Attali, un libro contro il “coprifuoco della mente”

In tempi di Covid-19 il nuovo libro dell’economista francese è un prezioso elenco di libri, musica, film e di musei da visitare (sullo schermo del nostro Pc) per “passare un’esistenza bella, buona e felice”.
scritto da MARIO GAZZERI
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Per chi, in questo lungo periodo di isolamento in casa, desidera evitare di farsi sopraffare dalla noia (o, ancor peggio, dai ricordi), c’è un libro che può aiutare ad accendere un qualche interesse, illuminando un poco questa clausura che rischia di degenerare in un coprifuoco della mente. Pubblicato l’anno scorso, il libro è qualcosa meno di un saggio ma molto più di un divertissement di un intellettuale. L’essenziale, questo il titolo del libro scritto dall’economista Jacques Attali, già consigliere di stato di François Mitterrand, è un prezioso elenco, corredato dalle fulminanti chiose dell’autore, dei libri, delle poesie da leggere e della musica da ascoltare nonché dei musei da visitare (sullo schermo del nostro pc) e dei film da vedere (alla tv) per poter dire di “passare un’esistenza bella, buona e felice”.

Non abbiamo bisogno di molte cose per sopravvivere, ce ne servono invece solo alcune, essenziali per vivere

sostiene Attali che, nella prima parte del libro (tradotto con scrupolosa precisione da Anna Maria Foli), si fa interprete del timore di come l’eccessiva abbondanza di informazioni digitali di cui oggi disponiamo possa allontanare dalla frequentazione diretta dell’essenziale.

Credo che non sarebbe difficile dimostrare che oggi meno dell’un per cento degli abitanti del pianeta ha sentito parlare di un decimo delle opere che cito in questo libro,

scrive Attali.

Nella seconda parte del suo lavoro, l’autore procede ad un’elencazione e ad una sistematica catalogazione delle principali opere (letterarie, artistiche, musicali e via dicendo) indicando le “prime dieci opere essenziali” e proponendo, di seguito, una seconda lista più allargata di trenta opere e infine un più vasto elenco delle prime cento. Denominatore comune di queste quasi scientifiche catalogazioni è l’unicità dell’ispirazione artistica, letteraria e musicale ancorché declinata in mille diversi idiomi e nel contesto di altrettante culture ed identità nazionali.

“Le persone esigenti sono infelici: nulla riesce a soddisfarle”: la citazione di Jean de La Fontaine precede le prime compilazioni che vedono al primo posto dei primi dieci romanzi La storia di Genji dell’undicesimo secolo (tradotta pochi anni fa dal giapponese all’italiano dalla studiosa Maria Teresa Orsi) definito da Attali “un poema epico che narra l’universalità dei sentimenti umani”. Poi il Don Chisciotte di Cervantes (“per assaporare questo testo bisogna aprirlo a caso e leggerne venti pagine”) e quindi le Fiabe dei fratelli Grimm (“la migliore per me è Il pifferaio magico che la dice lunga su quanto la specie umana sia potenzialmente mostruosa”, chiosa Attali). Poi Dumas, Melville, Flaubert, Tolstoj e, infine, Céline, Garcia Marquez e Albert Cohen.

Le scelte fatte da Jacques Attali sono indubbiamente istruttive anche se spesso singolari al punto da provocare curiosità o addirittura sconcerto nel lettore meno avveduto o semplicemente non dotato di quella enciclopedica ed universale cultura umanistica di cui l’economista francese vuol fornire costanti prove nelle duecentocinquanta pagine del suo libro. Sfiora a volte il dubbio che, in certe sue discutibili scelte, l’autore sia mosso anche da un vago e forse inconsapevole desiderio di épater les bourgeois.

Proseguendo nell’elenco dei romanzi essenziali scopriamo che il David Copperfield di Dickens supera di una lunghezza nientemeno che il Dostoievskij dei Fratelli Karamazov e che, con raffinato senso della sorpresa, Attali cita Michail Bulgakov (ma per il racconto Morfina e non per Il maestro e Margherita) che “arranca” diverse posizioni dietro Selma Lagerlof.

Degli italiani si citano in particolare Italo Svevo per La coscienza di Zeno (“un capolavoro assoluto”), Luigi Pirandello (per Novelle per un anno e per i Sei personaggi in cerca d’autore) e Dino Buzzati per i racconti e per Il deserto dei Tartari, forse il romanzo italiano più amato in Francia (“uno stile sontuoso, frasi da togliere il fiato. Il romanzo dell’attesa..”). E poi, ovviamente, Dante (ma solo per la prima cantica, L’inferno, della Divina Commedia).

Economista, Attali è stato consigliere speciale ed eminenza grigia del presidente socialista François Mitterrand.

Il senso critico e l’autonomia di giudizio di Attali sono naturalmente fuori discussione ma, per quanto riguarda la musica, scopriamo che dopo Bach, Mozart, Beethoven, Bellini (Casta diva cantata da Maria Callas, e in questo caso chi potrebbe mai eccepire??) troviamo il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Serghieij Rachmaninov, scelta che lascia perplessi ma, spiega Attali,

[…] lo ascolto quando mi sento malinconico o sommerso da una preoccupazione. Musica della consolazione, perché prende dal livello più basso e innalza a quello più alto.

Al decimo posto (probabilmente un’altra consolazione) The White Album dei Beatles. Nelle retrovie troviamo La serenata di Franz Schubert (“il famosissimo lied cantato da Barbara Hendricks”). Viene a questo punto il dubbio che l’autore non abbia mai ascoltato i lieder di Schubert cantati da Cheryl Studer!

Quanto ai film essenziali, svetta al primo posto Il grande dittatore di Charlie Chaplin, seguito nelle piazze d’onore da Quarto potere, di Orson Welles e da Vogliamo vivere!, un film di Ernst Lubitsch del 1942. Bene gli italiani, con Ladri di biciclette di Vittorio de Sica al quinto posto (“Lo smarrimento dell’Italia del dopoguerra visto attraverso gli occhi di un bambino con freddo realismo”) e Morte a Venezia di Luchino Visconti, in ottava posizione (“in questo film è tutto geniale: la fotografia, la musica, i dialoghi, i costumi, la recitazione”).

Meno prevedibile l’elenco delle “Dieci opere essenziali” che vede al primo posto il Museo antropologico di Xalapa (Messico), seguito dal Busto di Jayavarman al Museo nazionale di Phnome Penh (Cambogia). Terzo posto per l’Ultima Cena di Leonardo nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano. Ma sono proprio queste “sorprese” che rendono assolutamente interessante il libro di Attali. Il compito dell’intellettuale consiste anche nello sparigliare le carte, nel mettere in discussione le memorabilia della tradizione consolidata occidentale e nel rovesciare il tavolo delle certezze.

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Attali, un libro contro il “coprifuoco della mente” ultima modifica: 2020-04-09T11:03:20+02:00 da MARIO GAZZERI

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