Conte e Churchill. Il virus e lo smog del ’52

Il presidente del consiglio cita il premier inglese nell’ora più drammatica per il nostro paese. Ma fu proprio il suo governo a gestire pessimamente la più grave crisi domestica che abbia mai vissuto il Regno Unito in epoca moderna. Una crisi che ha diverse analogie con quella provocata dal Covid-19...
scritto da GUIDO MOLTEDO
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In questi giorni ho ripensato ad alcune vecchie letture, a Winston Churchill. Questa è la nostra “ora più buia”. Ma ce la faremo.

Avesse visto The Crown, una delle serie cult di Netflix, Giuseppe Conte avrebbe attinto altrove la frase a effetto per comunicare la drammatica straordinarietà delle drastiche misure anti-Covid19, un accostamento con lo statista di “sangue, fatica, sudore e lacrime” che ha suscitato in più d’un avversario ilarità e sarcasmo. Ma non per la ragione giusta. Nella serie tv, Winston Churchill ha un ruolo importante al fianco della giovane regina, che egli accompagna nel suo percorso di consolidamento del potere e del carisma. È un politico di grande prestigio, che gli storici mettono in luce come statista, protagonista mondiale del primo Novecento, lasciando in secondo piano la sua politica interna, le sue miserie razziste (“Keep England White”, contro l’immigrazione dalle ex colonie) e il cinismo nell’affrontare vicende come quella del Great Smog of London. Non The Crown, che non nasconde il lato tutt’altro che scintillante dello statista, in particolare il modo in cui (non) affrontò una delle più gravi emergenze che abbiano colpito il Regno Unito nel Novecento.

Da un anno al numero 10 di Downing street, avendo vinto le elezioni nell’ottobre del 1951, malandato di salute e minacciato dai suoi avversari interni che cercano di farlo fuori, il premier non capisce, non vuole capire la portata della straordinaria crisi ambientale che colpisce Londra il 5 dicembre 1952, un venerdì, e che durerà per alcuni giorni, lasciando dietro di sé migliaia di vittime.

In realtà, se una ragione c’è nel chiamare in causa Churchill rispetto al compito immane che ha dinanzi a sé Giuseppe Conte, è nell’estrema gravità della crisi virale attuale e in quella della crisi ambientale che colpì l’Inghilterra e la sua capitale nel 1952. Se c’è una lezione da prendere da Churchill, per il presidente del consiglio, è quella di distanziarsi il più possibile da quanto fece allora il premier britannico.

Quel venerdì di dicembre una nebbia densa e gialla fortemente tossica si forma in virtù di condizioni meteo anomale. Uno strato di aria fredda e stagnante è schiacciato da un altro strato di aria più calda, con l’effetto di un’assenza totale di ventilazione e di ricambio d’aria. Il freddo intenso spinge i londinesi ad aumentare il consumo di carbone per il riscaldamento domestico. Emissioni abnormi si vanno a sommare a quelle già abbondantemente prodotte dalle fabbriche in città. Peraltro il carbone è di pessima qualità, con alti contenuti di zolfo. Molto inquinante. Risultato: smog (smoke fumo + fog nebbia). Uno smog fetido e assassino. Aria irrespirabile, malori d’ogni specie respiratori. Sabato 6 dicembre, la situazione peggiora drammaticamente. Visibilità letteralmente quasi zero, di notte impossibile muoversi, numerosi gli incidenti per la scarsissima visibilità e le strade ghiacciate, bus fermi e metropolitana intasata da code infinite alle biglietterie, aerei diretti a Londra dirottatati altrove, quelli in partenza a terra, impennata della criminalità. E ospedali al collasso per le decine di migliaia di intossicati al pronto soccorso.

Winston Churchill (l’attore John Lithgow) (in una scena di The Crown) mentre visita l’ospedale dov’è ricoverata la sua giovane segretaria nei giorni del “Great Smog”

Quattromila londinesi muoiono, poi altre dodicimila vittime dirette e indirette, centomila casi di malattie causati dall’esposizione alle giornate della “Great Pea Soup” (“la grande minestra di piselli”, come anche fu chiamato il “grande smog di Londra”, perché lo smog era denso e giallognolo verde come una zuppa di piselli). Tra le vittime, una giovane segretaria del premier. Solo allora Churchill prende consapevolezza di quanto accade, dopo giorni di caparbia negazione, di resistenza ottusa alle pressioni, anche da parte di ministri del suo gabinetto e delle stessa casa reale. Non proprio il comportamento di un politico di rango e di grande reputazione.

C’è però un finale della storia, che potrebbe, invece, positivamente collegare la vicenda d’allora con quella odierna. Dopo The Great Smog of London si lavorò a una legislazione per ridurre le emissioni nocive. Il Clean Air Act (Decreto Aria Pulita) fu promulgato dal parlamento del Regno Unito e approvato dalla regina Elisabetta II il 5 luglio del 1956. Ma questo avvenne nonostante le resistenze del governo ancora presieduto da Churchill. Conte farebbe bene a non seguire il suo “ispiratore”, se dovrà essere lui, trovandosi ancora alla guida del governo, a dover trarre la lezione giusta dalla vicenda del coronavirus quando cesserà l’emergenza.

Conte e Churchill. Il virus e lo smog del ’52 ultima modifica: 2020-03-10T19:01:05+01:00 da GUIDO MOLTEDO

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