Avvertite l’Orbán in saor. Venezia non è in Ungheria

Un’esternazione di Luigi Brugnaro, con allusioni minacciose rivolte a opposizione e media, è l’ennesima conferma della sua inadeguatezza a guidare e gestire la città in una fase così drammatica.
YTALI
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Un’opposizione c’è, a Venezia, per fortuna. A un sindaco che tracima con le parole ben oltre il perimetro del consentito e del legittimo. Con allusioni e insinuazioni che non bisogna leggere in controluce per coglierne la carica minacciosa. Anche nei confronti di chi fa informazione. Il sottosegretario Andrea Martella e il senatore Andrea Ferrazzi hanno commentato con la dovuta fermezza quanto ha affermato il nostro Orbán in saor nel suo punto pomeridiano. Altri esponenti del centrosinistra cittadino, e non solo, hanno preso posizione, stigmatizzando l’infelice esternazione del primo cittadino.

Dice Luigi Brugnaro:

Chi fa polemiche pretestuose sappia che avrà tempo per essere richiamato a quello che ha fatto in questo periodo. Abbiamo segnato tutto, nomi e cognomi. Sappiate che seguiamo giorno per giorno tutto quello che viene scritto. Scrivete pure, fate pure le vostre campagne e propagande politiche pessime. Noi non rispondiamo, continuiamo ad amministrare con tutta la generosità di cui siamo capaci. Per il resto ne riparleremo. Di certo aiuteremo tutti in maniera trasparente, è ora di finirla col sistema degli aiuti “all’amico dell’amico”.

Andrea Martella

Replica Andrea Martella:

Mi sono imbattuto in un video, che circola in queste ore sui social, del sindaco di Venezia.

Faccio alcune considerazioni:

Penso che in questa fase delicatissima ci sia bisogno di amministratori al lavoro e non di sceriffi dal piglio censorio. Libero il sindaco Brugnaro di difendersi da offese o da ogni altro gesto che travalica il confine della civiltà e della legalità. Ma nell’assistere a messaggi che sanno di avvertimento nei confronti di chi avanza critiche sul suo operato, si ha l’impressione che ad essere superato sia il confine istituzionale.

Ritengo non sia accettabile, tanto più se viene da chi ha responsabilità pubbliche, ogni forma di comunicazione che tende ad intimorire i cittadini e a limitarne il diritto di critica e la libertà di pensiero. Queste libertà, certamente, vanno esercitate rimanendo nei limiti del rispetto che si deve a chiunque. Ma non vanno in alcun modo condizionate dalle istituzioni democratiche.

Andrea Ferrazzi

Dice Andrea Ferrazzi:

Il Sindaco Brugnaro ha ridato segni di vita. A differenza di molti primi cittadini italiani in prima linea, se ne erano perse le tracce. Forse per far dimenticare la video-passeggiata di inizio pandemia. Rientra in scena in modo un po’ scomposto. Non si capisce per esempio a cosa alluda e chi minacci quando dice “ci sono nomi e cognomi, abbiamo segnato tutto, sappiate che seguiamo giorno per giorno quello che viene scritto”. Allude ai giornalisti? A singoli cittadini? Gli consigliamo compostezza. E consigliamo a lui (e al suo alleato Salvini) di non diffondere notizie sbagliate, come quella che il governo con i quattrocento milioni per il sostegno alimentare dà ad ogni famiglia dieci euro.

Giovanni Andrea Martini, presidente della Municipalità Venezia-Murano-Burano e candidato sindaco nella lista Tutta la Città Insieme:

Il primo cittadino che ha esordito, cinque anni fa, con un’operazione di censura, e che ha continuato su tale strada, come da noi più volte rilevato, oggi tocca il suo apice dichiarando che ha nomi e cognomi di chi si permette di criticare il suo operato. Dopo aver ricevuto da Roma fin dal 2016 più soldi delle precedenti amministrazioni, Brugnaro non manca di recitare quotidianamente il copione del questuante cui i soldi non bastano mai. Secondo uno schema fisso e ripetitivo se la prende con il “partito” che tutto decideva, ora invece è cambiato tutto, c’è solo lui a decidere senza il fastidio di doversi confrontare con altri. Il ricordo più vivido è quello delle sue passeggiate veneziane dopo l’Aqua granda di novembre a promettere personalmente aiuti a commercianti e artigiani devastati dall’acqua. È il vantaggio dell’uomo solo al comando da cui si sente attratto. Anzi quasi vocato. Possiamo solo immaginare l’invidia che prova per Orban, il despota ungherese che ha imbavagliato l’intero parlamento.

Gianluca Trabucco, presidente Municipalità di Zelarino e segretario metropolitano di Articolo Uno:

Ora siamo alle MINACCE e alla VIOLENZA verbale. Un sindaco, soprattutto di una città importante come la nostra, non dovrebbe mai scendere a questi livelli.
In realtà nessuno dovrebbe arrivare a tanto ma vale ancora di più per chi riveste un ruolo di responsabilità pubblica.
Senza dubbio nessuno si farà intimidire da questo atteggiamento di prepotenza perché le IDEE sono sempre più forti della violenza.

Luana Zanella, co-portavoce dei Verdi:

Caro Sindaco Brugnaro, ma cosa ti è saltato in testa di minacciare, dicendo che stai registrando nomi e cognomi di chi osa opporsi e mettere in discussione le tue scelte e modalità di gestione dell’amministrazione. Dovresti chiedere scusa e essere un po’ più umile, rispettoso, non abbiamo bisogno di arroganza e presunzione, ma di una guida capace di essere all’altezza della situazione drammatica, di ascoltare e tenere conto anche delle critiche e delle proposte di parti sociali e politiche a te avverse, sei al servizio e non padrone della città!
Segnati pure il mio nome!

Gabriele Scaramuzza, segretario regionale di Articolo Uno Veneto:

Quando l’unico modo di rispondere è l’intimidazione vuol dire, lo diceva il comico, che c’è grossa crisi. In un momento come questo chi guida le città deve mettere in campo politiche coraggiose per i propri cittadini. Essere in campo con proposte amministrative forti e meno dirette televisive, riscrivere subito il bilancio comunale, organizzare i servizi sociali territoriali, costruire una cabina di regia permanente insieme ai presidenti di municipalità. Perché noi non ci facciamo intimidire, facciamo proposte concrete, perché i fatti sono testardi.

Gian Angelo Bellati, ex candidato sindaco nel 2015:

“Nomi e cognomi, abbiamo segnato tutto”. Questa la dichiarazione del sindaco su coloro che, facendo campagna elettorale, si permettono di criticarlo. Le domande sono: viviamo in un regime o in un sistema democratico? Può permettersi un personaggio di spicco con un ruolo pubblico così importante di fare tali minacce? È un comportamento normale secondo voi o da film tipo il “Padrino”? Mi piacerebbe capire se sono solo io a non capire…

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Avvertite l’Orbán in saor. Venezia non è in Ungheria ultima modifica: 2020-04-01T19:53:19+02:00 da YTALI

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