Il cantore del Reno. Le lettere dal manicomio di Robert Schumann

Il breve epistolario dalla casa di cura di Endenich - appena pubblicato dalla Italosvevo - è il disperato lascito testamentario del grande musicista romantico.
scritto da MARIO GAZZERI
Condividi
PDF

Amatissima Clara, che gioia mi hai procurato con la tua lettera e… con la composizione di Brahms sul tema che anche tu hai usato per le tue variazioni. E ora grazie di cuore per la trascrizione dei versi che ti avevo spedito da Vienna a Parigi. Il palindromo di Roma (Amor) mi piace ancora molto. A volte vorrei che tu mi sentissi improvvisare al pianoforte; sono i miei momenti di beatitudine.

Frammenti di momentanea gioia, lampi di fragile lucidità nel breve epistolario che Robert Schumann, alcolista e bipolare e ormai perseguitato da allucinazioni visive ed uditive, scrisse alla moglie Clara Wieck, considerata la più grande pianista dell’Ottocento, dal manicomio di Endenich (Bonn) assieme ad altre missive destinate ad altri musicisti, tra i quali Johannes Brahms.

Da quell’ospedale psichiatrico dove lui stesso aveva chiesto di essere ricoverato, partì una serie di lettere che appaiono oggi come il disperato lascito testamentario del grande musicista romantico, fin da giovane segnato da un tentato suicidio e minato da una malattia venerea. Triste sorte che lo accomunò a Gaetano Donizetti, suo contemporaneo, stroncato in giovane età in manicomio dai fatali effetti a livello cerebrovascolare causati dal ‘terzo stadio’ della sifilide.

Febbraio 1854. Dopo un tentativo di suicidio, gettandosi nel gelido Reno, Schumann fu salvato da barcaioli e fu poi ricoverato nella casa di cura di Endenich (Bonn), dove rimarrà fino alla morte.

Recentemente tradotte per la prima volta in italiano da Anna Costalonga, pubblicate dall’editrice Italosvevo e curate da Filippo Tuena (sua la magistrale prefazione), le Lettere da Endenich riflettono il disperato grido dell’artista “romantico”. La vita breve, la stagione della poesia, gli amori non corrisposti, l’incomprensione di molti contemporanei, sembrano unire le vite di Schumann a quelle di Felix Mendelssohn Bartholdy, di Shelley e del suo idolo George Byron e del pre-romantico Leopardi.

Non apprezzato dai suoi compatrioti, il musicista di Zwickau conobbe il successo in Russia, Inghilterra ed Olanda. In patria, la sua grandezza fu oscurata ben presto dai due grandi amburghesi, Mendelssohn e Johannes Brahms.

Umile e severo con se stesso, nel tetro manicomio di Endenich, Schumann sembra quasi inconsapevole della sua grandezza, dell’onirico splendore dell’infanzia evocato dalle sue “Kinderszenen” (dalle quali Wilhelm Kempff e, soprattutto, Vladimir Horowitz hanno saputo estrarre il miele del ricordo…), dalla struggente maestosità della sinfonia “Renana”, forse la sua più amata. Il volumetto curato da Filippo Tuena riporta anche alcuni referti dei medici di Endenich.

Ieri visita del signor Brahms, di cui il paziente si è rallegrato molto […] Durante la visita parla in modo abbastanza naturale e comprensibile, ma molto biascicato e la voce sembra quasi quella di un bambino.

Kinderszenen? La sindrome maniaco-depressiva (oggi chiamata “disturbo bipolare”) che lo aveva indotto a cercare la morte gettandosi nelle acque del Reno, si somatizzò al punto da provocargli gravi tremori alle braccia e alle mani e vere e proprie allucinazioni. 

Clara mia – scrive in una lettera indirizzata alla moglie ma anche a Brahms – Nella quarta ballata com’è bello che la prima melodia, così originale, verso la chiusa oscilli tra il minore e il maggiore e rimanga tetramente in maggiore. Adesso avanti con Ouverture e Sinfonie!

Robert Schumann ritratto dal pittore austriaco Josef Kriehuber (1839)

L’entusiasmo per la musica non sembra svanire. Ma la sua vita era stata tutta in salita: dai problemi con il padre che voleva far di lui un avvocato all’aspro confronto con il genitore di Clara Wieck fieramente avverso al matrimonio della figlia che si celebrò comunque il 12 settembre del 1840.

Lui che da giovane scriveva versi e voleva diventare un poeta (forte su di lui l’influsso di Goethe, Schiller e Byron) dovette affrontare incomprensioni, invidie e ristrettezze economiche in un clima che favorì la sua tendenza ad abusare dell’alcol.

L’incarico che ottenne a Düsseldorf come direttore dell’orchestra cittadina si risolse in un mezzo disastro che accelerò i suoi malesseri fisici e mentali.

L’accolita di riottosi dilettanti che mal sopportavano le sue impreparazioni, il suo balbettio, l’incapacità che gli impediva di comunicare schiettamente quando percepiva mancanza d’amore nell’interlocutore

furono all’origine del naufragio dell’esperienza di Düsseldorf, scrive Tuena. Di lì a poco il tentato suicidio nelle acque del Reno e il ricovero nell’ospedale psichiatrico di Endenich, un paesino nei pressi di Bonn, oggi divenuto un quartiere della città renana.

Nel 1854 e per la prima parte dell’anno successivo, le condizioni di Robert Schumann sembrano discrete, almeno a tratti, e il compositore passa il tempo scrivendo alla moglie, a Brahms e ad altri musicisti.

Cara Clara, oggi gli araldi della primavera hanno portato il primo giorno di maggio! Come è bello ora questo verde, potessimo state l’uno accanto all’altro…

si legge in una lettera spedita alla moglie il primo maggio del 1855. Ma i referti medici raccontano un’altra storia.

Ieri di buonumore…dormito bene. Oggi accesso di grande paura, dice che l’infermiere lo ha avvelenato, diventa pazzo, furioso. Poi à diventato molto pallido….

I medici che lo hanno in cura leggono anche le lettere che l’infelice compositore scrive alla moglie e agli amici nel tentativo di scoprire qualcosa che possa essere loro di aiuto per curarlo meglio. Ma le cose peggiorano.

Durante la visita serale ha parlato piano, più tardi ad alta voce, da solo, ha esclamato: ‘È una bugia!’ Ha gesticolato davanti alla finestra come se mostrasse il suo nome su un quaderno di musica a qualcuno fuori dicendo: ‘Lo puoi ben vedere qui!’.

L’aggravarsi dei sintomi di fasi depressive che si alternano a quelle maniacali, lo sconvolgono.

I fantasmi che lo aggrediscono a Endenich – annota Filippo Tuena – gli rimproverano d’essersi appropriato di composizioni altrui, d’averle fatte passare per originali. Si discolpa gridando con veemenza verso le apparizioni, brandendo musica autografa, rivendicando la propria autonomia creativa. Ma, a poco a poco, si spegne.

Il “giovane Werther” di Zwickau, quintessenza del primo romanticismo tedesco, il compositore che nella sinfonia numero 3 (in mi bemolle maggiore) detta “Renana” dipinse in musica le fertili terre vicine al grande e placido fiume e la Foresta Nera e la Cattedrale di Colonia infondendo alla sua musica un timbro assolutamente pre-impressionista, morì il 29 luglio del 1856 nell’ospedale psichiatrico di Endenich. Al suo capezzale, al momento del trapasso, l’amata moglie Clara, Johannes Brahms e il violinista Josef Joachim.

Nell’immagine d’apertura Robert Schumann, op. 133 n. 3, bb. 38-40

Il cantore del Reno. Le lettere dal manicomio di Robert Schumann ultima modifica: 2020-03-01T16:52:37+01:00 da MARIO GAZZERI

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento