Covid-19 e primarie dem. Show must go on

Nonostante la pandemia, si vota in Wisconsin. Mentre altri stati rinviano le elezioni tra le sanzioni dell’establishment democratico. E all’orizzonte crescono i dubbi sulle elezioni di novembre.
MARCO MICHIELI
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Martedì 7 aprile si vota in Wisconsin per scegliere, tra le altre cose, il candidato democratico alla Casa Bianca. Infatti, nonostante il coronavirus, lo stato del Midwest ha deciso di non fermare il processo elettorale. Una scelta criticata da molti ma che non sembra per ora far cambiare idea alle autorità locali.

Le elezioni primarie dei partiti infatti si tengono di solito assieme ad altre competizioni elettorali per ridurre i costi e stimolare la partecipazione. E in Wisconsin domani si voterà per scegliere anche un giudice della corte suprema statale, il cui mandato è di dieci anni. In questo stato infatti per la scelta di questa carica si procede con un’elezione chiamata non-partisan vote. In questo caso i candidati non hanno infatti alcuna etichetta politica (per quanto sia riconoscibile il loro orientamento).

Il governatore democratico Tony Evers ha chiesto alla legislatura dello stato di approvare la possibilità di votare via posta

Il giudice in carica che deve affrontare la rielezione è Daniel Kelly, un repubblicano. La sfidante è Jill Karofsky, una democratica liberal che ha ottenuto il sostegno di Bernie Sanders. I conservatori hanno dal 2008 la maggioranza dei voti della corte suprema statale (cinque contro due). La vittoria di Karofsky però potrebbe ridurre la differenza e aprire la strada per la riconquista liberal della corte alle prossime elezioni del 2023. La corte suprema statale è stata molto attiva in questi anni, a sostegno dell’attività dell’ex governatore repubblicano Scott Walker. Walker, che si era candidato alla primarie repubblicane del 2016, è noto per avere realizzato una legge che limitava fortemente la contrattazione collettiva dei sindacati. 

Questa è la ragione “locale” per la quale il governatore democratico Tony Evers non vorrebbe posporre le elezioni. Tuttavia dai sindaci ai vertici del partito democratico statale, molti hanno chiesto che le elezioni vengano rinviate. Anche il senatore Sanders si è espresso in questo senso, mentre l’ex vice-presidente Joe Biden ha dichiarato che si tratta di una decisione dello stato. I repubblicani invece vorrebbero che si votasse. Sulla scia delle pressioni Evers – che ha imposto il lockdown al Wisconsin – ha richiesto alla legislatura statale di decidere per un’elezione via posta, da tenersi tra il 19 e il 26 maggio.

C’è anche un tema politico nazionale. Il Wisconsin è uno degli stati che nel 2016 votarono per Trump. Dopo circa trent’anni di voto democratico alle presidenziali, questo stato del Midwest è diventato “rosso”, il colore dei repubblicani, e le probabilità di conquista da parte dei democratici è stata oggetto dei dibattiti tra i differenti candidati.

Molti stati hanno rinviato le primarie democratiche a giugno a causa della pandemia di Covid-19. Il risultato è una perturbazione senza precedenti del calendario elettorale delle primarie e di molte elezioni locali. Questo rinvio potrebbe comportare anche il proseguimento della sfida elettorale tra Joe Biden e Bernie Sanders troppo a ridosso dell’estate, lasciando poco tempo per la campagna elettorale nazionale. Un elemento non da poco vista la visibilità di cui gode Donald Trump in questo momento.

Rinviata di un mese la convenzione democratica che si doveva tenere a luglio, attualmente l’ex vice di Obama può contare su 1217 delegati contro i 914 di Sanders. E rimangono ancora molti stati importanti in gioco – Ohio, Georgia, Pennsylvania, New York, Louisiana – per raggiungere la soglia dei 1991 delegati necessari per la nomination. E in questa situazione alcuni stati potrebbero anche affrontare delle penalità – leggi riduzione di delegati – per aver cambiato data delle primarie (New York e Louisiana hanno sposato le primarie al 23 giugno, dopo la data limite del 9 giugno).

Un problema di regole che potrebbe avere delle conseguenze anche per i candidati. Le regole infatti stabiliscono che i candidati che fanno campagna in stati che hanno posposto le primarie dopo la date del 9 giugno potrebbero non ottenere alcun delegato da quello stato. Ora nessuno dei due candidati sta facendo campagna elettorale diretta in questi stati. Ma evidentemente tra pubblicità, volantini, trasmissioni podcast e video è facile che entrambi stiano violando le regole definite dal Democratic National Committee (Dnc).

Per Joe Biden la convenzione democratica di agosto potrebbe tenersi anche in forma virtuale

Il Dnc preme infatti per non cambiare le date e implementare il voto via posta. E per incentivare questa scelta i dem si sono offerti di ripagare le spese sostenute dagli stati per far fronte a questa situazione. C’è anche una preoccupazione crescente tra la classe politica dem che la situazione imprevedibile del coronavirus possa protrarsi fino alle elezioni di novembre. Per questa ragione la senatrice Amy Klobuchar aveva presentato un disegno di legge da inserire nel pacchetto di salvataggio appena varato per fornire tutti gli strumenti necessari per la realizzazione del voto via posta.

Proprio perché la corsa dei candidati democratici sembra destinata a durare molto, crescono le pressioni attorno a Bernie Sanders. Anche se il senatore del Vermont rimane in gara, ha dichiarato via Skype durante il Late Night with Seth Meyers che “in effetti il percorso verso una vittoria è molto stretto”. Non c’è infatti al momento alcun stato con un numero di delegati rilevanti in cui Bernie Sanders sia in testa. Anzi. La distanza con Biden è tra i venti e i trenta punti. Molti dicono che è matematicamente impossibile per il senatore del Vermont vincere. Quindi, per il bene del partito, farebbe bene a ritirarsi, proseguono, e sostenere Joe Biden.

Queste voci non sembrano arrivare solo dal campo avverso al senatore del Vermont. Il Washington Post ha pubblicato un articolo sulle differenze di posizioni all’interno della campagna elettorale di Sanders sul tema. Secondo le fonti del Post, il manager della campagna di Sanders, Faiz Shakir e la deputata Pramila Jayapal, una dei leader dell’ala progressista alla Camera, sarebberero tra quelli che hanno chiesto a Sanders di abbandonare la corsa. Altri, come Jeff Weaver, coordinatore della campagna del 2016 e consigliere di Bernie, pur sostenendo che la vittoria è impossibile, gli hanno suggerito di rimanere in croce per poter negoziare meglio con Biden.

Anche se non è detto che altre soluzioni appaiano. In tempi di coronavirus, la presenza quotidiana di Donald Trump, che ha visto aumentare anche la propria popolarità, potrebbe essere un ulteriore ostacolo per i democratici. Anche il frontrunner, Joe Biden, fatica a stare dietro al presidente. È per questo che qualcuno ha cominciato a parlare di soluzioni alternative. Il nome più citato è quello del governatore di New York Andrew Cuomo. Che fino ad oggi ha sempre risposto no ai giornalisti che gli chiedevano se avesse ambizioni presidenziali. La sovraesposizione quotidiana del governatore lo sta infatti proiettando sulla scena nazionale come la “voce del buon senso”.

Il coronavirus non ha solo stravolto il calendario delle primarie democratiche presidenziali. A novembre infatti si voterà anche per il rinnovo della Camera dei rappresentanti e per un terzo dei senatori. Molti candidati repubblicani e democratici devono sottoporsi a primarie in vista di novembre. Il Covid-19 ha quindi avuto un impatto su un gran numero di processi elettorali.

Attualmente la Camera dei rappresentanti è in mani democratiche dopo le elezioni di Midterm del 2018 mentre il Senato è repubblicano. I democratici per invertire i rapporti di forza dovrebbero vincere almeno tre-quattro senatori e non perderne. Soprattutto quella del senato è una competizione rilevante: un’eventuale vittoria democratica alle presidenziali ma una sconfitta al senato potrebbe rendere il nuovo presidente un’anatra zoppa. Gran parte del dibattito tra Biden e Sanders ha ruotato attorno a chi ha maggior probabilità di vincere Camera e Senato.

Per la corsa senatoriale i seggi in gioco sono ventitré per repubblicani e dodici per i democratici

Secondo FiveThirtyEight, attualmente i democratici avrebbero risultati leggermente migliori in quelle competizioni senatoriali più incerte. In quei seggi cioè che i democratici devono vincere ai repubblicani per poter avere la maggioranza. Due seggi che i democratici puntano a vincere sono in Colorado e Maine. In questi stati infatti Donald Trump ha perso le elezioni nel 2016. Il Colorado poi ha una tradizione democratica. Nel Maine la senatrice repubblicana in carica, Susan Colins, è stata sempre considerata come una delle voci moderate del campo repubblicano. Ha votato con altri contro la riforma di Trump che avrebbe spazzato via l’Obamacare. E in questi anni è stata oggetto delle pressioni democratiche in occasioni di voti rilevanti. Ma a molti non è piaciuto il suo sostegno a Trump all’epoca del voto sul Brett Kavanaugh, il giudice della Corte suprema accusato di molestie sessuali.

Ma i democratici sembrano avere delle possibilità anche in altri stati. Crystal Ball, il sito che si occupa di sondaggi, ha recentemente spostato l’Arizona da “gara in bilico” a “tendenza democratica” e non è il solo caso:

Le piene implicazioni politiche di questa crisi in corso [coronavirus] non sono ancora del tutto chiare, e nessuno sa veramente come proseguirà la pandemia o quanto durerà o quali saranno le conseguenze per l’economia e se può esserci un ritorno per novembre. Ma le conversazioni questa settimana con quasi una dozzina di strateghi e sondaggisti repubblicani hanno messo in rilevo un certo allarme rispetto a Trump che per molti versi non è adatto a gestire una risposta così ampia di un governo di cui non si fida. Il presidente non rischia solo le proprie prospettive di rielezione ma anche quelle di molti senatori repubblicani.

Ovviamente mancano ancora molti mesi e tutto può accadere. Però ad oggi lo scenario politico è più aperto che mai. 

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Covid-19 e primarie dem. Show must go on ultima modifica: 2020-04-06T15:06:34+02:00 da MARCO MICHIELI

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