Covid-19. Pasqua ora è davvero un’isola

La situazione della diffusione del coronavirus in una comunità di circa diecimila abitanti soggetta all’invasione turistica sembra sotto controllo grazie allo stop dei collegamenti aerei. La testimonianza di una nativa, una virtuosa del violino.
scritto da MARISOL MEDINA
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Dalla lontana Isola di Pasqua abbiamo chiesto a Marisol Medina la situazione della diffusione del coronavirus in una comunità di circa diecimila abitanti soggetta all’invasione turistica. Marisol è una violinista che insegna a Rapa Nui. Non è nativa dell’Isola, e vi si è trasferita per aver sposato lo scultore Luis Ey. Entrambi mi hanno accolto nella loro casa quando per ytali. ho avuto modo di intervistare il marito scultore qualche anno fa nella in mezzo al verde di Hanga Roa. 
Nel suo racconto, Marisol accenna al sindaco di Rapa Nui, Pedro Edmunds Paoa “Petero”, la cui battaglia a difesa della sua terra lo ha reso popolare in tutto il Cile e amato quanto mai dai suoi concittadini. Anche di lui ytali. ha pubblicato un’intervista e parlato della sua lotta a tutela delle tradizioni della comunità. 
Un impegno che non è mancato nemmeno in occasione del coronavirus, confermato con il piglio che gli è caratteristico ieri in una lunga intervista alla continentale Radio Bio Bio, in cui ha definito il ministro della salute cileno un malato mentale, ricordando che è dall’11 marzo che gli sta chiedendo un provvedimento che chiuda l’Isola. 
“Non l’hanno fatto, ha detto Edmunds Paoa, finalmente ci sono riuscito io con l’appoggio privato di Latam dal 18 di marzo. Ora sto chiedendo che il ministro mi chiuda tutta la mobilità dentro l’Isola e non mi da ascolto, quindi per me questo signore è schizofrenico, è un pazzo. Che lo mettano in manicomio! Non dovrebbe stare a capo della salute. Secondo le statistiche mondiali, per una popolazione di diecimila abitanti dovremmo avere, in caso estremo, ventotto pazienti nell’unità di cura intensiva”, ha concluso.
Questa la testimonianza di Marisol Medina

[Claudio Madricardo]

Il primo contagiato a Rapa Nui

[RAPA NUI]

La situazione dell’Isola di Pasqua è molto simile a quella che sta vivendo la maggioranza delle grandi città e piccoli paesi nel pianeta. Improvvisamente nel Cile continentale è scoppiato l’allarme del virus, in poche ore le nostre vite si sono fermate: scuole chiuse, negozi chiusi, alberghi, anche i ristoranti, tutto chiuso. Si è dovuto imporre il coprifuoco perché le strade si vuotassero, la gente non vede il pericolo, e nemmeno lo sente, tutti spinti e disperati per comprare cibo. 

#QuedateEnTuCasa “Stai a casa“ del personale dell’ospedale Hanga Roa in spagnolo e lingua locale

La cosa più importante era fermare il collegamento aereo e così frenare il flusso di turisti che arrivano ogni giorno nell’Isola. Il sindaco e la buona volontà di Latam sono giunti a un accordo, in ventiquattro ore non arriverà più nessuno a Rapa Nui per quindici giorni, e i tredici passati dall’arrivo di un aereo con passeggeri si vede ben lontano… solo aerei rifornimento e per evacuare turisti: quasi duemila sono rimasti bloccati e ne rimane ancora qualcuno. Nel frattempo s’è allungata la chiusura delle scuole per tutto il mese di aprile in tutto il Cile, compresa l’Isola. Si diffonde ancor più l’incertezza e la quarantena a Rapa Nui si prolunga dalle due del pomeriggio alle cinque del mattino per quindici giorni. Abbiamo avuto casi sospetti che sono stati evacuati nel continente oggi. Ci sono trenta casi in esame in attesa dei risultati.

Covid-19. Pasqua ora è davvero un’isola ultima modifica: 2020-03-27T19:16:19+01:00 da MARISOL MEDINA

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