneto, alla Biblioteca Marciana, all’Archivio di Stato, alla Biennale e alle tante altre prestigiose istituzioni che operano in laguna.

La città deve la propria esistenza alle strategie per la vita e la propria storia ai sistemi di convivenza costruiti in corrispondenza. La storia è storia delle città e credo che le cose non siano cambiate, sempre che si parli di vita e di umanità.

Il Patto per Venezia e un sindaco per la sua realizzazione possono essere una grande risposta e proposta per la città, e per altro ancora

Più che un sindaco, serve un “Patto per Venezia” ultima modifica: 2020-02-24T18:37:52+01:00 da FRANCO AVICOLLI

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