Ciao Beppe. L’addio al nostro amico e collega Zaccaria

È morto a Belgrado, inviato speciale di lungo corso per grandi giornali e ultimamente collaboratore della nostra rivista.
scritto da YTALI
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È morto nelle prime ore del mattino di Pasqua. A Belgrado, la città dove risiedeva, il centro principale dei Balcani, il mondo dov’era di casa ormai da molto tempo, un mondo che conosceva come pochi e che ha raccontato con begli articoli, precisi e coinvolgenti. Articoli anche per la nostra rivista, di cui è stato tra i primi sostenitori e collaboratori.
Giuseppe “Beppe” Zaccaria era nato a Bari, anche la mia città, nel 1950. Capitava di iniziare le nostre conversazioni con battute in barese – lui lo sapeva bene, io facevo finta di saperlo, e mi correggeva – e sui baresi. Beppe era molto simpatico e spiritoso, amante della vita e delle cose buone della vita.
L’avevo conosciuto al “Messaggero”, negli anni Settanta, io un vorrei-essere-giornalista, lui già cronista affermato, con i suoi rayban e i suoi giubbotti, portamento imponente, destinato a una brillante carriera di inviato speciale. Ci siamo persi di vista fino a che, complice Mario Gazzeri, ci siamo incontrati a Roma, proprio mentre “ytali” era ai suoi inizi. È stato tra i primi a crederci, e a darci una mano. E per noi è stato anche il riconoscimento da parte di uno stimato collega di lungo corso che la rivista funzionava e poteva diventare qualcosa d’importante.
Beppe era sposato con Annamaria e aveva due figli, Domenico e Paolo. Prima del “Messaggero”, aveva lavorato al “Giornale” con Montanelli. Dopo il “Messaggero” sarebbe andato alla “Stampa”. Prima corrispondente da Napoli dove segue i processi di camorra e poi a Palermo dove s’occupa di mafia. Agli esteri arriverà nel 1989 con la deposizione di Ceausescu in Romania. Poi seguirà il conflitto nei Balcani. Il suo libro “Noi, criminali di guerra. Storie vere della ex Jugoslavia” sarà acquisito dal Tribunale internazionale dell’Aja per i crimini di guerra. Aveva intervistato Slobodan Milošević poco prima dell’uscita di scena.
Seguirà poi le due guerre del Golfo, le rivolte in Indonesia, i massacri a Timor Est e la prima Intifada palestinese.
Nel 2000 riceve dal presidente Carlo Azeglio Ciampi il Saint Vincent per il giornalismo.
[Guido Moltedo]

TI RICORDO CARO AMICO di MARIO GAZZERI

Ti ricordo caro amico
nella nostra amata Serbia,
nel tormentato Kosovo, nelle chiacchiere nei bar di Roma a viale Regina Margherita.
Tu, l’eterna sigaretta in bocca, noi e la nostra disordinata vita,
noi e le guerre jugoslave,
e la comune memoria
di eventi diventati storia…
Ora in un mondo piegato
da un’epidemia,
te ne sei andato nell’alba
livida di una deserta Pasqua.
Addio mio caro amico,
Giuseppe Zaccaria


Nell’immagine di testa Slobodan Milošević e Giuseppe Zaccaria dopo l’intervista a La Stampa nel maggio del 2000, la sola fatta a un giornale straniero nell’arco di quasi un decennio. (Foto La Stampa)

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Ciao Beppe. L’addio al nostro amico e collega Zaccaria ultima modifica: 2020-04-13T17:54:33+02:00 da YTALI

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