Primarie dem. Follow the money

Joe Biden ha bisogno di nuovi e molti finanziamenti per competere con la macchina da guerra di Sanders. L’uscita di scena di Buttigieg e Klobuchar può apportare nuovi “donors”, ma non sono scontati. Mentre Mike Bloomberg conta su una potenza di fuoco quasi illimitata.
MARCO MICHIELI
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Con l’uscita di scena di Pete Buttigieg e di Amy Klobuchar si restringe il campo dei moderati, che dovrebbe favorire l’ex vice di Barack Obama, Joe Biden. Oggi, 3 marzo, si terrà il Super Martedì, l’appuntamento più atteso in termini di distribuzione di delegati per la convenzione che dovrà scegliere il candidato democratico che sfiderà Donald Trump a novembre. 

Un’anticipazione del ritiro di Buttigieg e di Klobuchar – e il loro endorsement a Joe Biden, seguito a quello di Beto O’Rourke – sembrava già profilarsi poco dopo la chiusura dei seggi in South Carolina. L’importante vittoria di Biden aveva infatti spinto alcuni dei donors della campagna di Buttigieg e Klobuchar a riversare le loro risorse sulla campagna di Biden, percepito sempre più come il solo “moderato” in grado di bloccare Bernie Sanders.

Dal flusso dei finanziamenti dei donatori individuali di solito si capiscono molte cose della campagna elettorale. Una campagna da record in ogni caso. Le primarie democratiche del 2020 sono già oggi le più costose della storia. I candidati democratici hanno speso insieme più di un miliardo e duecento milioni di dollari. Sei volte più costose delle primarie che opposero Hillary Clinton a Bernie Sanders nel 2016.

“Mi ricorda mio figlio Beau”, ha detto Joe Biden al momento dell’endorsement di Pete Buttigieg. Beau Biden è morto nel 2015 a causa di un tumore al cervello.

Il record di spesa spetta ai due miliardari che partecipano alle primarie: Michael Bloomberg, che affronterà il primo test elettorale con il Super Martedì, e Tom Steyer, che si è ritirato dopo la sconfitta in South Carolina. Più della metà della spesa totale delle primarie appartiene a loro due.

L’altro candidato che ha le risorse finanziarie – e quindi organizzative – per condurre una campagna nazionale è Bernie Sanders. A differenza però dei due miliardari che utilizzano risorse personali, Sanders ha raccolto moltissimi finanziamenti individuali. La capacità organizzativa della campagna di Sanders è in effetti straordinaria. Rimasta in vita e trasformata dopo le primarie (perse) conto Hillary Clinton, la macchina del consenso di Sanders ha costruito una rete organizzativa molto vasta e radicata. 

Solo nel mese di febbraio la campagna del senatore del Vermont ha raccolto 46 milioni e mezzo di dollari, quasi raddoppiando la cifra raccolta solo nel mese di gennaio (25 milioni di dollari). E più soldi di tutti gli altri competitors democratici, ad esclusione dei due miliardari. Cifra astronomica se si considera che i contributi individuali non possono superare la soglia dei 250 dollari.

Attualmente Sanders ha raccolto in totale 133 milioni di dollari, all’incirca la stessa cifra di Hillary Clinton nel 2016 (130 milioni di dollari) a questo stadio delle primarie. Il senatore può contare anche su 17 milioni di dollari “cash”, una disponibilità più ampia dei due miliardari Bloomberg e Steyer.

Quando si parla di risorse finanziarie non si parla solo di pubblicità sulle televisioni. Si tratta di pagare uno staff politico-elettorale dispendioso. Si tratta di pagare personale politico negli stati delle primarie. Significa volontari, più o meno retribuiti, che tutti i giorni cercano di informare le persone per portarle a votare alle primarie. Significa aprire nuove sedi per il candidato, nei posti più disparati del paese. La partita delle primarie – e delle elezioni nazionali – e il loro successo è anche, e talvolta soprattutto, una questione di finanziamenti.

La notizia dei donatori che si spostavano da Buttigieg a Biden è quindi molto importante. Biden è disperatamente alla ricerca di fondi e per molti mesi ha arrancato. La presenza di candidature “moderate” alternative ha infatti sottratto ossigeno “finanziario” alla sua campagna.

Va detto tuttavia che le persone che hanno donato a Buttigieg hanno donato contemporaneamente anche ad Elizabeth Warren (11 milioni di dollari contro gli 8 milioni di dollari di coloro che hanno donato allo stesso tempo per Buttigieg e Biden). Questa sovrapposizione dei donatori tra Warren e Buttigieg dipende dall’elettorato di riferimento dei due. Entrambi infatti sono sostenuti da cittadini – bianchi – con titoli di studio elevati. Non è detto quindi che coloro che hanno finanziato la campagna di Buttigieg finanzino anche la campagna di Biden.

In ogni caso Sanders non sembra ottenere molti finanziamenti da coloro che hanno donato per Buttigieg. Amy Klobuchar, ad esempio, è in una posizione più favorevole del senatore del Vermont. 

Amy Klobuchar ha fornito il proprio sostegno a Joe Biden ieri a Dallas. Il Texas è uno dei “battleground states” delle primarie democratiche.

Questa lontananza in termini di donazioni tra Sanders e Buttigieg è indicativa ma non scontata. Secondo infatti i sondaggi di Morning Consult il senatore del Vermont sarebbe la seconda scelta tra i sostenitori di Buttigieg, poco distanziato da Biden e Warren. Tuttavia per un recente sondaggio Quinnipiac solo l’11 per cento dei sostenitori di Buttigieg dice che Sanders è la loro seconda scelta. Più vicini a Warren e a Klobuchar, poi Biden.

Ad oggi tuttavia la persona che sta spendendo di più è l’ex sindaco di New York. Bloomberg ha messo a disposizione per la campagna più di 400 milioni di dollari, toccando la cifra record di 6 milioni di dollari al giorno da quando ha lanciato la sua campagna in Novembre. Il miliardario ha praticamente a disposizione un flusso quasi illimitato di denaro che gli consente di offrire salari molto alti e benefits al suo staff politico e ai suoi collaboratori in tutti gli stati. Bloomberg ha speso 5 milioni di dollari a gennaio soltanto per i salari delle persone che lavorano per lui e 3 milioni per le sedi affittate.

Proprio perché Bloomberg spende cifre non comparabili con gli altri candidati, sta rendendo la vita difficile a Biden, che non dispone delle stesse risorse finanziarie e quindi organizzative. Il fatto che Bloomberg ad esempio offra paghe molto alte per la sua campagna sta privando Biden di personale politico in molti stati. Bloomberg è la persona più ricca ad aver mai corso per la carica di presidente.

Accanto alle donazioni individuali, l’altra forma – indiretta – di finanziamento della campagna elettorale sono i Political Action Committees (PACs). Poiché i contributi diretti dalle aziende e dai sindacati sono illegali, i PACs consentono di fornire supporto finanziario e amministrativo ai candidati, senza violare le regole federali. Strumento molto criticato a Sanders, i PACs non hanno limiti di spesa, al contrario dei candidati.

Attualmente tutti i candidati hanno accettato di avere dei PACs che li supportano. Soltanto Bernie Sanders e Elizabeth Warren si sono imposti delle restrizioni iniziali sulla raccolta dei finanziamenti. Più recentemente anche Warren però ha accettato il supporto di un PAC.

Beto O’Rourke ha fornito il proprio appoggio a Joe Biden. O’Rourke si era candidato alle primarie ma ne era uscito molto presto. La sua corsa per il seggio senatoriale del Texas nel 2018 aveva impressionato gran parte degli analisti politici.

Biden al contrario può contare sul supporto di Unite the Country, un PAC che recentemente ha ottenuto mezzo milione di dollari dal co-fondatore di LinkedIn Reid Hoffman. In gennaio Unite the Country ha raccolto 4.1 milioni di dollari e ne ha spesi 3.9. Una scelta necessaria per Biden che non dispone delle stesse risorse finanziarie provenienti dalle donazioni individuali del senatore Sanders. Allo stesso modo VoteVets, che sosteneva Buttigieg, aveva raccolto in dicembre una cifra pari a 2.1 milioni di dollari.

Mentre i democratici stanno spendendo moltissimo per vincere le primarie, Trump sta costruendo la sua campagna elettorale. Allo stato attuale può contare sulla cifra monstre di 452 milioni di dollari. Bloomberg tuttavia ha detto che è disponibile a spendere fino a un miliardo di dollari per cacciare Trump dalla Casa Bianca. Anche se non sarà il candidato democratico. Una cifra che non sembra dispiacere nemmeno a Sanders.

Qualche giorno fa durante un dibattito televisivo, il senatore del Vermont non ha risposto alla domanda del giornalista CNN che gli domandava se avrebbe accettato i soldi di Bloomberg, nel caso avesse vinto la nomination democratica. Dopo un silenzio surreale ha preferito non rispondere. Per poi qualche giorno dopo rilasciare un comunicato stampa in cui dichiarava di rifiutare il supporto finanziario di Bloomberg. 

Primarie dem. Follow the money ultima modifica: 2020-03-03T21:43:51+01:00 da MARCO MICHIELI

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