Covid-19. Apartheid per i vecchi? No grazie

scritto da ADRIANA VIGNERI
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Gli anziani (ai sensi del Covid-19, si è anziani dai 65 in su) sono un po’ scocciati, ultimamente. Parlo di quelli che godono di buona salute e vorrebbero godersi ancora un po’ di vita. Tutti gli anziani sono sotto sotto ancora dei ragazzini. O sono dei ragazzini di ritorno. Si sentono dire due, tre volte al giorno che sono candidati a morire facilmente (oddio, tanto facilmente no, in realtà, questo è un virus malefico anche per il “come”); che sono più soggetti di altri a contrarre il virus; che non possono decidere autonomamente di correre il rischio, perché intaserebbero gli ospedali.

Ora che si comincia a parlare di allentare le regole degli arresti domiciliari, si sentono dire che tutti gli altri potranno iniziare a muoversi, loro no.

L’unica consolazione per un ottantenne è che i sessantacinquenni sono trattati come loro. Agli ottantenni non gioverebbe a nulla avere ancora soltanto settant’anni. Del resto, in questa materia è tutto relativo. Degli amici mi hanno raccontato che – mentre erano in strada a Trieste, in compagnia di Boris Pahor (l’autore di Necropoli, centenario) – passa una bella donna e Pahor dice: peccato non avere ancora ottant’anni!

A questo accerchiamento gli anziani reagiscono come possono. Si inventano argomenti per ottenere anche loro un po’ di libertà. Il primo argomento, forse il più sentito, si fonda sulla qualità della loro vita, sostengono che essendo necessariamente breve, è ancora più preziosa, e quindi si dovrebbe poterla godere pienamente, per quanto possibile.

“La mia vita è più preziosa proprio perché è breve, lasciatemi vivere”. Che cosa dici a una persona che ragiona così?

Altre argomentazioni si fondano su quella che possiamo chiamare la negazione dell’età e dei suoi effetti. Reclamano la propria buona salute. Non vogliono essere discriminati perché vecchi, ma semmai perché malati (diabete, insufficienza respiratoria, pressione alta, cardiopatie varie). E poiché malati non sono, perché debbono essere penalizzati?

Questo è l’aspetto più penoso della questione: parli con un medico, e ti dice che a te “pare” di stare come quando avevi cinquanta o sessant’anni, ma non è così. I tuoi organi non sono più nuovi o così così, sono logorati, non reagiscono agli attacchi come un tempo. Quindi resta vero che sei più fragile, e che intasi gli ospedali (nelle nostre rianimazioni non c’è posto per tutti) e impedisci a coloro che hanno una più lunga prospettiva di vita di essere adeguatamente curati.

E quindi?

Cerchiamo di ragionare. Come ci siamo comportati noi europei di fronte al virus? Abbiamo curato tutti, anche gli anziani (tralasciamo le vicende di alcune case di riposo… che, se accertate, fanno parte degli errori umani o di una colpevole trascuratezza, e non di una linea di azione intenzionale, almeno così crediamo). Abbiamo respinto la posizione assunta, e poi abbandonata, da chi (BoJo, Trump) voleva raggiungere la cosiddetta immunità di gregge – che si ottiene con le vaccinazioni – lasciando il virus a fare il suo mestiere. Si sarebbero persi molti anziani e qualche altro soggetto, più debole di altri, alleggerendo le spese sanitarie e altre spese (pensioni) e ottenendo una società più sana e solida.

Queste posizioni (che non si ha poi il coraggio di applicare effettivamente) non ci appartengono. Ci fanno orrore.

E allora, non è contraddittorio curare tutti indipendentemente dall’età e poi discriminare chi è più fragile (perché dobbiamo riconoscere che la maggiore fragilità esiste)? Perché impedire agli anziani di assumersi le proprie responsabilità, e di godersi quel po’ di vita che resta loro?

La risposta è una soltanto: perché gli ospedali non sono adeguatamente attrezzati per accogliere tutti coloro che potrebbero ammalarsi. Ci hanno ampiamente spiegato che noi abbiamo un posto di terapia intensiva ogni dodicimila persone, la Germania ha un posto di terapia intensiva ogni 2.800 persone. 

Ma è giusto far pagare agli anziani questa situazione? Il guaio è che il momento della libera uscita non pare poi così vicino. Abbiamo tempo ancora di riflettere, riflettere, riflettere.

Covid-19. Apartheid per i vecchi? No grazie ultima modifica: 2020-04-10T18:26:25+02:00 da ADRIANA VIGNERI

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