Coronavirus. Il “sistema Zaia” va in tilt

Carriere politiche sono finite per errori meno gravi di quelli commessi dal presidente del Veneto in quest’ultima settimana. Se si riprenderà sarà anche grazie al vuoto politico che regna attorno a lui.
scritto da GIUSEPPE SACCA'
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Solo ieri il Foglio pubblicava un articolo di Marianna Rizzini dal titolo “No alla psicosi”. Il sistema Zaia alla prova dell’emergenza sanitaria nel quale la gestione del governatore Veneto della crisi dovuta al Coronavirus era promossa pieni voti per i toni utilizzati pacati e una rete efficace con sindaci e imprese.

Ma è proprio così? 

Il consenso di Zaia in Veneto è radicato. Non snoccioliamo qui numeri noti a tutti. E ha una nomea di essere un ottimo governatore. Invece Zaia non è un ottimo governatore, ma un ottimo presidente sì. Zaia infatti non governa, cavalca ciò che il Veneto sente, è perfettamente sintonizzato con i suoi corregionali. Galan sosteneva di “essere il Nordest”, Zaia non è così sciocco da fare un’affermazione del genere, ma di certo vive in un’osmosi perfetta con i cittadini veneti. Lui serfa su ciò che i veneti sentono, vogliono, immaginano. Zaia in questo è impareggiabile, un Presidente che sviluppa la sua leadership grazie alla capacità di non prendere mai una decisione che non sia stata di fatto già presa da questa entità astratta ma ben precisa che sono i circa cinque milioni di veneti e soprattutto scelte volute dall’apparato produttivo/imprenditoriale regionale, che del resto è di fatto sovrapponibile ai veneti tutti.

Luca Zaia in videoconferenza con il capo della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli

Ma questa volta Zaia è scivolato, non era sintonizzato, il suo “superpotere” empatico non ha funzionato. Momenti oggettivamente difficili si dirà. Ma lui attendeva lumi dall’odiata Roma, dal detestato governo centrale. E ora? Fa marcia indietro. Abbiamo scherzato, non è così grave. Riapriamo tutto e scordiamoci questa settimana. Il Veneto non cederà alla psicosi internazionale, sostiene Zaia stesso, ma lui l’ha fatto (ammesso e non concesso che sia psicosi, e questo dovrebbe essere la vera domanda alla quale rispondere).

Inoltre il comunicatore Zaia ha fatto un errore bello grosso con il video diventato virale in cui si lascia andare ad affermazioni sui cinesi inqualificabili. Zaia è apparso un Borghezio qualsiasi. È umanamente comprensibile fare degli errori in un’intervista dopo una settimana vissuta con una tensione enorme. Ma in politica alcuni errori non sono ammessi. E per Zaia sbagliare nella comunicazione è un’assoluta novità. Ci ha abituati a non sbagliare un vestito, a non farsi trascinare da facili mode, a non tralasciare nessun particolare, a parlare bene italiano nelle reti/media nazionali e a utilizzare il dialetto in quelle regionali. A chi fosse interessato al tema è da poco uscito un libro interessante di Giulia Princivalli L’influencer. La strategia comunicativa di Zaia per Alba Edizioni (2019). I soli errori che si ricordano sono dovuti alla sua ignoranza e a quella di alcuni ghostwriter (ultimo caso recentissimo è quando ha sostenuto che gli alpini sono andati in Russia durante la seconda guerra mondiale “per difendere gli ideali di democrazia e libertà”). 

Zaia sta correndo ai ripari: ha chiesto scusa per le sue affermazioni sui cinesi e si è subito riallineato al Veneto che vuole ripartire immediatamente e dimenticare al più presto quest’ultima settima incominciando, come suggerisce lo stesso governatore, a non chiamare “contagiati” le persone colpite dal Coronavirus ma “positivi”. Dal punto di vista comunicativo forse una buona idea, ma da quello sanitario la differenza non si coglie proprio.

Quello che è certo è che carriere politiche sono finite per errori meno gravi di quelli commessi da Zaia in quest’ultima settimana. Ma probabilmente si riprenderà, anche grazie al vuoto politico che regna attorno a lui. Ma il sistema Zaia questa volta ha dimostrato ampie falle. 

Coronavirus. Il “sistema Zaia” va in tilt ultima modifica: 2020-02-29T14:20:10+01:00 da GIUSEPPE SACCA'

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