Covid-19. Il miracolo degli “angeli con la penna nera”

In pochi giorni gli Alpini della Protezione civile ANA del Veneto sono riusciti a concludere un’impresa giudicata impossibile: ripristinare cinque ospedali della regione.
scritto da ENZO BON
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Li chiamano “angeli”, ma solitamente gli angeli, dicono gli esperti in materia, non possano fare miracoli. Però, questa volta, gli “angeli con la penna nera” il miracolo lo hanno fatto davvero: in pochi giorni, gli Alpini della Protezione civile ANA (Associazione Nazionale Alpini) del Veneto sono riusciti a concludere un’impresa giudicata impossibile: ripristinare cinque ospedali della regione, Valdobbiadene, Zevio, Monselice, Isola della Scala, Bussolengo, dismessi da decenni, per renderli disponibili in occasione dell’emergenza del coronavirus. Strutture fatiscenti, che probabilmente sarebbero state trasformate in hotel o in qualche condominio, se non abbattute, e che invece, grazie all’orgoglio e alla tenacia degli uomini delle Penne nere, sono ora pronti ad accogliere fino a 740 pazienti.

Ne parlo, di questo prodigio di solidarietà, con Bruno Crosato, coordinatore della Protezione civile ANA della sezione di Treviso e responsabile della Colonna mobile nazionale degli Alpini. Crosato è un ex imprenditore edile, uomo a cui basta un’occhiata per capire quello che c’è da fare quando si deve lavorare su un grande stabile in abbandono. È per questo che è stato scelto per coordinare il lavoro di ripristino dell’ospedale di Valdobbiadene, in provincia di Treviso, chiuso da oltre vent’anni. 

Quando siamo arrivati con i funzionari della Regione – mi racconta – mi sono messo le mani nei capelli, perché si immagina cosa può essere un ospedale, con ancora i vecchi letti e tutta la mobilia abbandonato da quattro lustri? Non sapevamo da dove cominciare, ma sapevamo che dovevamo farcela, e molto presto.

I primi lavori prevedono lo sgombero dei vecchi materiali e la pulizia e igienizzazione dei locali.

Abbiamo cominciato portando i vecchi letti, del peso di un quintale e mezzo l’uno giù per le scale, perché gli ascensori non funzionavano, stoccandoli in un magazzino al piano interrato dell’edificio, e poi abbiamo iniziato le opere di pulizia, lavando i muri anche con speciali pulitrici che abbiamo affittato; poi i pavimenti, dove la polvere si era incrostata così tanto da costringerci ad usare dei raschietti per toglierla. Non le dico come abbiamo trovato i bagni, con l’acqua marrone che usciva dai rubinetti

Bruno e i suoi volontari non si scoraggiano, abituati alle emergenze, perché i terremoti, e non solo, se li sono fatti tutti, per ultimo quello delle Marche, e sanno che si deve lavorare in fretta e organizzati al meglio:

Abbiamo cambiato tutti i copriwater, sistemato i servizi igienici, aiutato i tecnici che hanno ripristinato gli ascensori e gli impianti di condizionamento e di ossigenazione, operato assieme agli elettricisti e agli idraulici. E poi risistemato gli infissi, verificati e messi a punto gli impianti di illuminazione, lavato e sanificato tutta la mobilia recuperabile. Quindi abbiamo trasportato in loco i letti da altri ospedali, li abbiamo sanificati e messi nelle varie camere, assieme ai materassi

Insomma, un lavoro immane che vede un totale di 480 volontari delle sezioni ANA di Treviso, Conegliano Valdobbiadene e Vittorio Veneto impegnati in turni che vanno dalle ore 8 alle 18 “e ho dovuto lasciare a casa parecchi uomini, perché erano molti di più quelli che si erano offerti”, specifica con soddisfazione Crosato. Il solo momento di pausa è il pranzo, consumato fugacemente presso la locale sezione degli Alpini di Valdobbiadene, dove è arrivata una cucina da campo che serve i pasti caldi per tutti, rigorosamente in due turni, per impedire troppa vicinanza tra le persone. Già, perché Crosato, per la prima volta nella sua carriera di coordinatore, deve fare anche i conti con il pericolo del contagio e la distanza tra operatori.

Tutti dovevamo lavorare con i dispositivi di protezione individuale indossati correttamente, con le mascherine idonee e mantenendo rigorosamente la distanza di un metro l’uno dall’altro, anche se questo ha comportato momenti di difficoltà in certi lavori.

E se si pensa che tutta l’opera di ripristino è iniziata sabato 15 marzo e si è conclusa giovedì 19, si capisce perché si può parlare di miracolo.

La sera del giovedì – racconta Crosato – abbiamo concluso la nostra opera e siamo tornati a casa soddisfatti. Il venerdì mattina abbiamo consegnato al direttore generale dell’Ulss 2 trevigiana, Francesco Benazzi, l’ospedale pronto per essere utilizzato. Il ringraziamento più bello che abbiamo avuto è stato l’applauso che il direttore e i suoi collaboratori ci hanno riservato. A noi è bastato quello.

Ma finito Valdobbiadene – continua – siamo ancora in prima linea con la distribuzione di mascherine, il controllo giornaliero delle nostre tende di posto medico avanzato piazzate davanti agli ospedali e la nostra presenza costante sul territorio. C’è sempre da fare, non ci annoiamo, e facciamo tesoro da queste esperienze. Ad esempio dovremmo imparare dagli anziani, che non buttavano via niente, ma che conservavano con scrupolo quanto avevano, per usarlo nei periodi di bisogno.

Davvero, quante “cose” abbiamo abbandonato nel corso di questi anni: ospedali, ferrovie, strade, ma anche esperienze, saperi, tradizioni… Quanto abbiamo “buttato via”, abbagliati da un futuro che ci appariva sempiternamente sereno ma che un microscopico virus, confinato sino a qualche mese fa nella gola di un pipistrello in chissà quale luogo del mondo, ha velocemente oscurato. Non so se gli angeli facciano miracoli, ma persone come Bruno e i suoi volontari alpini della Protezione civile certamente ci aiutano a continuare ad avere speranza: nel nostro futuro e nel futuro dell’Italia. E anche questo, in un’ora buia per tutti, è un piccolo grande miracolo.

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Covid-19. Il miracolo degli “angeli con la penna nera” ultima modifica: 2020-03-24T17:02:16+01:00 da ENZO BON

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1 commento

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Vito derario 25 Marzo 2020 a 23:50

Bravi

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