Covid-19, la grande sfida nei cieli

In tempi di coronavirus, il ruolo di una compagnia di bandiera diventa strategico. Alitalia, insieme con Ernest Airlines e Air Italy, è centrale nella sicurezza nazionale, sanitaria ed economica dell’Italia.
TOMMASO BRAIT
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In un articolo del Guardian del 3 aprile, emerge una vera e propria guerra nella corsa dei nuovi armamenti del 2020: le mascherine, i ventilatori polmonari e i test per individuare il virus Sars-CoV-2. Il Guardian racconta come gli Stati Uniti non abbiano tergiversato ad accaparrarsi materiale sanitario destinato ad altre nazioni con qualunque mezzo necessario: aerei cargo già in viaggio per la loro destinazione “dirottati” a suon di dollari.

Anche Israele, come riporta Axios già a metà marzo, utilizza la sua principale agenzia di spionaggio, il Mossad, per reperire materiale medico necessario per affrontare il Covid-19.

Questa è una guerra che l’Italia conosce dal febbraio 2020 quando, nei vari tentativi di approvvigionamento di dispositivi medici per affrontare la pandemia, venivano sequestrati nei vari stati dove transitavano per raggiungere l’Italia. Germania, Olanda e Slovacchia non hanno esitato ad appropriarsi di spedizioni di materiale medico destinato all’Italia – transitante nel loro territorio – per le proprie esigenze nazionali. 

Le compagnie aeree europee hanno a terra quasi il settantacinque per cento delle loro flotte

Alla luce di ciò, il governo italiano ha incominciato a importare materiale medico utilizzando esclusivamente vettori nazionali senza scali intermedi, evitando così indebite interferenze. 

Non solo vanno affrontate le problematiche sanitarie ma anche le implicazioni economiche del Covid-19, anch’esse devastanti. Il settore del trasporto aereo è, insieme al turismo, quello maggiormente colpito dal coronavirus. La totalità delle compagnie aeree europee ha non meno del 75 per cento della flotta aerea a terra, con punte del cento per cento di EasyJet e del 95 per cento di Lufthansa.

Questo grounding non solo sta erodendo le finanze dei vettori aerei, ma anche le economie nazionali di stati che si affidano al trasporto aereo per l’operatività delle aziende e dei sistemi di approvvigionamento a più alto valore aggiunto. Per non parlare del funzionamento delle istituzioni. Solo le nazioni dotate di un vettore di bandiera “tradizionale” sono riuscite a organizzare veri e propri ponti aerei per far rientrare i loro cittadini bloccati in differenti parti del mondo a causa dell’improvvisa mancanza di collegamenti aerei.

In questa situazione non si può certo fare affidamento a una società come Ryanair – mossa unicamente dal profitto a qualunque costo, senza esitazioni a violare le più basilari regole del diritto commerciale, del lavoro e del libero mercato – per il rimpatrio di milioni di persone rimaste bloccate in giro per il mondo.

Gli italiani sparsi fuori dall’Europa sono stati riportati a casa unicamente dai nostri vettori nazionali, Alitalia in primis, mentre i tedeschi da Lufthansa, i britannici da British Airways e Virgin Atlantic, i polacchi da LOT (fra le altre cose organizzando voli dedicati solo e unicamente a cittadini e residenti polacchi con l’operazione #LOTdoDomu).

Tutto ciò ha portato a una presa di consapevolezza del loro ruolo essenziale delle compagnie di bandiera e conseguentemente a una vera e propria corsa alle “nazionalizzazioni” vere o de facto. Questo perché s’è reso palese, anche ai paladini del libero mercato a tutti costi – mai veramente esistito in Europa – dell’importanza strategica di un vettore nazionale.

Ad esempio, l’inflessibile – con i prestiti ponte ad Alitalia – Germania ha in parte già erogato un aiuto finanziario ai suoi campioni nazionali Lufthansa, Condor e TUI di 7,24 miliardi di euro complessivi, di cui solo 4,86 miliardi di euro per Lufthansa in forma di linee di credito garantite dal bilancio federale e kurzarbeit per 87.000 degli oltre centomila dipendenti (una sorta di CIG tedesca).

La pubblicità della compagnia polacca LOT sui voli speciali per riportare in Polonia i cittadini polacchi all’estero

La rigorosa Olanda, già azionista al 14 per cento di Air France-KLM insieme allo stato francese, che possiede una quota analoga, sta approntando con i “nostri” cugini d’oltralpe una nazionalizzazione del gruppo del valore di 6,5 miliardi di euro.

Il Regno Unito è pronto a valutare aiuti complessivi per circa 8,54 miliardi di euro, oltre a quelli già erogati a British Airways di 1,25 miliardi di euro in garanzie di credito e 256 milioni di euro di misure di sostegno al reddito. Il tutto per un totale di poco superiore ai dieci miliardi di euro.

Il Belgio, non avendo più il controllo del suo vettore nazionale, Brussels Airlines, di proprietà al cento per cento del gruppo Lufthansa, ha deciso di nazionalizzarlo senza alcuna compensazione per il vettore tedesco, con un’iniezione di duecento milioni di euro salvandola dal fallimento. 

Anche il governo italiano ha preso le misure necessarie per mettere in sicurezza il settore, stanziando una cifra complessiva di cinquecento milioni di euro.

Infatti, il ministro alle attività produttive Stefano Patuanelli già il 19 marzo dichiarava durante la trasmissione Porta a porta che il governo è pronto a fare quanto necessario per la creazione di una new company che diventi il campione nazionale del trasporto aereo.

È quindi opinione del governo Conte che bisogna attivare le misure necessarie per stabilizzare il settore del trasporto aereo alla luce del suo ruolo fondamentale nella sicurezza sanitaria, economica e nazionale. 

Anche le associazioni sindacali – come ha dichiarato il segretario nazionale della Uil Trasporti, Ivan Viglietti – chiedono, in sintonia con il governo, la costituzione di una new company che permetta di riunire i vettori del trasporto nazionale come Ernest Airlines, Air Italy e Alitalia in una gestione aziendale non legata all’attuale palude commissariale inefficace e impotente, senza alcun orizzonte gestionale strategico.

È opinione diffusa all’interno delle associazioni professionali che tematiche fondamentali come la continuità territoriale, i voli intercontinentali e i voli cargo per gli approvvigionamenti essenziali del “Sistema Italia” non possano essere lasciate a vettori stranieri con altre priorità.

I primi provvedimenti per la new company devono passare attraverso misure emergenziali che, pur nel rispetto del diritto societario italiano, permettano una veloce ripartenza di un vettore unico nazionale in grado di far fronte alle sfide, sempre più dinamiche e strategiche, del mondo trans e post Covid-19. 

La creazione di un polo strategico efficiente e con una massa critica importante permetterebbe di avere a disposizione il know how di professionisti delle operazioni volo – piloti e tecnici manutentori – di società come Alitalia e Ernest Airlines che si trovano in questo momento in un percorso commissariale anche a causa del Covid-19.

I sindacati chiedono la creazione una nuova compagnia nazionale che metta insieme Alitalia, Air Italy e Ernest Airlines

Un ruolo di rilievo può averlo il settore di lungo raggio di Air Italy, che fornirebbe un apporto fondamentale alle operazioni volo di lungo raggio che un nuovo vettore nazionale deve assolutamente incrementare per poter diventare un player di successo. 

Questo consolidamento metterebbe in sicurezza il mercato del trasporto aereo italiano, fino a oggi alla mercede di vettori low cost stranieri che lo hanno cannibalizzato – anche grazie a soldi pubblici, tramite gli incentivi delle società aeroportuali – portando profitti, tasse e passeggeri all’estero.

Per un’operazione di tale importanza, sarà necessario individuare manager con un’esperienza internazionale e un track record di successo nel trasporto aereo, ai quali affiancare una classe dirigente giovane e dinamica, facilmente individuabile nelle eccellenti Business Schools delle università italiane come Luiss e Bocconi.

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Covid-19, la grande sfida nei cieli ultima modifica: 2020-04-05T17:53:58+02:00 da TOMMASO BRAIT

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1 commento

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Giovanni Mauro 6 Aprile 2020 a 14:34

Cosa c’entra la gestione commissariale con le inefficienze endemiche di Az caro Tommaso, il contribuente è perfettamente a conoscenza che Alitalia, AirItaly ed Ernest non sono mai stati sul mercato Covid-19 o meno. Non buttiamola in caciara con i rimpatri: anche Neos e BPA hanno effettuato tanti voli di rimpatrio e EZY/FR hanno messo a disposizione uomini e mezzi basati in Italia per qualsiasi evenienza.

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