Covid-19. Regime autoritario? No grazie

L’esperienza del Novecento suggerisce come sia illusorio pensare che le dittature, di fronte a gravi criticità, abbiano un’efficienza risolutiva maggiore delle democrazie.
FRANCESCO MOROSINI
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Le epidemie sono armi politiche da sempre utilizzate sia per delegittimare chi governa (ne evidenziano le inefficienze) sia per rafforzare il potere (la paura come collante dell’autorità). Quindi, per ogni regime politico, autoritario o liberal-democratico, le emergenze sanitarie sono uno stress test. Anche in Italia dove, oltretutto, manca in Costituzione la normazione dello “stato di necessità”. Ciò genera un paradosso normativo evidenziato in questa emergenza sanitaria: la riduzione del Parlamento a organo di ratifica e, assieme, l’attribuzione alle Regioni di ruoli esclusi in materia dalla Costituzione nonché dalla legge ordinaria. Passato il pericolo, bisognerà rifletterci.

Merita chiedersi se nelle crisi rispondono meglio le democrazie o i regimi autoritari. Molte suggestioni lasciano propendere per i secondi. Tuttavia, le prime hanno frecce al loro arco. Tra queste, la circolazione delle informazioni, necessario supporto alle decisioni. Il Nobel per l’economia 1988 Amartya Sen ha rilevato come la centralizzazione autoritaria di esse possa implicare due conseguenze nefaste. La tendenza all’occultamento dei problemi a tutela della stabilità del regime; poi la tendenza dei poteri locali a tacere per evitare accuse di disfattismo. Così, quando l’allarme giunge al vertice politico che può prendere decisioni, il vaso di pandora è già aperto da tempo.

Così probabilmente è successo in Cina col Covid-19. Riflessioni interessanti sebbene Sen si sia occupato di carestie di cui ha chiarito i fattori sociopolitici (informazione e gestione degli alimenti più che loro carenza “fisica”). Analogamente, come ricorda il prof. Palano della Cattolica, tre scienziati politici (Tsai, Morse e Blair), indagando l’epidemia di Ebola in Liberia nel 2914-2015, hanno correlato la mancata fiducia nell’informazione pubblica e l’osservanza da parte delle persone delle misure per il controllo della malattia. Dunque, lo studio chiarisce la strategicità dell’informazione (lì garantita da reti di volontari); e se c’è una risorsa che le democrazie producono (al massimo qui il rischio è la sua inflazione/svalutazione) essa è l’informazione: a partire da quella scientifica.

Qui le democrazie dispongono di un oggettivo vantaggio. Certo, anch’esse soffrono del vizio di minimizzare i problemi: ma la circolazione dell’informazione è il loro anticorpo. Viceversa, la vera sfida è nell’illusione (priva di verifiche fattuali; anzi, l’esperienza del Novecento suggerisce il contrario) che i regimi autoritari abbiano un’efficienza risolutiva maggiore delle democrazie medesime. Tuttavia, il Covid-19 ne mostra forse il lato consensualmente più debole: il legarsi di apparente maggior “pesantezza” decisionale con la domanda, per esse impossibile da evadere, di risposte semplici all’angoscia sociale. In ragione di ciò la pandemia, sommando la paura per la salute a quella per la crisi economica, potrebbe minarle. È la sfida del dopo crisi. Sottovalutarla per le democrazie sarebbe suicida.

Il Piccolo

Covid-19. Regime autoritario? No grazie ultima modifica: 2020-03-19T20:07:51+01:00 da FRANCESCO MOROSINI

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