Tre donne alla conquista di Parigi

Domenica 15 marzo si tiene il primo turno delle elezioni amministrative nella capitale francese e in altre grandi città. Mentre aumentano le preoccupazioni per la pandemia da Covid-19.
scritto da MARCO MICHIELI
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[PARIGI]

Nello strano clima di un paese che cerca di andare avanti mentre dati sempre più allarmanti arrivano sui contagi da COVID-19 (più di 1700 attualmente), domenica si vota in Francia per il primo turno delle elezioni municipali (il secondo turno si terrà il 22 marzo). Si tratta di elezioni di qualche interesse perché arrivano dopo le proteste contro la riforma delle pensioni che hanno bloccato i trasporti per più di un mese. Un test elettorale rilevante per Emmanuel Macron in vista delle elezioni presidenziali del 2022.

Si voterà nelle principali città francesi, tra le quali Lione, Marsiglia, Lille e Parigi. Le elezioni parigine sono quelle che destano maggiore interesse. Si sfidano infatti per guidare la città tre donne: Anne Hidalgo, la sindaca socialista uscente; Rachida Dati, ex ministro della giustizia durante la presidenza di Nicolas Sarkozy; e Agnès Buzyn, ministro uscente della sanità e esponente di La République En Marche, il partito di Macron. Una gara molto incerta, nella quale giocheranno un ruolo le forze politiche “minori”, come Eelv (i verdi) di Daniel Belliard e il movimento politico del matematico Cédric Villani.

Attualmente i sondaggi danno in testa Hidalgo al primo turno (Ipsos Sopra-Stéria) col 26 per cento dei voti. Seconda sarebbe Rachida Dati col 23 per cento. Terza Agnès Buzyn con il 19 per cento. Più distante David Belliard (11 per cento). E sotto la soglia del 10 per cento, che non gli consentirebbe di accedere al secondo turno, Villani.

L’elezione del sindaco di Parigi – come a Lione e a Marsiglia – prevede però un percorso complicato. Il sindaco infatti non è eletto direttamente. Gli elettori parigini votano per eleggere 527 consiglieri di arrondissement (ce ne sono venti). Tra questi 527 alcuni corrono anche per il consiglio municipale della città di Parigi (per la precisione 163 consiglieri municipali). Questi 163 consiglieri municipali sono i grandi elettori del sindaco di Parigi. È quindi l’elezione dei consiglieri municipali – il cui numero varia a seconda del peso demografico delle aree – che è importante. Perché la lista che ottiene al primo turno la maggioranza assoluta dei voti riceve un numero di seggi pari alla metà dei seggi disponibili per quell’area. Gli altri seggi sono ripartiti in maniera proporzionale tra le liste che hanno ottenuto più del 5 per cento dei voti.

Se nessuna lista – come probabile questa volta – otterrà la maggioranza assoluta negli arrondissement, sarà il secondo turno a farlo. Vi possono partecipare tutte le liste che hanno almeno ottenuto il 10 per cento dei voti al primo turno. Quindi è molto probabile che con le tre candidate molto vicine, vi siano molte triangolazioni nei vari arrondissement. Vale a dire gare a tre tra le liste delle candidate. Un fattore che rende molto aperta la partita elettorale. Ovviamente le liste escluse al secondo turno, possono anche fondersi con le liste che hanno passato la soglia del 10 per cento.

In questa situazione è possibile che non appaia in maniera chiara una maggioranza politica. In sostanza né sinistra, né destra, né l’area di Macron potrebbero avere i numeri per eleggere il sindaco. A quel punto dovrebbero intervenire accordi tra partiti. Non semplici. E l’area di Macron potrebbe essere l’ago della bilancia, a favore della sinistra o della destra. Con rischi notevoli in entrambi i casi. Se appoggia Hidalgo, rischia di perdere qualche voto di centrodestra, per un sindaco che non ama. Se appoggia Dati, rischia di rompere definitivamente i ponti con gli elettori di centrosinistra, di cui avrà ancora bisogno nel 2022.

Anne Hidalgo, sulla linea 3, a Porte des Lilas, verso #ParisLeGrandDébat (@mathieusicard)
Anne Hidalgo e il centrosinistra

Hidalgo è stata eletta sindaco nel 2014 – il mandato qui dura sei anni – ed è stata la vice di Bertrand Delanoë, l’amato sindaco socialista. La sua candidatura è sostenuta dai socialisti e da altri partiti di sinistra (Parti communiste français e Génération.s di Benoit Hamon). Hidalgo difende essenzialmente i sei anni di governo. In primis la realizzazione di piste ciclabili un po’ ovunque nella città – è la bestia nera degli automobilisti – e propone di crearne altre. Rientra in quest’ottica l’idea di pedonalizzare il centro di Parigi, per limitare la circolazione almeno nei primi quattro arrondissement della città.

Hidalgo punta poi tutto sulla protezione dell’ambiente. E in effetti non c’è alcun segno di “rosso” nei suoi volantini. In compenso si vedono moltissimi poster verdi che si trovano un po’ ovunque nella città. Una caratteristica in comune con altri partiti di sinistra. Anche La France Insoumise ha eliminato il rosso (manifesti verdi e viola). Tra le altre proposte di Hidalgo c’è l’idea di creare due nuovi grandi parchi pubblici e di creare delle “foreste urbane” in giro per la città. 

Rachida Dati incontra dei commercianti e dei passanti durante la campagna elettorale nei quartieri di Parigi
Rachida Dati e il centrodestra

Dati, politica francese di lungo corso, è stata una fedelissima di Nicolas Sarkozy, di cui è stata la portavoce alle elezioni presidenziali del 2007 e successivamente ministro della giustizia. Dati è stata la prima donna di origine magrebine ad occupare uno dei ministeri chiave del governo francese. È stata per dieci anni deputata europea e contemporaneamente sindaco del settimo arrondissement (quello della Tour Eiffel per intenderci). È una figura che ha creato e crea molti problemi all’interno del suo partito – Les Républicains – che ha deciso di sostenerla con molto rilento e scarso interesse. Oggi però le cose pare stiano diversamente, visti i sondaggi. Dati sta conducendo una campagna elettorale essenzialmente sui temi della sicurezza e della pulizia della città, talloni d’Achille della sindaca Hidalgo. Dati guida una coalizione con i centristi e sta facendo campagna nei quartieri di sinistra.

Agnès Buzyn durante al sua campagna elettorale nel diciottesimo arrondissement
Agnès Buzyn e l’area Macron

Buzyn diventa nel 2017 ministro della sanità del governo di Édouard Philippe. Ma è un’ematologa prestata alla politica. Oggi sostituisce in corsa il candidato ufficiale de Lrem, Benjamin Griveaux, travolto da uno scandalo sessuale. Buzyn guida una coalizione con i MoDem di François Bayrou e alcuni piccoli partiti di centro (in particolare di fuoriusciti da Les Républicains).

Anche per Buzyn la sicurezza è il tema principale e come Dati vuole dotare la polizia municipale di armi. L’altro tema è ovviamente la pulizia della città. In un’intervista Buzyn ha dichiarato di aver votato per Hidalgo nel 2014, perché la riteneva in continuità con Bertrand Delanoë.

Belliard, Villani e gli altri

David Belliard è stato eletto come candidato dei verdi da primarie interne. È uno storico militante ecologista parigino, che punta a capitalizzare il successo dei verdi alle elezioni europee del 2019 (19.9 per cento). Fa attualmente parte della maggioranza che in consiglio municipale sostiene Anne Hidalgo contro la quale però Europe Ecologie-Les Verts ha deciso di candidarsi. Obiettivo principale del suo programma è “liberare Parigi dalle macchine”. Belliard guida una coalizione di partiti ecologisti e animalisti.

Cédric Villani è una medaglia Fields, il Nobel della matematica. È entrato in politica nel 2017, quando è stato eletto deputato con La République en marche. Nel 2019 si è proposto come candidato sindaco per il suo partito in alternativa a Benjamin Griveaux. Quando En Marche ha scelto Griveaux come proprio candidato, Villani ha deciso di candidarsi con una propria lista ed è stato espulso dal partito. Attualmente guida una coalizione di centrosinistra fatta di dissidenti di En Marche con il sostegno del Parti radical de gauche. Ha ottenuto anche il sostegno di personalità vicine a Macron, come gli economisti Philippe Aghion e Elie Cohen.

Per qualche tempo Villani e Belliard hanno cercato di raggiungere un accordo per creare un’alleanza elettorale, ma le divergenze sui componenti dell’alleanza ha fatto naufragare il tentativo (gli ecologisti volevano un’alleanza con comunisti e socialisti, Villani non ne vuole sapere di Hidalgo, per la quale tuttavia si è esposto pubblicamente nel 2014).

La France Insoumise presenta due candidati sindaci – un uomo e una donna – e propone di tenere un referendum sui giochi olimpici del 2024. Il partito di Le Pen presenta una candidatura ma a Parigi di solito i risultati sono molto scarsi.

Per quanto riguarda il quadro politico nazionale, Macron aveva già anticipato a gennaio che non si trattavano di elezioni nazionali, poiché gli elettori decidono a livello locale anche in base ai programmi e al mandato precedente. Però è indubbio che queste elezioni siano rilevanti: un insuccesso – probabile – del partito del presidente danneggerebbe ulteriormente l’immagine già offuscata dalle diverse crisi di questi ultimi tempi. da vedere poi che cosa accadrà con la gestione della crisi del coronavirus.

A Lille, Bordeaux, Rennes e in altre città, i candidati di En Marche dovrebbero svolgere il ruolo del terzo incomodo tra il centrodestra e il centrosinistra. Una ricomposizione delle vecchie fratture politiche – socialisti verso post-gollisti – che mette in difficoltà un partito ideologicamente “flessibile” come quello di Macron. 

Una preoccupazione di Macron è legata specificatamente al COVID-19. Una parte consistente del suo elettorato è infatti composto da persone anziane che potrebbero rinunciare a recarsi alle urne, visto l’aggravarsi della situazione.

I candidati sindaci di Parigi hanno partecipato ad un dibattito televisivo, durante il quale hanno risposto alle domande dei giornalisti e del pubblico

Una sconfitta annunciata però che non sarà esente da conseguenze per il partito politico presidenziale. Molti dirigenti affilano le armi in attesa di una resa dei conti post-elettorale, dalla quale il presidente è ovviamente escluso. Sul piatto anche il ruolo di Eduard Phillippe, il primo ministro uscito dalle fila della destra, che ha gestito i dossier più spinosi, da ultimo la molto contestata riforma delle pensioni. 

Le tensioni tra l’ala sinistra e l’ala destra del movimento cominciano a farsi sentire in vista delle presidenziali. Nel tentativo di tirare per la giacchetta un presidente che di volta in volta si è spostato verso sinistra o verso destra a seconda delle convenienze. Ma che oggi viene percepito dall’elettorato di centrosinistra, che ne aveva sancito la vittoria nel 2017, troppo spostato a destra. Rimane soprattutto il problema di un partito che ha una scarsissima organizzazione a livello locale.

I risultati delle elezioni dovrebbero premiare i partiti tradizionali, che tuttavia sono in uno stato comatoso. Ed è la fortuna di Macron. Perché il Rassemblement National (Rn) di Marine Le Pen faticherà molto in queste elezioni amministrative. Le Pen ha un solo obiettivo: conservare le città –poche – che governa. E per Macron e i suoi l’obiettivo principale è ridurre al minimo le conquiste lepeniste. Per questo in molti comuni dove Rn è elettoralmente forte Lrem ha deciso di non presentare candidature. Se la maggioranza presidenziale deve indebolirsi, meglio è che si indebolisca anche quella che Macron considera come la sua principale avversaria. E la principale sfidante al probabile ballottaggio delle elezioni presidenziali del 2022.

Tre donne alla conquista di Parigi ultima modifica: 2020-03-11T20:00:09+01:00 da MARCO MICHIELI

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