Baretta. Dov’è l’alternativa a Brugnaro?

Il Pd continua a confondere i cittadini con quei poteri e con quelle lobby che da sempre condizionano la vita di Venezia e alle elezioni sarà immancabilmente bastonato.
scritto da SILVIO TESTA
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Penso che se fossi un elettore di centro o di destra non vedrei un solo motivo per votare come sindaco Pier Paolo Baretta al posto di Brugnaro: meglio l’originale, già sperimentato, una vera garanzia per affaristi e speculatori, della brutta copia proposta dal Pd. Se poi fossi un elettore di sinistra, o anche solo di centrosinistra, sarei davvero in imbarazzo nel riconoscere in Baretta il portatore di un disegno di rilancio della città che sia davvero alternativo al mero sostegno degli interessi delle categorie economiche e imprenditoriali.

Il Pd continua a confondere i cittadini con quei poteri e con quelle lobby che da sempre condizionano la vita di Venezia e alle elezioni sarà immancabilmente bastonato, mentre se avesse puntato su Monica Sambo, attiva, vicina alla gente e ai movimenti civici, avrebbe portato una ventata di freschezza, foriera, chissà, di qualche buon risultato. Incatenandola, invece, nel ticket con Baretta, nella miglior tradizione del cerchiobottismo italiano, il Pd da un lato mostra in maniera plastica la sua anima irrisolta tra associazionismo cattolico e quel che rimane di una visione laica riformista e socialista della società, e dall’altro ingrigisce e spegne l’immagine della giovane “quasi candidata”, bruciando l’unica carta buona della partita. Quos deus perdere vult, dementat.

Ma, a parte il Pd, preoccupa anche l’atteggiamento delle forze riunite ne “Il nostro impegno per la città” (Articolo uno, Europa Verde Venezia, Possibile, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana) la cui proposta a Baretta di quattro punti “irrinunciabili” ricorda tanto la vicenda degli undici punti sul Mose, che magicamente permisero all’allora sindaco Paolo Costa di tenere in piedi la sua amministrazione e nel contempo di trasformare in sì al Mose il no votato dal consiglio comunale. Sono le famose “condizioni” che illudono di vincolare un uomo, un partito, un candidato a una linea che nel profondo del Dna non è condivisa e che alla prima occasione finirà nel dimenticatoio. Passata la festa, gabbato lo santo.

L’impressione è che l’accordo di potere tra “Il nostro impegno per la città” e il Pd di Baretta sia già deciso, e che si tratti solo di recitare per qualche giorno una trattativa che lo legittimi, anche se poi per noi che guardiamo da fuori si tratterà di capire quale sarà il punto di ricaduta vero sulle grandi navi, sul Mose, sull’inceneritore, sul welfare cittadino. I precedenti non promettono nulla di buono.

Chi vivrà, vedrà, anche se viene da dire che si tratterà di un esercizio retorico perché di fronte alla frammentazione del quadro politico del resto del centrosinistra, con Giovanni Andrea Martini che corre da solo, il Movimento 25 aprile che si è (giustamente) smarcato da tutti, Un’altra città possibile le cui dinamiche interne cominciano a trasformarsi in tensioni, Brugnaro rischierà di vincere fin dal primo turno. E dopo altri cinque anni di amministrazione fucsia sulle rovine di Venezia si spargerà il sale.

Baretta. Dov’è l’alternativa a Brugnaro? ultima modifica: 2020-02-29T16:31:45+01:00 da SILVIO TESTA

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1 commento

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Federico Gnech 2 Marzo 2020 a 18:08

Capisco lo scoramento, capisco che il PD sia un ottimo bersaglio polemico, come del resto la sinistra DOP e la società civile con le loro tragicomiche divisioni. Non capisco però come si possa equiparare Baretta a Brugnaro.

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