Bonhoeffer, il pastore che si batté contro Hitler

Il 9 aprile del 1945 veniva impiccato il teologo luterano nel campo di concentramento di Flossenbürg, pochi giorni prima della fine della guerra, insieme all’ammiraglio Canaris, per espresso ordine del Führer.
scritto da GIOVANNI INNAMORATI
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Il 9 aprile 1945, dunque esattamente settantacinque anni fa, veniva giustiziato nel lager di Flossenburg Dietrich Bonhoeffer, pastore luterano che si oppose al regime nazista, profondo e innovativo teologo, e tra i pionieri del movimento ecumenico. In quello stesso giorno veniva ucciso il fratello di Bonhoeffer, Klaus e i cognati, Hans von Donhany e Ruediger Schleicher, più direttamente coinvolti nel fallito attentato ad Hitler del 20 luglio 1944, così come anche l’ammiraglio Wilhelm Canaris, tra gli organizzatori dell’attentato nel Wolfsschanze veniva impiccato in quel tragico 9 aprile.

Il tremendo tributo di sangue della famiglia Bonhoeffer avrebbe potuto essere ancora più pesante: anche Eberhard Bethge, marito di Renate, figlia Ruediger Schleicher e Ursula Bonhoeffer ed intimo amico di Dietrich era stato arrestato, ma l’udienza del processo fu fissata al 12 maggio. Il suicidio di Hitler il 30 aprile e la capitolazione l’1 maggio, lo salvarono.

Dietrich Bonhoeffer con degli studenti nel 1932

Agli inizi dell’aprile 1945, le truppe Alleate provenienti da ovest avevano superato il fiume Elba, mentre l’Armata Rossa, da est aveva ampiamente oltrepassato l’Oder-Neisse, ed era in pieno territorio tedesco. Per Hitler la guerra era ampiamente persa e in quel momento era iniziata la corsa tra russi e anglo-americani a giungere per primi a Berlino. Era questa l’unica cosa da decidere: quale bandiera avrebbe sventolato sui Reichstag, se la rossa dell’Unione sovietica, oppure quella a stelle e strisce e la Union Jack.

Eppure Hitler in quei primi giorni di aprile si affrettò a ordinare di uccidere i quattromila detenuti politici. Questo atto mi ha sempre fatto pensare ai sacrifici rituali dei satrapi orientali, che al momento della loro morte si facevano seppellire con centinaia di prigionieri di guerra trucidati per l’occasione. Per certi versi la decisione del dittatore era coerente con altre precedenti. Dopo la disfatta di Stalingrado, quando si era capito che la guerra sul fronte orientale era persa, il regime fece accelerare l’Endloesung, la Soluzione finale, cioè lo sterminio del maggior numero possibile di ebrei.

Similmente dopo lo sbarco in Normandia degli anglo-americani nel giugno 1944 e dopo lo sfondamento di questi ultimi in tutte le linee difensive tedesche, con l’ingresso sul territorio tedesco, Hitler ordinò che nella ritirata dell’esercito tedesco dovesse essere rasa al suolo l’intera Germania, bruciando campi, distruggendo ponti e fabbriche, per non lasciare nulla al nemico. Ordine non eseguito per la fortuna della successiva Germania. Il suo ministro degli armamenti, Albert Speer, ha raccontato che Hitler aveva affermato che la Germania non gli doveva sopravvivere.

Questi passaggi storici rendevano profetiche le parole pronunciate da Dietrich Bonhoeffer nel febbraio 1933, quando Hitler stava per andare al potere, ricevendo l’incarico di cancelliere. In un discorso radiofonico che venne immediatamente interrotto, il giovane pastore protestante aveva affermato che Hitler non era un Capo (Fuehrer) bensì un Seduttore (Verfuehrer), parola che nella Bibbia indica Satana. Ed effettivamente per la Germania Hitler rappresentò non solo un Seduttore ma anche Satana, il Faust a cui il paese aveva venduto la propria anima.

Bonhoeffer era nato nel 1906 in una colta famiglia berlinese. Il padre Karl era un importante psichiatra e docente universitario e la madre, Paula von Hase, una delle poche donne laureate, benché dedicò la propria vita ad allevare i suoi nove figli. Quando nel 1924 manifesta l’intenzione di diventare pastore, lascia tutti i familiari sorpresi, anche se la mamma era assai devota. Inizia quindi un periodo di studio a Berlino, Tuebingen fino ad avere l’abilitazione in teologia e ad iniziare l’attività pastorale, a cui segue l’impegno diretto nel nascente movimento ecumenico con l‘assunzione di incarichi. In questi anni lavora a Barcellona, New York, compie viaggi in Inghilterra e a Roma, di cui rimane folgorato.

Ma è l’avvento del nazismo a gettare non solo la Germania ma anche la chiesa luterana nello scompiglio. Bonhoeffer si opponeva al movimento guidato da Hitler sottolineandone gli aspetti profondamente anti-cristiani e pagani. L’1 febbraio 1933 è la trasmissione radiofonica sui “cambiamenti del concetto di Capo” (Fuehrerbegriff) che lo rese noto e inviso al regime.

Dopo poche settimane, ad aprile, scoppia la querelle sul Paragrafo ariano. Il nuovo regime pretende che esso si applichi anche alle chiese, vale a dire che esse avrebbero dovuto introdurre una clausola interna in base alla quale le persone di origine ebraica non avrebbero potuto diventare pastori. La chiesa cattolica aveva appena concluso un concordato che la escludeva da norme statali e quindi da questa clausola, che divenne oggetto del contendere nella chiesa luterana.

Alla fine dopo una lunga disputa interna, prevale l’ala dei “cristiani tedeschi”, favorevoli al regime, ed il paragrafo ariano fu adottato. Bonhoeffer che si era opposto fieramente a questa scelta, rifiutò un posto da pastore a Berlino, per solidarietà con quanti erano stati allontanati per la loro origine ebraica, e andò a Londra a guidare una comunità di lingua tedesca. Inoltre compì numerosi passi nell’ambito del movimento ecumenico per sensibilizzare le altre chiese cristiane europee.

Infine l’anno dopo, con la Dichiarazione di Barmen nel maggio 1934, di opposizione al nazismo, nacque la Chiesa Confessante. Bonhoeffer tornò in Germania a dirigere un seminario clandestino per la formazione dei pastori della Chiesa Confessante, prima a Zingst e poi a Finkenwalde. In questi anni si intrecciano l’attività teologica, con scritti come Sequela o La vita Comune, quella di direttore del seminario di Finkenwalde, di contatti con il mondo ecumenico (diversi sono i viaggi all’estero) e di aiuto alla sotterranea opposizione al regime, compreso l’aiuto a diverse famiglie ebree per lasciare la Germania per la Svizzera.

Dietrich Bonhoeffer sul ponte di una nave diretta a New York (1939)

Nel 1937 la Gestapo mise fuori legge la Chiesa Confessante e a settembre chiuse il seminario di Finkenwalde. Bonhoeffer fu bandito dalla città di Berlino e l’anno dopo, il 9 settembre 1940, gli venne vietato di parlare in pubblico ed imposto di notificare i propri spostamenti alla polizia di Schlawe, sua residenza ufficiale. Drammatica la scelta che gli si pose davanti nell’estate 1939: a giugno era andato a New York dove avrebbe potuto guidare una comunità luterana di lingua tedesca, ma a luglio decise di tornare in patria. E una volta giuntovi si avvicinò ancora di più al movimento di opposizione clandestina al nazismo che faceva capo a Canaris, al generale Hans Oster e al cognato Dohnany. 

Proprio la sua attività di aiuto alle famiglie ebree è la causa del suo arresto il 5 aprile 1943. Bonhoeffer è imprigionato in un carcere militare a Tegel, alla periferia di Berlino e l’indagine che lo riguarda si protrae con sempre nuovi rinvii, senza nessun reale progresso.

È in questo periodo che inizia una fitta corrispondenza in parte legale, e quindi controllata dalle autorità del carcere, in parte clandestina, attraverso alcuni agenti dello stesso penitenziario. L’amico Bethge nel dopoguerra raccoglierà le lettere non andate disperse nel volume Resistenza e Resa (Wiederstand und Ergebung). In queste Bonhoeffer sviluppa ulteriormente la propria teologia, superando sia la teologia liberale di Harnack che quella di Karl Barh. Bonhoffer osserva che i progressi della scienza e di altri campi del sapere umano rendono sempre meno “necessario” Dio per spiegare il mondo, ma anche alcune scelte etiche. La religione, intesa in questo senso, diventa sempre meno necessaria e così pian piano verrà meno l’uomo religioso, così come lo si è conosciuto nelle epoche precedenti.

Ma questa non è una realtà negativa. Tuttavia, si domanda in una lettera del 30 aprile 1944:

Che cosa significa ciò per il cristianesimo? Vengono scalzate le fondamenta dell’intero nostro “cristianesimo” quale è stato finora, e noi “religiosamente” potremo raggiungere soltanto qualche “cavaliere solitario” o qualche persona intellettualmente disonesta. Dovrebbero essere questi i pochi eletti’?

Le domande dunque sono

[…] come parliamo di Dio senza religione, cioè appunto senza i presupposti storicamente condizionati della metafisica, dell’interiorità, ecc…? Come parliamo “mondanamente” di Dio, come siamo cristiani “non religiosi-mondani”, come ci sentiamo chiamati senza considerarci religiosamente favoriti, ma piuttosto in tutto e per tutto appartenenti al mondo? Cristo allora non è più oggetto della religione, ma qualcosa di totalmente diverso, veramente il signore del mondo.

Il cristianesimo è allora una sequela di Gesù nella fedeltà al mondo e alla storia, a cominciare dal qui ed ora, a cominciare dall’impegno nella società umana. Una intuizione che le teologie della secolarizzazione svilupparono solo anni dopo, nel Secondo Dopoguerra, anche in ambito cattolico dopo il Concilio Vaticano II.

Dopo il fallito attentato del 20 luglio 1944 le cose cambiano. Non solo c’è una ondata di arresti nei riguardi dei cospiratori, ma si stringono le maglie anche per chi è già in carcere, compreso Bonhoeffer, il cui capo d’accusa è ora trasformato in alto tradimento.

Le lettere si diradano e l’ultima dal carcere di Tegel è del 28 agosto; poi più nulla fino ad una, brevissima, ai genitori, del 28 dicembre e all’ultima del 15 gennaio 1945 dal carcere della Gestapo di Prinz-Albrecht Strasse, nei cui sotterranei era stato trasferito l’8 ottobre. Luogo in cui anche altri oppositori, compresi i suoi congiunti, furono rinchiusi e torturati. Dal giorno di quel trasferimento la famiglie non seppe più nulla di Dietrich e del suo destino, fino a diversi mesi dopo la fine della guerra.

Ad aprile 1945 ecco il terribile ordine di Hitler, quello della mattanza di tutti coloro che gli si erano opposti. Dopo diversi trasferimenti iniziati già a febbraio (a Buchenwald, Regensburg, a Schoenberg) domenica 8 aprile Bonhoeffer viene portato a Flossenburg, dove nella notte si riunisce la corte marziale che lo condanna a morte, condanna che viene eseguita il giorno dopo. Il corpo viene cremato e le ceneri disperse, come quelle di Canaris, Oster, uccisi nello stesso luogo e giorno.

Concluso il conflitto, con la Germania rasa al suolo – paradossalmente secondo i desideri di Hitler – Eberhard Bethge inizia non solo la raccolta delle lettere di Dietrich, ma prima ancora la ricostruzione dei suoi ultimi giorni, condensata in un breve saggio pubblicato anche nell’edizione italiana di Resistenza e Resa. Desta emozione il resoconto della sua ultima domenica, l’8 aprile, Domenica in Albis, cioè quella successiva alla Pasqua.

Dietrich Bonhoeffer nella prigione di Tegel nel luglio del 1944

Bonhoffer è provvisoriamente tenuto prigioniero in un immobile a Schoenberg, in Baviera, in attesa di una destinazione per essere processato dalla corte marziale. È assieme ad altri detenuti politici, oppositori del Fuehrer con le loro famiglie, ma anche a due soldati inglesi e a uno russo, Vassili Kokorin, con cui Bonhoeffer aveva stretto un legame di simpatia.

Essendo pastore gli viene chiesto di guidare una preghiera domenicale, al che Dietrich con un gesto di delicatezza osserva che la maggior parte dei prigionieri presenti sono cattolici, oltre al russo che è ortodosso e gli inglesi anglicani: non vuole imporre un tipo di preghiera non sentita. Ma sono proprio i cattolici e Kokorin a insistere perché guidi la preghiera: e Dietrich tiene il suo ultimo sermone in una preghiera ecumenica, ciò per cui aveva speso i primi anni della sua vita. 

La fiducia totale in Dio, presente sempre più marcatamente nelle lettere dal carcere dopo il luglio 1944, è emerge negli ultimi momenti di vita di questa grande figura del Novecento europeo, come sono stati raccontati dal medico del campo, H. M. Lunding:

[…] attraverso la porta semiaperta di una stanza delle baracche vidi che il pastore Bonhoeffer, prima di svestire gli abiti da prigioniero, si inginocchiò in profonda preghiera con il suo Signore. La preghiera così devota e profonda di quell’uomo straordinariamente simpatico mi ha scosso profondamente. Anche al luogo del supplizio egli fece una breve preghiera, quindi salì coraggioso e rassegnato il patibolo. La morte giunse dopo pochi secondi. Nella mia attività medica di quasi cinquant’anni non ho mai visto un uomo morire con tanta fiducia in Dio.

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Bonhoeffer, il pastore che si batté contro Hitler ultima modifica: 2020-04-08T17:00:39+02:00 da GIOVANNI INNAMORATI

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